venerdì 3 febbraio 2017

Novità - La Sfida a Roma Caput Zombie

Ciao a tutti amici!
Accidenti, non ci sentiamo da un po'...

Oggi sono qui sotto nuove spoglie (più o meno).
Ricordate, in alcuni vecchi post vi avevo parlato del contest 666 Passi nel Delirio; un contest a cui ho partecipato anche io, e grazie al quale due dei miei racconti sono stati pubblicati in altrettanti ebook (Cuore Trafitto e 1000 e non più 1000). 

Ebbene, ora sono passata dall'altro lato della barricata. Livio Gambarini, che finora ha svolto egregiamente il ruolo di moderatore della sezione del forum La Tela Nera relativa al contest, mi ha lasciato le redini del gioco; al momento ho quindi l'onere (ma soprattutto l'onore) di occuparmi di questo storico contest.

E oggi vi comunico l'uscita della prima raccolta gestita (anche) da me.

Dico "anche" perché questa raccolta è un po' particolare. Sono stati uniti i racconti vincitori della IX Edizione del 666 ai finalisti del contest "La Sfida a Roma Caput Zombie", indetta dal portale Minuti Contati. Per questa collaborazione devo ringraziare Francesco Nucera; da lui è partita l'idea di unire i due contest in un'unica pubblicazione, più corposa ma, come sempre, rigorosamente gratuita

Potete scaricare il libro dai maggiori negozi online, tra cui Amazon, BookRepublic e OmniaBUK.

Fatemi sapere cosa ne pensate. Buona lettura!

giovedì 5 gennaio 2017

*USA Books... and More* -Letteratura - Anne Bradstreet

*LETTERATURA*

Anne Bradstreet


Buon pomeriggio, amici!

Dopo una lunga pausa riesco finalmente a rimettere mano a questa mia rubrica. Ci eravamo lasciati l'ultima volta con l'epilogo della Guerra di Indipendenza Americana e l'elezione di George Washington a primo Presidente.

Oggi vorrei tornare un po' indietro, alla nave Arbella e a John Winthrop; sì, vi ricordate bene, quello del sermone e della "city upon a hill". Tra i passeggeri dell'Arbella c'era, infatti, anche una donna molto particolare. Il suo nome è Anne Bradstreet, ed è particolare perché è stata la prima poetessa americana (o, quanto meno, la prima ad essere pubblicata).

"Se non ci fosse l'inverno, la primavera non sarebbe così
piacevole; se non sperimentassimo mai le avversità,
la prosperità non sarebbe così gradita"
Anne nacque in Inghilterra nel 1612. Suo padre, Thomas Dudley (Bradstreet è il cognome che Anne prese poi da sposata), fece in modo che la figlia avesse un livello di educazione di gran lunga superiore rispetto allo standard delle donne dell'epoca.
A sedici anni Anne sposò Simon Bradstreet, neo laureato a Cambridge; Simon lavorava insieme al padre di lei (erano entrambi alle dipendenze del conte di Lincoln) e condivideva le idee puritane della moglie e della sua famiglia.
L'anno seguente, Simon venne incaricato di gestire la formazione della Massachussets Bay Colony, e nel 1630 tutti si imbarcarono sull'Arbella (curiosità: Arbella era il nome della sorella del conte di Lincoln) alla volta del Nuovo Mondo. 

Si sa poco della vita di Anne nell'America puritana; una cosa sola è certa: fu molto dura.
Oltre alla fatica di vivere immersi nella wilderness, in un paese sconosciuto e ancora selvaggio, nel suo caso si aggiungeva una salute cagionevole a causa di una febbre reumatica avuta da piccola.
Ebbe otto figli e per otto volte rischiò di morire di parto. Nonostante tutto, lottò con le unghie e con i denti e non si arrese mai. Nemmeno quando la sua fede iniziò a vacillare.
Le dure condizioni di vita, la solitudine, l'abisso che divideva quelle terre con gli agi e il lusso cui era abituata in Inghilterra, furono macigni scagliati contro la sua fede, da sempre fervida: iniziò a pensare che Dio non li avesse seguiti in quelle nuove lande, a dubitare della veridicità delle Scritture, perché sentiva di non aver mai visto nessun vero miracolo e di non poter essere sicura che quelli di cui aveva sentito parlare non fossero menzogne.
Ma alla fine si convinse di nuovo dell'esistenza di Dio. A convincerla furono non solo i suoi studi, ma anche ciò che poteva vedere con i suoi stessi occhi: le "opere meravigliose" che lei poteva vedere intorno a sé, "l'ordine di tutte le cose, notte e giorno, estate e inverno, primavera e autunno".
Il Divino espresso dalla Natura che la circondava. 

