martedì 28 marzo 2017

Oscuramente / La Mente Non Oscura. Perché è sempre meglio fare luce...

Buongiorno amici!
Come state?

Rieccomi qui a consigliarvi una bella lettura. Anzi, due. Se ricordate, qualche tempo fa vi avevo parlato di Sono Fermo, Mi Muovo, un libro particolare di un autore che ho scoperto da poco ma che già apprezzo molto, Gianluca Giusti. In quel post avevo espresso il mio giubilo nel venire a conoscenza che Gianluca è un debunker, una di quelle persone che, armato di tanto studio, conoscenze approfondite e un po' di sano buon senso (che non guasta mai, ma che ultimamente sembra essersi un po' diluito tra le fila dei social network) tenta di scardinare falsi miti e credenze che, se a volte ci fanno solo fare la figura degli sciocchi creduloni, altre volte possono portare a comportamenti potenzialmente dannosi (non voglio aprire qui una parentesi che non si chiuderebbe mai e che, già lo so, porterebbe solo tanta polemica che, tra queste pagine, non voglio... ma un esempio eclatante è quello del presunto legame vaccini-autismo di cui tanto si parla di questi tempi...).

Tornando a noi. Quando ho scoperto la bibliografia di Gianluca Giusti ho subito pensato che avrei voluto leggere i suoi libri. E quindi eccomi qui, complice una bella intervista che l'amica Olimpia Petruzzella gli ha recentemente rivolto (e che troverete in fondo al post).
Inutile dire che ho semplicemente divorato entrambi i saggi di cui vi parlo oggi.

Ora, non vorrei fare spoiler, e rovinarvi il gusto di scoprire la risposta alla domanda del sottotitolo... beh, la tiro ancora un po' alla lunga...
attenzione...
se non volete sapere nulla saltate al paragrafo relativo al secondo libro...
sto per dirvelo...
occhio...
arriva... ebbene... beh, diciamo che in realtà, dato che già sopra vi ho detto che Giusti è un debunker, la risposta dovrebbe essere palese. Ebbene... No, signori. Non è affatto vero. Questa del 10% è una delle tante, colossali e intramontabili bufale in circolazione.
Il bello dei debunker, però (e il motivo per cui è tanto piacevole leggere un libro come questo), è che al contrario di quelli che invece le bufale le fanno volentieri circolare, forniscono spiegazioni dettagliate e scientifiche, prove inconfutabili e quanto mai evidenti di ciò che dicono. 
Ed è proprio questo che fa Giusti in questo libro. Lui spiega. Non pretende che gli crediamo e basta. Ci dice perché dobbiamo credergli. E lo fa con un piglio spesso spiritoso, con immagini che strappano un sorriso e con un linguaggio colloquiale, tanto da farci pensare che non stiamo leggendo un libro, ma che siamo al baretto del paese e che Gianluca sia lì a chiacchierare con noi con un bel bicchiere di birra in mano (un esempio è questa citazione: "L'essere umano utilizza al 100% le sue funzioni cerebrali [...] Questo vale per tutti, anche per quelle persone di cui avremmo sicuramente detto il contrario". Ma ci sono punti decisamente esilaranti, che lascio alla vostra scoperta).
Non mancano inoltre riferimenti ad altri argomenti spesso oggetto di false credenze, come gli oroscopi, o a personaggi tanto famosi quanto inaffidabili come Gustavo Rol o Uri Geller.

La Mente Non Oscura, il secondo libro che vi propongo, ha un registro un po' più formale. Non mancano le battute, ma sono un po' più limitate rispetto al primo. Quello che colpisce qui è l'estrema cura per i dettagli, per la precisione.
In questo saggio, Gianluca Giusti esplora diversi miti ruotanti intorno al concetto di "mente". L'ipnosi, la psicologia della persuasione, gli inganni della mente e così via.  Per esempio: vi è mai capitato di sentire alla tele (o leggere su internet) di bande di ladri che ipnotizzano il malcapitato di turno (di solito commesso di negozio o cassiere di banca), il quale senza nemmeno rendersene conto consegna una bella fetta di soldoni nelle mani dei malintenzionati? Oppure, avete mai giocato al Lotto i numeri ritardatari per la loro maggiore probabilità di uscire? Bene, in questo libro troverete riferimenti specifici a questi e altri miti della mente e della sua interazione con il mondo. 

