giovedì 22 febbraio 2018

Non sono scappata... ma ho "galleggiato" un po'!

Ragazzi, che fatica...
Si sente spesso dire che servirebbero delle giornate da quarantotto ore. Oh, gente, quanto è vero!
Tra il lavoro e la famiglia non riesco praticamente più a trovare il tempo (e, quando quest'ultimo finalmente si fa vivo, le energie) per produrre qualcosa. L'ultimo post sul blog risale a due mesi fa (abbondanti); uno dei propositi di inizio anno era stato di scrivere di più, e invece ho a malapena trovato lo stimolo per un breve racconto da proporre a un contest nella mia zona a cui tenevo particolarmente, per il resto calma piatta; senza contare l'influenza devastante che mi ha colpito proprio durante le feste natalizie (la febbre è arrivata il giorno di Natale e ho iniziato a stare sufficientemente bene all'Epifania... quando si dice la legge di Murphy in azione...).
Insomma, un disastro su tutta la linea.

Fortunatamente almeno le letture proseguono. Anzi, in questo momento sto leggendo una raccolta di racconti davvero interessante. Avevo abbandonato la letteratura d'oltreoceano per un certo periodo, concentrandomi maggiormente sulle produzioni nostrane; ma ora ho voluto testare un autore che da anni volevo leggere ma che, alla fine, avevo sempre rimandato. Il libro è 20th Century Ghosts, di Joe Hill. Figlio, per chi non lo sapesse, del grande King. E devo dire che ha preso molto dal padre, anzi, in certi passaggi l'allievo pare quasi superare il maestro. Sono solo a metà strada, ma quello che ho visto finora mi piace davvero molto.

Parlando di King, nel frattempo ho finalmente visto anche io la versione di Muschietti di IT. Con due bambini piccoli mi è risultato difficile andare a vederlo al cinema, quindi ho pazientemente atteso l'uscita in Blu-ray. Ringraziando profusamente il servizio Prime di Amazon, nel giro di 24 ore l'ambito cofanetto era tra le mie mani! E devo dire che me lo sono proprio gustato.

Volete la mia opinione? Beh, secondo me è una grandiosa trasposizione.

Ho visto molti discutere sull'annoso dilemma: meglio Curry o Skarsgård? Meglio i vecchi Perdenti o i nuovi? Secondo me è una domanda che non può avere risposta. A dividere le due versioni ci sono troppe cose. Prima di tutto ventisette anni. Gli effetti speciali si sono evoluti in maniera esponenziale, ovvio che, almeno dal punto di vista puramente visivo, la versione moderna sia più spettacolare. Inoltre quella del 90 era una miniserie, pensata per il piccolo schermo e non per il cinema.
Per quanto riguarda la recitazione, io sono una fan sfegatata di Curry; secondo me è un grande attore, dotato di una mimica favolosa e di uno sguardo penetrante, caratteristica importante quando si vuole interpretare un mostro come Pennywise; ma anche Skarsgård  ha dato secondo me prova di grande abilità recitativa; lo "scherzo" dell'occhio ballerino disturba, rende il volto del clown ancora più inquietante. Ecco, forse trovo il nuovo Penny troppo sopra le righe, spesso il suo tono è forse eccessivamente acuto, quasi ridicolo; ma d'altro canto è anche giusto, in fondo lui è un clown, e un clown deve (o almeno dovrebbe, a me hanno sempre fatto un po' senso) far ridere. Poco importa che il suo vero scopo sia banchettare con bambini innocenti; in fondo, quello che importa è entrare nella parte, no?

Arriviamo ai Perdenti. Anche qui, io adoravo Johnatan Brandis. Bill Denbrough per me ha sempre avuto e sempre avrà il suo volto. Ma ho trovato la recitazione di alcuni dei nuovi cuccioli (specialmente Bill, Eddie e Richie) davvero fantastica, per nulla stereotipata, anzi. In ogni caso, anche qui un vero e proprio confronto con le "vecchie glorie" mi sembra inutile; i tempi sono cambiati, sono passati molti anni nella realtà così come nel tempo della narrazione. La miniserie era ambientata nel tempo del romanzo, quindi negli anni cinquanta; ma qui i Perdenti sono (ehi, già; praticamente sono all'incirca miei coscritti!) ragazzini degli anni ottanta, per forza di cose devono essere diversi; hanno altri atteggiamenti, altre idee, altre problematiche. Una Beverly come quest'ultima negli anni cinquanta sarebbe suonata un po' anacronistica, almeno a mio avviso.