Le sue poesie sono dunque molto intime e delicate. Personalmente non amo la poesia, nel migliore dei casi la trovo noiosa e distante (questione di gusti; pochi sono i poeti che mi piacciono, e quasi tutti li troverete, nel tempo, in questa rubrica).
Ma le poesie di Anne Bradstreet hanno qualcosa che me le ha sempre fatte amare.

Voglio condividere con voi la mia preferita. Una poesia semplice, che non vuole esplorare complicati concetti filosofici o metafisici. Semplicemente, una dichiarazione d'amore verso l'uomo che ha sposato. Semplice e personale, ma a mio avviso bellissima:

To My Dear and Loving Husband

If ever two were one, then surely we.
If ever man were loved by wife, then thee;
If ever wife was happy in a man,
Compare with me ye women if you can.
I prize thy love more than whole mines of gold,
Or all the riches that the East doth hold.
My love is such that rivers cannot quench,
Nor ought but love from thee give recompense.
Thy love is such I can no way repay;
The heavens reward thee manifold, I pray.
Then while we live, in love let’s so persever,
That when we live no more we may live ever.

(Al mio caro e affettuoso marito

Se mai due furono uno, noi di certo.
Se mai marito sia da moglie amato, tu lo sei;
se mai moglie fu lieta del marito,
confrontatevi, donne, con me, se potete.
Ho in pregio l'amor tuo più che miniere d'oro
o di quante ricchezze l'Oriente possiede.
L'amor mio è tale che i fiumi non possono spegnerlo,
né altro se non l'amor tuo potrebbe ricompensarlo.
L'amor tuo è tale che mai potrei ripagarlo:
prego il cielo che te ne rimeriti in molti modi.
Allora, mentre viviamo, nell'amore perseveriamo,
sì che quando più non vivremo, si viva per sempre. )

Cosa ne dite?

Nella speranza che questo post vi sia piaciuto, vi do appuntamento alla prossima puntata!
See you soon!

giovedì 15 dicembre 2016

Novità - Stazione Idrometrica_Tra Sogno e Realtà

Amici! Buon pomeriggio!

Oggi sono particolarmente felice di essere qui a scrivervi. Un progetto a cui ho lavorato qualche tempo fa ha finalmente visto la luce, e ci terrei molto a farvelo conoscere.

Piccola premessa. Chi non abita a Santhià o comunque nelle sue vicinanze forse non ne ha mai sentito parlare, ma nella mia città esiste un edificio molto particolare. 
Si chiama Stazione Idrometrica.

(dal sito santhiaturismo.it)
A poca distanza dal centro di Santhià, l’ex stazione idrometrica sperimentale è  un importante tassello della storia cittadina e un manufatto di ingegneria idraulica unico nel suo genere
La nostra città si trova infatti al centro di un’importante rete di canali, che attingendo le acque dalla Dora Baltea e dal Po, si diramano nelle campagne fornendo acqua per l’irrigazione dei campi e creando energia elettrica tramite diverse centrali idroelettriche.
Con l’entrata in funzione del grandioso Canale Cavour, inaugurato nel 1866, e delle sue successive diramazioni, si fece pressante la necessità di regolare la quantità di acqua destinata ai vari canali in modo da evitare liti tra l’ente erogatore e gli utenti o tra gli utenti stessi.
La stazione idrometrica fu quindi realizzata per misurare le portate dei diversi canali [...]
L’elegante e raffinata palazzina della centrale è costruita sulla sponda destra del Naviglio di Ivrea. Esso ospitava gli ingegneri che ivi lavoravano e studiavano. Dal punto di vista architettonico si presenta come un tipico esempio di architettura industriale di inizio XX secolo, con influenze liberty ed eclettiche. La palazzina è affiancata da un’elegante torretta, su tre livelli, sempre costruita secondo lo stile di fine secolo, che ospita il vano scale.[...]