Troverete anche una breve spiegazione di meccanica quantistica, ovviamente molto semplificata. Perché? direte voi. Che c'entra la MQ con la mente? Beh, c'entra in un modo molto particolare; un modo che, sì, lo ammetto, avrei voluto poter scoprire reale... certo, anche io ogni tanto mi lascio affascinare da quelle notizie "troppo belle per essere vere". Salvo poi informarmi, tenendo magari le dita incrociate nella speranza di trovare prove a favore ma, tendenzialmente, sbattendo la faccia contro la dura realtà. Ma è comunque meglio veder crollare qualche castello in aria piuttosto che farsi abbindolare da gente con pochi scrupoli: perché se è vero che tanti elargiscono bufale come se non ci fosse un domani in perfetta buona fede, altri sono meri truffatori da cui è meglio stare alla larga. Questo è un altro motivo più che valido per apprezzare lavori come quelli nati dalla penna di Gianluca Giusti. 

Ora vi lascio alla bella intervista di Olimpia. Buona lettura e alla prossima!

***

Ciao Gianluca, ho appena finito di leggere i tuoi due saggi "Oscuramente" e "La mente non oscura". E vorrei farti qualche domanda, quindi partiamo dall'inizio.
1) Perché hai deciso di scrivere dei saggi sul cervello umano?

Anzitutto grazie per questa intervista e un caro saluto a tutti i lettori.
Il perché nasce dal fatto che il cervello e la mente sono all'origine di tutta una serie di miti e leggende che non riguardano invece altri organi meno romantici. In fondo è comprensibile, noi siamo il nostro cervello e la nostra mente quindi è facile associare ad essi chissà quale anfratto di natura misteriosa. Mentre oggi si sente perfino parlare di "mente quantica", per esempio, associando in modo avventato i termini di una disciplina estremamente complessa della fisica, a potenzialità più o meno espresse della mente umana, al contrario non si legge mai di robe tipo: sistema linfatico quantico. Quello che ho cercato di fare è stato solo di provare chiarire in modo facile e comprensibile cosa è vero della nostra mente, da un punto di vista scientifico, da quelli che pur affascinanti, restano solo leggende legate a misteri o poteri che non ci sono.

2) A che punto credi che sia, oggi, la ricerca? Ossia, se dovessi quantificare, quanta parte del cervello e dell'intelligenza umana pensi sia stata spiegata e sviscerata dalla scienza? E quanta, invece, ritieni sia rimasta tuttora oscura?

La ricerca come sappiamo è un processo inarrestabile ma si sviluppa principalmente sulla parte fisiologica e fisiopatologica: Schizofrenia, Alzheimer, depressione maggiore, ecc. È qui che serve capire i meccanismi e le origini patologiche della malattia per sviluppare le cure migliori. Per il resto si torna di nuovo nel mito come appunto a zone ancora oscure o non spiegate della mente. In realtà il nostro cervello è stato mappato completamente e sappiamo da tempo che non ci sono zone oscure e inesplorate. Sappiamo tante cose. Poi come tutti gli organi ha anch'esso delle cose ancora da spiegare, allo stesso modo del sistema immunitario, neuro endocrino o genetico. Ma nulla che abbia a che fare con poteri strani o fuori dalle normali leggi fisiche. Per dirla in breve, non è grazie alla forza del pensiero che si piegano le forchette, ok? Per l'intelligenza vale lo stesso principio e lo si spiega con il progresso. Non si pensa mai a tutto quello che è stato fatto in pochi anni, lo diamo quasi per scontato mentre invece è legato proprio al progresso della conoscenza. L'intelligenza non ha misteri, il vero mistero è un altro, come un "semplice" stimolo elettrochimico quale essere quello legato alla trasmissione tra neuroni permetta la nascita di sentimenti complessi come l'amore, l'odio, la creatività o i talenti. Questo è qualcosa meritevole di una discussione, tutto il resto è fuffa e ogni volta che trovate la parola quantico associata alla mente o al cervello, la fuffa è doppia.

3) Parli spesso dei cosiddetti VGE. Credi davvero che leggendo i tuoi saggi la gente possa arrivare a riconoscerli?