Insomma, se devo dare un mio giudizio, il film di Muschietti mi è davvero piaciuto. Ben fatto, per certi versi più aderente al romanzo rispetto alla miniserie. Mi spiace solo un po' che non abbiano mantenuto, come invece aveva fatto la pellicola anni novanta, la struttura narrativa che alternava le scene con i Perdenti bambini a quelle con i Perdenti adulti. Ma va bene.

Piccola postilla,; in classe, con i miei ragazzi di prima, abbiamo parlato di King (li sto anche interrogando sulla sua vita e il suo stile narrativo, e in molti mi stanno dando delle gran soddisfazioni, che bello!); molti hanno visto il film quindi ne abbiamo discusso; ma la cosa migliore è che alcuni, che hanno ammesso di non leggere mai nulla ("zero assoluto") si sono detti curiosi e molto probabilmente prenderanno uno dei suoi libri e inizieranno a leggerlo.
Io ho sempre letto molto, fin da bambina. Ma IT è stato il libro che mi ha aperto un mondo nuovo; presente quando dicono "Qual è il libro che hai letto e che ti ha cambiato la vita?"? Beh, per me è stato IT. Se Penny e i Perdenti  potessero cambiare la vita (quanto meno dal punto di vista letterario) anche dei miei splendidi ragazzi, sarebbe una coincidenza meravigliosa!
Alla prossima!

mercoledì 6 dicembre 2017

Zucchero Filato Volante - una favola con una spruzzatina di horror

Buon pomeriggio a tutti!

Eccomi con un nuovo libro da consigliarvi. 

Chi mi segue da un po' avrà notato che le mie "recensioni" (che chiamo così, sapete bene, solo per comodità; in realtà non mi reputo così in gamba da poter essere definita un recensore vero e proprio) sono sempre, in misura minore o maggiore, comunque positive. Il fatto è che non amo particolarmente enumerare i difetti delle altrui opere. 
Quindi, certo, mi sono capitate per le mani storie che non mi hanno entusiasmato o, peggio, che proprio mi hanno disgustato o annoiato a morte. Ma quelle opere, semplicemente, non le vedrete qui. 
Preferisco essere consigliera piuttosto che giudice, quindi, come dire: se un libro compare tra queste pagine, significa che, almeno un po', mi è piaciuto. 

Tornando a noi... per continuare una bella (almeno a mio avviso) abitudine, il nostro viaggio prosegue su strade italiche. Ho letto anche, contemporaneamente al libro di cui vi voglio parlare, un romanzo di scrittore (bravissimo) d'oltreoceano (trattasi di October List, di Jeffery Deaver; ve ne parlerò magari più avanti), ma preferisco soffermarmi su scrittori italiani, magari non così conosciuti come il gigante summenzionato e che quindi meritano un po' di spazio, anche se piccolo come il mio blog, per farsi sentire nel tramestio della folla.

Lo scrittore si chiama Fernando Camilleri (non so se sia parente del più rinomato Andrea... gli chiederò!); il romanzo, edito da Eretica Edizioni, Zucchero Filato Volante.

Come sempre, un filo di trama.
Il protagonista è un ragazzino di undici anni, Felice. La storia si apre proprio su di lui, mentre passeggia tranquillo accanto al bosco e, a un certo punto, fa uno strano incontro: un nano vestito di una camicia gialla e bretelle rosse, che suona un flauto ricavato da un osso umano... L'incontro, inutile dirlo, è un momento cardine che avrà conseguenze importanti sulla vita di Felice (e non solo).