Purtroppo la Stazione è rimasta in funzione solo per poco tempo e oggi, poverina, è tenuta in uno stato di pressoché totale abbandono. Nonostante questo il suo fascino architettonico è innegabile. 

Per questo l'associazione fotografica Fotographià ha deciso di dedicarle un intero libro, per far conoscere al maggior numero di persone, e quindi valorizzare, un capolavoro di ingegneria e architettura che non gode della considerazione che invece meriterebbe. Si tratta di un libro pieno di (belle) fotografie, ovviamente; ma con una particolarità. Gli amici dell'associazione volevano che le immagini fossero collegate da un racconto, da una storia ambientata alla Stazione che facesse da filo conduttore.
E io ho avuto la fortuna di poterne essere l'autrice!


All'inizio non sapevo bene come fare. Cosa avrei potuto scrivere? Come fare per accompagnare il lettore tra una foto e l'altra, senza annoiarlo e rimanendo legata al territorio?
Poi mi sono ricordata di una cosa...
Quando ero bambina, e la guardavo oltre i tetti delle case, dal balcone della mia camera, credevo che la palazzina centrale fosse un castello disabitato, un luogo fuori dal tempo, popolato di misteri... e ho pensato di usare quello come ispirazione e filo conduttore. 
Non posso esprimere giudizi sul risultato, ma io mi sono appassionata (e affezionata) ai miei personaggi e alla loro piccola avventura nella Stazione Idrometrica di Santhià. 
Per quanto riguarda il racconto in sé, ho tra l'altro un doveroso ringraziamento da fare: grazie mille a Livio Gambarini, che si è offerto di fare da beta reader, dandomi preziosi consigli. 

Tornando al libro, vi garantisco che le foto sono davvero belle. E, giuro, non lo dico perché sono di parte, anche se conosco personalmente i fotografi che hanno partecipato! ;) In effetti, tra loro, per esempio, uno è un mio amico da tempi immemorabili; mentre un altro... beh, è il mio caro marito! E, scherzi a parte, questo è un altro dettaglio che mi rende questo piccolo grande libro particolarmente caro. Lavorare insieme a lui per questo progetto è stata davvero una magnifica esperienza. Ringrazio quindi Fotographià che mi ha permesso di farlo.

Il libro si può richiedere direttamente all'associazione (oppure chiedete a me!). 

Grazie e alla prossima!




sabato 26 novembre 2016

L'Età delle Certezze Fragili + Intervista

 Ciao amici!

Eccomi di nuovo qui, a parlarvi della mia ultima lettura.
Si tratta di un romanzo un po’ malinconico, a dirla tutta, che non rientra nei canoni di solito da me prediletti, ma che comunque mi ha fatto molto piacere incontrare per la via.

Il libro si intitola L'Età delle Certezze Fragili.
L’autrice, Giorgia Primavera, affronta tra le sue pagine un tema delicato, uno di quelli di cui spesso non si parla perché ancora considerato tabù, quasi una cosa di cui vergognarsi; quello stravolgimento dei sensi e della vita di ogni donna che conosciamo con il nome, diciamocelo, decisamente poco poetico di menopausa.

La protagonista è una donna che ha appena toccato questo, chiamiamolo, «traguardo» dell’esistenza; nel corso della narrazione viviamo dunque insieme a lei tutti i cambiamenti che questa nuova situazione porta con sé: il desiderio di riportare indietro le lancette della vecchiaia, esplicitato nella decisione di sottoporsi a qualche intervento di chirurgia plastica; la fine della passione per il suo attuale compagno di vita; la curiosità per una relazione a distanza con uno sconosciuto scozzese.