I VGE ricordiamolo sono quelli che definiscono venditori di ghiaccio agli eschimesi, vale a dire quelle persone che vogliono far passare per vero quello che vero non è. Per riconoscerli serve conoscere ed essere informati, non ci sono altre armi. Io credo di poter dare una mano dando delle indicazioni precise e mirate almeno per la parte legata alle pseudoscienze. Ma serve anche ricordare quanto sia importante la comunicazione in generale a cui si associano le tecniche persuasive che quando ben applicate, funzionano. Mentre in OscuraMente presento i VGE, ne: La mente non oscura si parla anche dell’affascinante mondo della persuasione, del perché funziona e come difendersi da certi tipi di manipolazione verbale.

4) Continuerai questa interessante analisi in un prossimo saggio?

Sì, sta per uscire la ristampa in versione e-book di un altro mio libro che continua questo processo divulgativo legato ai misteri. Non è specifico sulla mente ma comprende tutto il resto delle cose apparentemente poco spiegabili e dei nuovi complotti oggi di moda come le "scie chimiche".

5) Hai in progetto altri saggi scientifici ma di diverso argomento?

Si quello che hai letto sopra è un altro saggio sulla parte legata alla religione che renderò disponibile in forma gratuita iscrivendosi alla newsletter del mio sito www.gianlucagiusti.com.

6) Da quando i libri sono usciti a ora, hai scoperto qualcos'altro di interessante sulla mente umana?

Sono tornato a lavorare come informatore scientifico nel settore Psichiatria con la mia azienda e quello che ho scoperto riguarda proprio la parte legata alle patologie della mente e di quanto possono incidere sulla vita delle persone e dei familiari. Voglio sottolineare ancora una volta il ruolo della ricerca scientifica per mettere a disposizione dei clinici e dei pazienti farmaci che, se ancora non in grado di risolvere del tutto la malattia, possono controllare in modo eccezionale una patologia devastante come la schizofrenia. Sta per uscire, ad esempio, una nuova formulazione trimestrale che permette di controllare i sintomi dello schizofrenico con solo quattro somministrazioni all'anno. Una rivoluzione che permetterà ai pazienti una nuova vita trasformando lo stigma e le difficoltà della malattia, in un nuovo progetto di vita.

sabato 11 marzo 2017

*USA Books... and More* - Letteratura - Benjamin Franklin

*LETTERATURA*

Benjamin Franklin

Buongiorno a tutti, amici lettori.
Eccoci a una nuova puntata della rubrica USA Books... and More. Come l'ultima volta, anche oggi ci soffermiamo su un esponente del panorama letterario degli Stati Uniti. Dal punto di vista storico, eravamo arrivati alla Guerra d'Indipendenza; e proprio a questo evento si lega a doppio filo l'uomo di cui vorrei parlarvi oggi. Uno dei padri fondatori, che collaborò alla stesura della Dichiarazione di Indipendenza; uno scienziato e inventore; un diplomatico; e sì, tra le altre cose, anche uno scrittore.
Ben Franklin alle prese
con un bel temporale...

Stiamo parlando di Benjamin Franklin.

Il vecchio Ben è più che altro noto all'opinione pubblica nella sua veste di scienziato: chi non conosce l'immagine di lui con un aquilone, intento a "catturare" i fulmini e a inventare, di conseguenza, il parafulmine? Ha inventato inoltre oggetti che tutt'ora utilizziamo quotidianamente, come le lenti bifocali o un tipo di stufa (chiamata appunto stufa Franklin); senza dimenticare che è stato il primo a proporre l'ora legale al fine di risparmiare energia.

Un esempio delle tabelle
di Franklin, preso direttamente
dal mio libro dell'università

Ma Franklin si è dedicato anche alle arti umanistiche. Tra le altre cose, vorrei segnalarvi due opere. La prima è la sua Autobiografia. Oltre a raccontare (giustamente, è un'autobiografia!) la sua vita, Franklin qui consegna ai suoi lettori diversi insegnamenti di vita. Loda la frugalità, la temperanza, il duro lavoro, lo studio e la curiosità intellettuale. 

Tenendo conto che Ben Franklin, nato in povertà, nel tempo è diventato (vero self-made man, simbolo di quell'America in cui tutto è possibile)  ricco, illustre e famoso, forse vale davvero la pena soffermarsi sui suoi consigli. Che a un certo punto diventano un vero e proprio manuale, con tanto di tabelle riassuntive di come organizzare le proprie giornate (vedi foto a lato).