Il protagonista lo abbiamo incontrato, ma il romanzo ruota intorno a molti degli abitanti del paese di Alerte, in cui si svolge la vicenda. Personaggi a volte buoni, a volte meno. E vi anticipo già che, ad Alerte, chi non si comporta troppo bene non fa una fine esaltante...

Per quanto riguarda il piacere puro della lettura, devo dire che nella prima parte non ero del tutto convinta. Bene l'originalità, ma per un po' di pagine tutto mi sembrava un po' troppo strano; sembrava che il nonsense fosse troppo marcato, senza contare che non riuscivo proprio a capire dove la storia volesse andare a parare. Poi, però, qualcosa ha preso a cambiare. Pezzi fondamentali hanno iniziato a unirsi al puzzle e, finalmente, mi sono trovata davvero immersa nella vicenda; davvero incuriosita dai suoi possibili sviluppi. 

Due sono le cose che soprattutto ho gradito in questo romanzo.

La prima, un giusto equilibrio tra lo stile quasi favolesco e il macabro. Ci sono alcune scene che, devo dirlo, mi hanno fatto un po' rabbrividire. E visto che sono un'amante di horror e affini, la cosa non ha potuto che farmi piacere. Parlavo di equilibrio: la parte più gruesome è infatti ben dosata, i brividi (e il raccapriccio, in taluni passaggi) ci sono, ma non tanti da scoraggiare chi, eventualmente, fosse meno interessato di me agli spaventi da fiction. 

La seconda, da un punto di vista tecnico ancora più apprezzabile, è l'arcobaleno di personaggi che popolano la storia. Essi sono ben delineati, ognuno (e sono tanti) con il suo carattere e i suoi tratti distintivi, tanto da permettere al lettore di affezionarsi ad alcuni e detestarne altri (per esempio, non so se fosse nelle intenzioni dell'autore, ma non sono proprio riuscita a digerire quell'ochetta di Roberta... mi farete sapere se la pensate come me!). Tutti i personaggi, comunque, hanno diverse sfaccettature; come nella realtà, nessuno è assolutamente perfetto o pessimo, il che conferisce un tocco di realismo in una storia che, di suo, è impregnata di mistero e irrealtà.

In definitiva, Zucchero Filato Volante mi è sembrato una sorta di favola dark per adulti, che fra le righe accenna anche a un messaggio importante, forse un po' abusato in questi tempi ma sempre e comunque fondamentale: bisogna avere rispetto per l'ambiente che ci circonda. 
Con questo vi saluto, lasciandovi (spero che l'autore non ne abbia a male) stralci di una piccola "favola nella favola", una storia raccontata da uno dei personaggi e che riassume al meglio il concetto appena menzionato (sono solo alcuni brani, quella originale è un po' più lunga). 
Alla prossima!

"Prima della costruzione di Alerte e dell'arrivo dei primi uomini, in questo bosco viveva un folletto... il suo compito era quello di tenere in ordine gli alberi, le foglie, i fiori e tutto ciò che riguardava il bosco. Un giorno, cinque topi, quattro grigi e uno bianco, si trovarono a passare da queste parti e, rimasti estasiati dalla bellezza del posto, decisero di stabilirvisi... trovarono cibo in quantità. Per dormire tutti insieme decisero di scavare una tana, una piccola cavità alla base di un tronco d'albero. All'inizio, i cinque topi si accontentarono del piccolo buco, ma ben presto il topo bianco ritenne che lo spazio non fosse più sufficiente... rosicchiò il legno del tronco così tanto che l'albero morì... e poi un altro e un altro ancora... il folletto infastidito dal comportamento degli animali si rivelò loro e li invitò a essere più rispettosi nei confronti del luogo che li stava ospitando... il topo bianco ricominciò a costruire nuove tane, incurante della salute degli alberi...il folletto si adirò così tanto che decise di eliminare gli ospiti sgraditi. Fece arrivare nel bosco un gufo che in una sola notte mangiò tutti i topi." 

sabato 21 ottobre 2017

Ambrose - Fabio Carta

Buongiorno amici!

