venerdì 20 febbraio 2015

Ghost Story

di Peter Straub
1979
Gradimento 4 su 5



In questi giorni così impegnati sto andando un filino a rilento con le letture... ho tre romanzi "in corso": uno sul Kobo, uno sul Kindle dello smartphone (da leggere mentre sono in giro, tipo in coda alla posta), un audiolibro da ascoltare mentre faccio i lavori di casa. Eh, non si deve mai stare senza materiale a disposizione!


Comunque, nell'attesa di finire uno dei suddetti, vi parlo di qualcosa che ho letto qualche mese fa. Da una ventina d'anni volevo avere tra le mani Ghost Story, fin dal mio primo incontro con Danse Macabre, dove Stephen King dedica al romanzo ampio spazio. Per chi non lo sapesse, Mr King e Mr Straub hanno collaborato alla scrittura di quel capolavoro che è Il Talismano (1984) e al suo seguito Black House (2001 - un po' meno capolavoro del primo, ma sempre una bella lettura). E la loro familiarità si nota, perché leggendo Ghost Story si possono trovare certe affinità con alcuni dei libri di King...

In primis l'ambientazione. Togliendo l'inizio e la fine del libro, tutto il resto della vicenda si svolge a Milburn, una fittizia cittadina di provincia ubicata nello stato di New York. Milburn diventa un vero e proprio microcosmo in cui si muovono i personaggi, e questo richiama le cittadine kinghiane di Derry o Haven, o l'isola di Little Tall, tagliata fuori dal mondo da una tempesta di neve, esattamente come Milburn, in La Tempesta del Secolo.

Un altro dettaglio che, almeno a me, ha ricordato un po' il modus operandi di King, è la capacità di iniziare la storia presentando elementi e personaggi diversi che sembrano non avere nulla a che fare l'uno con l'altro ma che poi, con il proseguire della storia, si incontrano e interagiscono e ti permettono di accendere una luce su fatti che prima ritenevi oscuri. Quel genere di tecnica narrativa che ti invoglia sempre più a continuare a leggere, perché quasi a ogni pagina qualcosa viene rivelato, qualche mistero viene svelato (e ovviamente qualche nuovo orrore fa capolino).

Ma questo libro è anche qualcosa di più: è un vero e proprio omaggio al classico gotico americano. E infatti, se togliessimo i riferimenti alla corrente elettrica o alle automobili, la storia potrebbe benissimo essere ambientata nell'America dell'Ottocento. Ci sono diversi riferimenti alla letteratura classica (per esempio la storia narrata da uno dei protagonisti ricorda molto il finale di Il Giro di Vite di Henry James); c'è la Chowder Society, un gruppo di uomini che si riunisce regolarmente non per giocare a carte o guardare la TV, ma solo per raccontarsi storie, possibilmente spaventose (una cosa che mi attira parecchio... una manciata di amici, raccolti magari davanti a un camino in una sera invernale, seduti su poltrone di velluto e con un bicchiere di vino in mano, intenti a narrare storie di fantasmi... che c'è di meglio?), che con i suoi incontri rimanda a immagini di tempi andati; ci sono orrori sconosciuti che mietono vittime senza un apparente motivo e una città che diventa lo spettro di se stessa; e poi, la chicca suprema, i nomi di due dei protagonisti: Hawthorne e James!

Anche lo stile ricorda più i classici che non la narrativa più moderna. La prosa di Ghost Story non è così semplice e per certi versi può risultare un po' ostica (forse perché io ho letto la versione originale inglese), ma vale la pena continuare a leggere, perché con l'andar delle cose Straub ci cattura sempre più, regalandoci immagini ed eventi davvero spaventosi (la musica fantasma, per esempio... niente sangue, niente visioni orripilanti, ma diamine se mette paura...).

In sostanza, una lettura che vale, decisamente consigliata.

See you soon!


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