Vengono inoltre elencate quelle che Franklin considera le 13 virtù:
TEMPERANZA, SILENZIO, ORDINE, RISOLUZIONE, FRUGALITÀ, DILIGENZA, SINCERITÀ, GIUSTIZIA, MODERAZIONE, PULIZIA, TRANQUILLITÀ, CASTITÀ e UMILTÀ. Ok, so già che sulla penultima qualcuno avrà da ridire... beh, ricordiamoci che siamo nel Diciottesimo secolo ;) 

Questo stile, questa enfasi sul "corretto vivere" prosegue anche nell'altra opera cui volevo accennarvi: il Poor Richard's Almanack.

Si tratta di un breve libro, una collezione di detti, alcuni tratti dalla saggezza popolare, altri creati personalmente da Franklin. La loro bellezza è che molti di essi sono senza tempo: erano validi allora, ma a ben guardare sono perfettamente attuali anche oggi (e alcuni, infatti, vengono tutt'ora ripetuti, come vedrete leggendo il primo esempio) Sono legati tra loro da una serie di tematiche principali: si va dalle qualità peculiari di un vero amico all'importanza di essere parchi e di non perdere tempo in facezie; dall'elogio del duro lavoro alle sfide della vita matrimoniale. Il tutto condito qua e là da battute intelligenti e sense of humor.
Qualche esempio:

Have you somewhat to do to-morrow; do it to-day - Non rimandare a domani quello che potresti fare oggi

Dost thou love Life? then do not squander Time; for that's the Stuff Life is made of. - Ami la vita? Allora non sprecare il tempo, perché è la sostanza di cui la vita è fatta.

Be at War with your Vices, at Peace with your Neighbours, and let every New-Year find you a better Man. - Siate in guerra con i vostri vizi, in pace con i vostri vicini, e fate che ogni nuovo anno vi trovi migliori.

Sono solo tre, ma ce ne sono davvero un'infinità. La parte però più importante dell'intera opera sta forse nella prefazione, intitolata The Way to Wealth (la strada per la ricchezza). Principalmente, un manifesto contro la pigrizia e l'orgoglio, e una lode al lavoro, alla stabilità e alla parsimonia, con un avvertimento particolare contro le piccole spese (Beware of little expenses; a small leak will sink a great ship - Attenti alle piccole spese; una piccola crepa fa affondare una grande nave).

Insomma, se volete diventare il prossimo Paperon de' Paperoni, non vi resta che leggere quello che il caro vecchio Ben ha da dire. E quando, tra quindici giorni, porterete avanti le lancette di un'ora, magari vi ricorderete di lui ;) 

Alla prossima!


venerdì 3 febbraio 2017

Novità - La Sfida a Roma Caput Zombie

Ciao a tutti amici!
Accidenti, non ci sentiamo da un po'...

Oggi sono qui sotto nuove spoglie (più o meno).
Ricordate, in alcuni vecchi post vi avevo parlato del contest 666 Passi nel Delirio; un contest a cui ho partecipato anche io, e grazie al quale due dei miei racconti sono stati pubblicati in altrettanti ebook (Cuore Trafitto e 1000 e non più 1000). 

Ebbene, ora sono passata dall'altro lato della barricata. Livio Gambarini, che finora ha svolto egregiamente il ruolo di moderatore della sezione del forum La Tela Nera relativa al contest, mi ha lasciato le redini del gioco; al momento ho quindi l'onere (ma soprattutto l'onore) di occuparmi di questo storico contest.

E oggi vi comunico l'uscita della prima raccolta gestita (anche) da me.

Dico "anche" perché questa raccolta è un po' particolare. Sono stati uniti i racconti vincitori della IX Edizione del 666 ai finalisti del contest "La Sfida a Roma Caput Zombie", indetta dal portale Minuti Contati. Per questa collaborazione devo ringraziare Francesco Nucera; da lui è partita l'idea di unire i due contest in un'unica pubblicazione, più corposa ma, come sempre, rigorosamente gratuita

Potete scaricare il libro dai maggiori negozi online, tra cui Amazon, BookRepublic e OmniaBUK.

Fatemi sapere cosa ne pensate. Buona lettura!

giovedì 5 gennaio 2017

*USA Books... and More* -Letteratura - Anne Bradstreet

*LETTERATURA*

Anne Bradstreet


Buon pomeriggio, amici!

Dopo una lunga pausa riesco finalmente a rimettere mano a questa mia rubrica. Ci eravamo lasciati l'ultima volta con l'epilogo della Guerra di Indipendenza Americana e l'elezione di George Washington a primo Presidente.