Questo per me è un periodo lievemente impegnato a scuola (epperò quanto mi piace il mio lavoro!...), che mi toglie tempo prezioso che normalmente dedico alle letture. Accidenti, sul comodino ho lo stesso libro da più di un mese... speriamo di riuscire a tornare un pochino in carreggiata!

Però diciamo che non è che io abbia proprio abbandonato la parola scritta, tutt'altro. E infatti oggi sono qui a parlarvi della mia ultima lettura felicemente conclusa.

E apro subito con una considerazione. L'universo, probabilmente, vuole comunicarmi qualcosa. Perché proprio io, che in linea generale non sono una grande amante della fantascienza (eccezion fatta per la saga di Star Wars, ma questa è un'altra storia!), negli ultimi periodi continuo a venire risucchiata, a volte per puro caso, dai vortici della science fiction.

Eccomi infatti qui a parlarvi di Ambrose, romanzo fantascientifico (ma non solo) dell'italianissimo Fabio Carta.


Due parole velocissime sulla trama (direttamente dalla quarta di copertina):


Controllore Ausiliario -CA- è uno dei pionieri ad aver sposato la causa della missione Nexus, la frontiera virtuale dove scrivere un nuovo e pacifico capitolo della storia umana. Ma durante la preparazione terapeutica, il suo corpo rimane vittima di danni irreparabili. Logorato dalle metastasi, è costretto a vivere in una speciale tuta eterodiretta da pazzi esaltati che combattono una guerra in bilico tra realtà e spettacolo. Il suo destino è la morte, mentre un suo gemello elettronico continuerà a simulare la sua esistenza nel cyberspazio. L'infelicità di CA subisce unos stravolgimento con la comparsa di Ambrose. Un'entità che si presenta come una rosa stillante ambra, una irriverente voce che lo guida verso sviluppi imprevedibili. Come ribellarsi al proprio destino e scoprire cosa si cela realmente dietro i grandi cambiamenti ai quali l'umanità dovrà far fronte.

Eccoci. Che dire, una storiella proprio semplice semplice...

Premessa. Cosa mi ha indotto a leggere questo libro? Beh, chi mi conosce bene (ma proprio bene) penso possa intuirlo. Anche se non c'entra una beata cippa, sono ovviamente stata intrigata dalla rosa.
Ok, le rose sono belle, certo, ma perché, penserà qualcuno di voi, dovrebbe averti ispirato così tanto?
Possono rispondere tutti coloro che, come me, hanno a cuore (e hanno riletto millemila volte) la saga della Torre Nera. Chi abbia avuto a che fare con il Can'-Ka No Rey e con la floreale rappresentazione della Torre nel mondo umano, nel momento in cui si trova di fronte la descrizione di una "entità che si presenta come una rosa stillante ambra", e insomma, quel minimo di deja-vu (con relativo brivido su per la colonna vertebrale) lo prova, no? ;) 
E quindi, anche se il cervello mi gridava a gran voce "guarda che non c'entra un tubo!", il cuore (unito a un pizzico di nostalgia) ha prevalso e mi sono ritrovata fra le mani questo strano volume.

Perché dico strano? Perché è veramente qualcosa di singolare. Bello, scritto davvero, ma davvero bene, ma particolarissimo.

In realtà, una trama vera e propria non c'è. No, aspetta, mi sono spiegata male. C'è. Ma per certi versi, almeno a mio avviso, è secondaria. Perché qui a farla da padrone non sono tanto gli eventi in sé quando ciò che essi provocano. Emozioni, pensieri, riflessioni su tanti aspetti della vita e del mondo.