Man mano che la lettura prosegue, però, vengono alla luce molti segreti del passato della protagonista, e le sue vicende sono accompagnate da eventi inattesi e da alcuni veri e propri colpi di scena. Nel romanzo c’è infatti anche il posto per altre storie; storie di gigolò per necessità; storie di personaggi con incontri un po’ troppo ravvicinati con trafficanti di droga senza scrupoli; storie di traffici di organi e di eroi improvvisati.

Il tutto scritto con una bella prosa, a tratti molto delicata, in altri piuttosto cruda, ma sempre fluida e piacevole. Soprattutto, scritto con una «voce umana»: con questo intendo che il testo non tratta il discorso in maniera distante, astratta; tutt’altro. Noi lettori ci sentiamo vicini a Viola e alla sua quotidianità, la vediamo quasi come un’amica che abbia deciso di confidarsi con noi. Insomma, un libro che mi sento di consigliare, anche se, vi avviso, vi lascerà addosso un certo velo di malinconia…

Però oggi non mi fermo qui. Oltre a parlarvi di «L’età delle certezze fragili» vi posso offrire una piccola chicca, una simpatica intervista che Olimpia Petruzzella ha rivolto all’autrice, Giorgia Primavera. 

Buona lettura e alla prossima!


1) Parlare di menopausa e di crisi di mezza età femminile è sicuramente una scelta coraggiosa, specie in una società maschilista come quella in cui viviamo. Come mai questa scelta?
In effetti non è stata solo una mia scelta, ma una decisione concordata con la casa editrice.
Avevo proposto loro un testo e ritenevano che i “punti forti” fossero i cenni al vissuto della menopausa. Essendo, poi, Edizione Clandestine, un editore dedito a tematiche politiche e sociali anche scomode, abbiamo concordato una riscrittura del testo, prendendo quel tema come fulcro.

2) Viola è un personaggio incredibilmente umano. C’è qualcosa dell’autrice nel
personaggio o è completamente inventato?
Non credo proprio mi somigli. Ho, purtroppo, un carattere più irruento e reattivo, mentre Viola è più pacata e riflessiva.

3) La storia di Ernesto mi ha colpita molto. Perché la scelta di inserire il tema del traffico di organi in una storia già così delicata?
Mi piaceva il contrasto che si veniva a creare ed era un’orrenda pratica delinquenziale che mi aveva colpito molto.

4) Come mai la scelta di ambientare la storia in provincia, a Massa?
Avrei comunque ambientato la storia in provincia, perché conosco bene quella realtà, e la mia bella città prossima al mare, elemento imprescindibile, mi è parsa adatta.

5) Tutta la storia è ben costruita e fortemente intrecciata, eppure in qualche modo
sembra scritta quasi a ‘episodi’. Come mai questa scelta stilistica?
Ti ringrazio per la cortesia con la quale mi muovi una critica velata. Sì, hai ragione! Traspare, forse, il fatto che l’ho scritta con discontinuità, per motivi lavorativi e familiari. Purtroppo accade sempre qualcosa che interrompe e, quando riprendi, scrivi una nuova
puntata...

6) L’età delle certezze fragili per te qual è, e cosa rappresenta?
Un tempo si chiamava crisi di mezz’età. È quel periodo in cui fai conti con il fatto che stai andando incontro alla parabola discendente della vita, una fase dolorosa che va accettata, ma che la cultura giovanilista imperante, non consente di metabolizzare come un tempo. Bisogna invecchiare atletici e perfetti nell’immaginario collettivo quasi volessimo esorcizzare il declino. Ma non è così che funziona davvero.

7) Il rapporto tra genitori e figli è sempre delicato. Rachele cosa vuole veramente da sua
madre?
Credo che la domanda sia “che cosa vuole ora Rachele dalla madre”, perché i figli attraversano fasi diverse, momenti di egoismo ma anche di grande altruismo. Rachele è in un periodo in cui è concentrata solo su se stessa. Non escluderei che cambi atteggiamento in seguito e ritorni sinceramente affettuosa.