Oggi vorrei tornare un po' indietro, alla nave Arbella e a John Winthrop; sì, vi ricordate bene, quello del sermone e della "city upon a hill". Tra i passeggeri dell'Arbella c'era, infatti, anche una donna molto particolare. Il suo nome è Anne Bradstreet, ed è particolare perché è stata la prima poetessa americana (o, quanto meno, la prima ad essere pubblicata).

"Se non ci fosse l'inverno, la primavera non sarebbe così
piacevole; se non sperimentassimo mai le avversità,
la prosperità non sarebbe così gradita"
Anne nacque in Inghilterra nel 1612. Suo padre, Thomas Dudley (Bradstreet è il cognome che Anne prese poi da sposata), fece in modo che la figlia avesse un livello di educazione di gran lunga superiore rispetto allo standard delle donne dell'epoca.
A sedici anni Anne sposò Simon Bradstreet, neo laureato a Cambridge; Simon lavorava insieme al padre di lei (erano entrambi alle dipendenze del conte di Lincoln) e condivideva le idee puritane della moglie e della sua famiglia.
L'anno seguente, Simon venne incaricato di gestire la formazione della Massachussets Bay Colony, e nel 1630 tutti si imbarcarono sull'Arbella (curiosità: Arbella era il nome della sorella del conte di Lincoln) alla volta del Nuovo Mondo. 

Si sa poco della vita di Anne nell'America puritana; una cosa sola è certa: fu molto dura.
Oltre alla fatica di vivere immersi nella wilderness, in un paese sconosciuto e ancora selvaggio, nel suo caso si aggiungeva una salute cagionevole a causa di una febbre reumatica avuta da piccola.
Ebbe otto figli e per otto volte rischiò di morire di parto. Nonostante tutto, lottò con le unghie e con i denti e non si arrese mai. Nemmeno quando la sua fede iniziò a vacillare.
Le dure condizioni di vita, la solitudine, l'abisso che divideva quelle terre con gli agi e il lusso cui era abituata in Inghilterra, furono macigni scagliati contro la sua fede, da sempre fervida: iniziò a pensare che Dio non li avesse seguiti in quelle nuove lande, a dubitare della veridicità delle Scritture, perché sentiva di non aver mai visto nessun vero miracolo e di non poter essere sicura che quelli di cui aveva sentito parlare non fossero menzogne.
Ma alla fine si convinse di nuovo dell'esistenza di Dio. A convincerla furono non solo i suoi studi, ma anche ciò che poteva vedere con i suoi stessi occhi: le "opere meravigliose" che lei poteva vedere intorno a sé, "l'ordine di tutte le cose, notte e giorno, estate e inverno, primavera e autunno".
Il Divino espresso dalla Natura che la circondava. 

Le sue poesie sono dunque molto intime e delicate. Personalmente non amo la poesia, nel migliore dei casi la trovo noiosa e distante (questione di gusti; pochi sono i poeti che mi piacciono, e quasi tutti li troverete, nel tempo, in questa rubrica).
Ma le poesie di Anne Bradstreet hanno qualcosa che me le ha sempre fatte amare.

Voglio condividere con voi la mia preferita. Una poesia semplice, che non vuole esplorare complicati concetti filosofici o metafisici. Semplicemente, una dichiarazione d'amore verso l'uomo che ha sposato. Semplice e personale, ma a mio avviso bellissima:

To My Dear and Loving Husband

If ever two were one, then surely we.
If ever man were loved by wife, then thee;
If ever wife was happy in a man,
Compare with me ye women if you can.
I prize thy love more than whole mines of gold,
Or all the riches that the East doth hold.
My love is such that rivers cannot quench,
Nor ought but love from thee give recompense.
Thy love is such I can no way repay;
The heavens reward thee manifold, I pray.
Then while we live, in love let’s so persever,
That when we live no more we may live ever.

(Al mio caro e affettuoso marito

Se mai due furono uno, noi di certo.
Se mai marito sia da moglie amato, tu lo sei;
se mai moglie fu lieta del marito,
confrontatevi, donne, con me, se potete.
Ho in pregio l'amor tuo più che miniere d'oro
o di quante ricchezze l'Oriente possiede.
L'amor mio è tale che i fiumi non possono spegnerlo,
né altro se non l'amor tuo potrebbe ricompensarlo.
L'amor tuo è tale che mai potrei ripagarlo:
prego il cielo che te ne rimeriti in molti modi.
Allora, mentre viviamo, nell'amore perseveriamo,
sì che quando più non vivremo, si viva per sempre. )

Cosa ne dite?

