sabato 31 gennaio 2015

Le Colpe dei Padri

di Livio Gambarini
2014
Gradimento 4.5 su 5


Nell'attesa di finire il libro che sto attualmente leggendo, vale la pena spendere due parole per questo romanzo, anche se l'ho letto diversi mesi fa.


Ne parlo volentieri perché ho il piacere di conoscere personalmente l'autore Livio Gambarini, e ne parlo volentieri perché è un gran bel romanzo. Nella fattispecie si tratta di romanzo storico, il che spesso fa storcere il naso di default: la parola "storico" fa scaturire ricordi di tediose ore sui banchi di scuola, con l'insegnante di turno che snocciola date ed eventi a un ritmo serrato quanto deprimente.

Ma qui di tedioso e deprimente non c'è proprio nulla...



La prima reazione dopo la lettura è di fare immediato chapeau al caro Livio, perché l'accuratezza storica è strabiliante. Non so con precisione quante millemila ore abbia trascorso col naso tra libri di storia o disperso in polverosi archivi (o a cavarsi gli occhi su uno schermo di pc, nell'era di internet è uno scenario plausibile), ma devono essere state tante e il risultato si vede. C'è poi l'uso di termini particolari, a volte dialettali, che moltiplicano la verosimiglianza e fanno sì che il lettore sia facilitato nella sua "immersione" nella storia: certo si potevano usare dei sinonimi e sarebbe andato bene lo stesso, e invece no, c'è una strenua ricerca per trovare le mot juste, quell'unica parola che conferisce valore aggiunto a tutto l'insieme. Un esempio sciocco: l'uso di "biavo", definito nel glossario come "il colore del cielo nei giorni sereni"; "azzurro" avrebbe reso comunque l'idea e sarebbe stato subito comprensibile, ma non è la sfumatura corretta; qui si parla di un azzurro più chiaro e Livio ha cercato la parola esatta per quel colore. Come dicevo questo è un esempio sciocco, ce ne sarebbero di più rilevanti, ma era solo per dare un'idea.

Il periodo storico è il medioevo, più precisamente il medioevo lombardo. Tre sono i personaggi che incontriamo, tutti di ceto diverso ma tutti ugualmente vivi, che "escono dalla pagina" come si suol dire.
Jacopo "Crotto" de Apibus, letterato bergamasco colpito da una malattia misteriosa che lo fa dormire non più di due ore per notte.
Azzone Visconti, erede della famosa signoria milanese.
E Nera da Vertova (forse la mia preferita), figlia di un tintore del bergamasco, che dovrà tirare fuori tutta la sua grinta per non soccombere in un'epoca in cui le donne non erano tenute in troppa considerazione, specie se si improvvisavano imprenditrici.
Tre storie separate che si uniscono a dar vita a un romanzo intenso e dallo stile narrativo incalzante.

Lo consiglio sicuramente; la lettura è piacevole e in più si impara qualcosina sulla nostra storia, il che non guasta mai.

See you soon!

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