8) Giorgia Primavera ha nuovi progetti letterari? E soprattutto la storia di Viola è
davvero finita?
Sì, la storia di Viola è finita. Ora voglio dedicarmi a un romanzo che tratti temi animalisti, problematizzandoli. Ovvero scriverne senza il piglio della vegana fondamentalista, ma dando comunque voce alle sofferenze inutili che causiamo alle altre specie.

martedì 1 novembre 2016

Sono Fermo, MI Muovo

Un buongiorno a tutti, cari amici del blog.

Oggi vi vorrei parlare di uno dei libri più particolari che io abbia avuto modo di leggere negli ultimi tempi. Non è un romanzo; non è una guida turistica, né un’autobiografia e nemmeno un saggio. Per dirla in breve, è tutte queste cose messe insieme.

Si intitola Sono Fermo, Mi Muovo, nato dalla penna di Gianluca Giusti. Gianluca è un informatore scientifico. Già; non fa lo scrittore di mestiere. Ma Sono Fermo, Mi Muovo non è il suo primo libro. E scoprirlo, per me, è stata una folgorazione; appassionata come sono di leggende metropolitane e bufale varie, per anni socia del Cicap, con diversi libri di Massimo Polidoro, J.H. Brunvand e Lorenzo Montali nella libreria, imbattermi per puro caso in qualcuno come Gianluca, che ha pubblicato lavori a difesa della ragione e contro pseudoscienze e fanatismi del complotto, è stato come trovare una vecchia, gradita conoscenza. 
Per questo, ma non solo, sono felice di parlarvi qui del suo ultimo lavoro.

Che, come vi dicevo prima, è un po’ un ibrido di tante cose. 

Potremmo chiamarlo romanzo, perché c’è una storia. Quella dello stesso Gianluca, che ci racconta di una strana settimana in cui, in compagnia di un misterioso Lord inglese (chi sarà?), viaggia per le strade della sua città, Montecatini Terme.
Quindi possiamo anche chiamarlo guida turistica: approfittando dei «giri» per la città, Gianluca ci guida attraverso la geografia e la storia di questo centro abitato che, sinceramente, mi è davvero venuta voglia di visitare.
Dicevamo che è anche una sorta di autobiografia: Gianluca infatti non ci fornisce solo nozioni enciclopediche su Montecatini; si sofferma anche sul proprio passato, sugli infiniti modi in cui la sua vita si è legata alle strade e agli edifici della sua città.
E infine è anche un saggio, un testo che in diversi punti approfondisce argomenti disparati (i presunti complotti delle case farmaceutiche, gli allarmismi riguardanti le vaccinazioni, i problemi del Bel Paese, e molti altri).

Quindi, vedete, c’è un bel calderone di elementi. Un «minestrone» come questo, diciamocelo, potrebbe risultare indigesto. In questo caso, invece, per fortuna non è così.
Lo stile narrativo dell’autore è fresco, simpatico, in grado spesso di strappare un sorriso. E riesce a catturare l’attenzione del lettore. Quando ci racconta la storia di Montecatini ci sembra di essere veramente lì con lui. Noi siamo Wilson, il misterioso Lord inglese che, senza mai pronunciare una sola parola, lo segue in questo viaggio immaginario nella memoria, nel passato, presente e futuro di una città che l’autore, è palese, ama profondamente. 

Mi sono piaciuti in particolare alcuni momenti. Per esempio quando richiama alla memoria la Montecatini dei tempi andati. A un certo punto della narrazione si scopre immerso in una visione del passato; diversi personaggi storici gli passano accanto nelle vie piene di «signore col cappello e l’ombrellino». A un certo punto sente il tram «scarrellare» dietro di sé, e per un attimo anche a noi pare di sentirlo.

Beh, penso di aver reso l’idea. Questo libro mi è piaciuto, e pure parecchio. Tanto che sicuramente andrò alla ricerca degli altri lavori di questo autore che per me è stata davvero una piacevole scoperta.

Alla prossima!

(Link Amazon)