Nella speranza che questo post vi sia piaciuto, vi do appuntamento alla prossima puntata!
See you soon!

giovedì 15 dicembre 2016

Novità - Stazione Idrometrica_Tra Sogno e Realtà

Amici! Buon pomeriggio!

Oggi sono particolarmente felice di essere qui a scrivervi. Un progetto a cui ho lavorato qualche tempo fa ha finalmente visto la luce, e ci terrei molto a farvelo conoscere.

Piccola premessa. Chi non abita a Santhià o comunque nelle sue vicinanze forse non ne ha mai sentito parlare, ma nella mia città esiste un edificio molto particolare. 
Si chiama Stazione Idrometrica.

(dal sito santhiaturismo.it)
A poca distanza dal centro di Santhià, l’ex stazione idrometrica sperimentale è  un importante tassello della storia cittadina e un manufatto di ingegneria idraulica unico nel suo genere
La nostra città si trova infatti al centro di un’importante rete di canali, che attingendo le acque dalla Dora Baltea e dal Po, si diramano nelle campagne fornendo acqua per l’irrigazione dei campi e creando energia elettrica tramite diverse centrali idroelettriche.
Con l’entrata in funzione del grandioso Canale Cavour, inaugurato nel 1866, e delle sue successive diramazioni, si fece pressante la necessità di regolare la quantità di acqua destinata ai vari canali in modo da evitare liti tra l’ente erogatore e gli utenti o tra gli utenti stessi.
La stazione idrometrica fu quindi realizzata per misurare le portate dei diversi canali [...]
L’elegante e raffinata palazzina della centrale è costruita sulla sponda destra del Naviglio di Ivrea. Esso ospitava gli ingegneri che ivi lavoravano e studiavano. Dal punto di vista architettonico si presenta come un tipico esempio di architettura industriale di inizio XX secolo, con influenze liberty ed eclettiche. La palazzina è affiancata da un’elegante torretta, su tre livelli, sempre costruita secondo lo stile di fine secolo, che ospita il vano scale.[...]

Purtroppo la Stazione è rimasta in funzione solo per poco tempo e oggi, poverina, è tenuta in uno stato di pressoché totale abbandono. Nonostante questo il suo fascino architettonico è innegabile. 

Per questo l'associazione fotografica Fotographià ha deciso di dedicarle un intero libro, per far conoscere al maggior numero di persone, e quindi valorizzare, un capolavoro di ingegneria e architettura che non gode della considerazione che invece meriterebbe. Si tratta di un libro pieno di (belle) fotografie, ovviamente; ma con una particolarità. Gli amici dell'associazione volevano che le immagini fossero collegate da un racconto, da una storia ambientata alla Stazione che facesse da filo conduttore.
E io ho avuto la fortuna di poterne essere l'autrice!


All'inizio non sapevo bene come fare. Cosa avrei potuto scrivere? Come fare per accompagnare il lettore tra una foto e l'altra, senza annoiarlo e rimanendo legata al territorio?
Poi mi sono ricordata di una cosa...
Quando ero bambina, e la guardavo oltre i tetti delle case, dal balcone della mia camera, credevo che la palazzina centrale fosse un castello disabitato, un luogo fuori dal tempo, popolato di misteri... e ho pensato di usare quello come ispirazione e filo conduttore. 
Non posso esprimere giudizi sul risultato, ma io mi sono appassionata (e affezionata) ai miei personaggi e alla loro piccola avventura nella Stazione Idrometrica di Santhià. 
Per quanto riguarda il racconto in sé, ho tra l'altro un doveroso ringraziamento da fare: grazie mille a Livio Gambarini, che si è offerto di fare da beta reader, dandomi preziosi consigli. 

Tornando al libro, vi garantisco che le foto sono davvero belle. E, giuro, non lo dico perché sono di parte, anche se conosco personalmente i fotografi che hanno partecipato! ;) In effetti, tra loro, per esempio, uno è un mio amico da tempi immemorabili; mentre un altro... beh, è il mio caro marito! E, scherzi a parte, questo è un altro dettaglio che mi rende questo piccolo grande libro particolarmente caro. Lavorare insieme a lui per questo progetto è stata davvero una magnifica esperienza. Ringrazio quindi Fotographià che mi ha permesso di farlo.

Il libro si può richiedere direttamente all'associazione (oppure chiedete a me!). 

Grazie e alla prossima!