L'autore riesce a esprimere tutte queste cose con una scrittura che non ci si aspetta da un (quasi) esordiente. Dico quasi perché questo è già il suo terzo romanzo, ma tutte le sue opere sono molto recenti (il primo, Arma InferoIl Mastro di Forgia, è del 2015). La scrittura è spesso evocativa e davvero molto ricercata. Se devo fare un appunto, posso dire che, in talune parti, è forse fin troppo ricercata. Vi è un uso frequente di terminologia complessa e frasi articolate, che a volte rendono un po' difficile la lettura; non per un cattivo uso delle tecniche narrative, ma per uno zelo forse eccessivo. Questo però ovviamente non è un difetto, solo che alcuni lettori, specie se poco avvezzi ai complessi argomenti affrontati e ai dettagli tecnici sfruttati dalla narrazione (come la sottoscritta) potrebbero magari giudicare l'opera di difficile fruizione.

Un punto sicuramente di merito va all'abilità con cui l'autore è riuscito a collegare in modo perfettamente fluido e verosimile l'ambientazione futuristica con l'attualità. Ci sono continui riferimenti alla Jihad e al Califfato, per esempio (causa scatenante della guerra che ha devastato la Terra... abbastanza inquietante...); si parla di social e forum (e il fatto che ci sia un raffronto fra la vita vera e quella virtuale può essere forse un collegamento ulteriore con il presente, con quella dipendenza dalla tecnologia, dai social innanzi tutto, che sembrano a volte rubare il tempo, come se la falsa vita fatta di bit fosse migliore di quella "vera"). 
Tutti questi collegamenti rendono più facile (e allo stesso tempo, in certi frangenti, angosciante) immedesimarsi nella storia, semplificando un processo che il linguaggio un po' ampolloso di cui parlavo prima  rende ostico ai più.

Non solo. Le vicissitudini dello spazionoide CA diventano spesso veicolo ideale per per riflessioni filosofiche sulla vita (e sul suo significato) e sulla religione

Insomma, di carne al fuoco tra queste pagine ne abbiamo parecchia. Io non sono di certo la persona più adatta a farne una recensione come si deve, vista la mia scarsa dimestichezza con il genere; ma come lettrice "profana" non mi è affatto dispiaciuto.

Riassumendo, posso dire che si tratta di un romanzo "tosto", scritto con un linguaggio suggestivo e stilisticamente perfetto ma di certo non semplice, che forse può intimorire all'inizio ma che vale di certo la pena prendere tra le mani.

Alla prossima!

martedì 26 settembre 2017

Inquietamente - la paura, a volte, fa beneficienza

Buongiorno!

Come state? 
Oggi vi propongo una bella raccolta che, oltre a intrattenere con racconti di qualità, fa anche del bene.

Si tratta di Inquietamente, raccolta di 18 racconti horror edita dall'Associazione Hyperion.


E, udite udite, tra quei diciotto trovate anche il mio racconto Alla Luce.

Ma andiamo con ordine.

Il tutto nasce da un concorso indetto da Hyperion lo scorso inverno: scrivere dei racconti che avessero come tema principale la paura. Inizialmente ho voluto provare a partecipare per amicizia, perché da anni, fin dai primi passi che ho mosso nella Tela Nera, ho il piacere di conoscere Ivan  e Sol, rispettivamente presidente e segretario dell'associazione. 

Poi, ho notato anche un altro dettaglio, che mi ha dato la spinta finale.


Il dettaglio era che tutti i proventi della vendita del libro saranno devoluti a favore dell'Ospedale Pediatrico “Gaslini” di Genova.


Quindi, se vorrete acquistare una copia della raccolta (trovate QUI la versione cartacea, QUI l'ebook) non solo farete felice me (e questo può anche passare in secondo piano), ma soprattutto farete qualcosa di concreto per dare una mano a chi ne ha bisogno.

E quindi cosa aspettate? 

Buona lettura!

lunedì 21 agosto 2017

Dimenticami Trovami Sognami - un libro che è davvero un sogno

Buongiorno  a tutti, amici!

Come state? Finalmente il caldo di questa estate interminabile sembra dare una piccola tregua... e ne approfittiamo per chiacchierare di nuovo un po' delle mie ultime letture.

Oggi vi parlo di una vera scoperta. Si tratta di un romanzo che in realtà ho letto una ventina di giorni fa; ma solo ora, di ritorno dalle agognate (e volate, accidenti... già mi manca la mia bella spiaggia...) vacanze al mare, ho il tempo e la testa per parlarne.

Premessa. 
Ho letto il romanzo in questione in quanto fonte ispiratrice di un contest a cui ho partecipato (ma che, ahimè, non ho vinto... i miei "avversari" - no, dai, fa brutto chiamarli così... diciamo i miei "colleghi" - erano troppo bravi) su Minuti Contati. In realtà la lettura non era richiesta per la partecipazione, ma il titolo (Dimenticami Trovami Sognami) mi ispirava fiducia, così l'ho comprato.

Apro un'altra parentesi sui gestori della casa editrice del libro (Zona42). Ho avuto necessità di contattarli per un chiarimento in relazione all'acquisto del romanzo, e devo dire che sono davvero splendidi. Chiusa parentesi.

Comunque, tornando a noi...

Dimenticami Trovami Sognami è un romanzo di fantascienza dell'autore Andrea Viscusi
Anche se, forse, parlare di fantascienza è in questo caso riduttivo. Almeno, per quanto mi riguarda, quella parola evoca navicelle spaziali in orbita, armi futuristiche, alieni e androidi, aridi paesaggi di pianeti lontani o viaggi interstellari. Qui però il discorso è diverso. Il "viaggio" c'è, ma si tratta più di una sorta di viaggio interiore. 
E dell'esplorazione di inimmaginabili possibilità.

Il protagonista è Dorian Berti, aspirante astronauta italiano che viene finalmente scelto per la sua prima missione. La quale, però, non sarà affatto come se l'era immaginata... Dorian non sarà infatti un vero e proprio astronauta, bensì un onironauta. La missione, il misterioso Progetto Milam dell'agenzia ESA, lo terrà letteralmente isolato dal mondo per dodici anni; al suo ritorno, scoprirà quante cose sono cambiate (lui compreso: non è invecchiato di un giorno, ma qualcosa dentro di lui non è più come prima...), quante ne avrebbe potute cambiare... e quante forse può ancora cambiarne. 

Confusi? Immagino. 
La teoria alla base del libro è complessa ma affascinante; e no, non ve la spiego per evitare spoiler, poiché per me una delle gioie di questa lettura è stata proprio scoprirla poco a poco. 
Nel romanzo anche l'amore trova un posto centrale, e viene raccontato come piace a me: sincero e non stucchevole.

Il finale, poi, mi ha lasciato un retrogusto dolceamaro che mi ha fatto rimpiangere di aver raggiunto l'ultima pagina. Non capita molto spesso, ma in quelle rare volte, in quegli attimi preziosi in cui si sente già la mancanza di un romanzo appena dopo la parola "fine", è possibile percepire materialmente la magia di quell'arte meravigliosa chiamata "letteratura".

Passando dalla trama all'aspetto "tecnico", ho apprezzato moltissimo la scrittura di Andrea, che riesce a rendere semplice e scorrevole un romanzo basato su concetti estremamente complicati. Interessante anche la scelta del titolo del libro, che riprende quelli delle tre sezioni in cui il romanzo è suddiviso, per l'appunto Dimenticami, Trovami e Sognami
La prima metà circa del libro (Dimenticami e una parte di Trovami) è bella ma senza fuochi artificiali, che si fanno però sentire poco dopo. Quando la complessa matassa inizia a dipanarsi e il lettore comincia a capire sul serio cosa c'è sotto, ebbene, a quel punto mollare il libro per dedicarsi ad altro diventa davvero difficile. 

Belli i personaggi, molto ben delineati. Il mio preferito è Simona, la fidanzata di Dorian. Non tanto nella prima parte, in cui è un personaggio un po' marginale, quanto nella seconda; qui è facile immedesimarsi in lei, nella sua ricerca di una verità incredibile... 

In conclusione, credo abbiate capito che Dimenticami Trovami Sognami è un romanzo che mi ha colpito parecchio. Ve lo consiglio, che amiate la fantascienza oppure no. 

E poi fatemi sapere se, sul finale, è scesa una lacrimuccia anche a voi...

Alla prossima!