lunedì 9 febbraio 2015

MOVIES - Storia di una Ladra di Libri

regia di Brian Percival
2014
Gradimento 3.5 su 5


Il romanzo di Markus Zusak è da un po' di tempo nella lista dei miei to read, e in linea di principio cerco di non guardare mai un film tratto da un libro prima di leggere il romanzo cui si ispira. Questo perché voglio evitare, in fase di lettura, di essere già indirizzata verso una determinata visione della storia.


Per esempio, anni e anni fa (ma quanti sono!) ho letto Shining e It solo dopo averne viste le trasposizioni cinematografica (del primo) e televisiva (del secondo). E mi è stato impossibile evitare, durante la lettura, di immaginare Jack Torrance con le fattezze di Jack Nicholson, Pennywise con quelle di Tim Curry o il giovane Bill Denbrough con quelle di Jonathan Brandis (sì, beh, fin qui niente di male, era davvero un bel ragazzo, no? Anche un attore mica male, secondo me. Mi è spiaciuto sapere anni dopo della sua dipartita, accidenti.. ma questa è un'altra storia).

Però qualche giorno fa, il film Storia di una Ladra di Libri campeggiava tra gli ultimi arrivi nella sezione cinema di Sky On Demand... era lì che sembrava dicesse "ma come, non vuoi vedermi? E dai...". E quindi ho ceduto.



Sì, forse quando leggerò il libro mi vedrò davanti Emily Watson e Geoffrey Rush (che tra l'altro danno qui un'ulteriore prova, casomai ce ne fosse stato bisogno, di quanto sono bravi nel loro mestiere), ma va bene lo stesso; perché il film mi è piaciuto e tant'è.

Questo è un film che non può non piacere a chi, come me, ama tutto quello che riguarda i libri e la loro potenza intrinseca. Siamo nel periodo della seconda guerra mondiale, nel pieno di un regime che teme i libri e la cultura che essi si portano dietro; un regime che preferisce incendiarli in grandi pire in mezzo alla piazza piuttosto che rischiare che il popolo ragioni con la propria testa e possa magari interferire con le sue brame di potere.

In questo scenario una bambina, Liesel, scopre l'amore per i libri fin dall'inizio, fin da quando ancora nemmeno sa leggere, né scrivere il proprio nome. Ne ruba uno (e come il titolo lascia supporre non sarà l'unico) durante la sepoltura del suo fratellino, un manuale su come fare bene il mestiere di becchino; lei ovviamente non ha idea di cosa ci sia scritto, ma ne è attratta e lo prende comunque con sé come una specie di tesoro segreto.

Sarà Hans Hubermann, il suo nuovo papà (la madre naturale è dovuta scappare abbandonandola a una famiglia adottiva), insieme a un ebreo di nome Max cui daranno asilo (e, per vie traverse, anche alla moglie del borgomastro), a moltiplicare il suo amore per la lettura e il sapere, e sarà questo amore a darle la forza di affrontare gli orrori che la guerra porta con sé.

Una scena soprattutto mi ha colpita. Il giovane Max, ormai da lungo tempo chiuso in una cantina, chiede a Liesel come sia il mondo là fuori. Nuvoloso, risponde lei. Al che lui la incita a dirgli di più, a descrivere la giornata "come se gli occhi potessero parlare". E lei gli dice che è una "pallida giornata", che è "tutto incastrato dietro le nuvole" e che il sole non sembra il sole ma "un'ostrica d'argento" (le parole non sono precise, sto andando a memoria, ma le immagini sono esattamente queste). Lui allora è finalmente felice perché ora sì che può vedere per davvero.
Le parole sono potenti. Anche un cieco può "vedere" se esse sono usate nella maniera giusta.

E chi ama i libri e la letteratura non può non amare un passaggio come questo.

Lo consiglio comunque a tutti. Il film è uno squarcio sulla realtà orrenda della guerra, vista attraverso gli occhi di una bambina intelligente e coraggiosa. Alcune scene strappano un sorriso, altre qualche lacrima. Ma soprattutto è una pellicola che fa riflettere.

E si potrebbe dire "beh, oramai hai visto il film, il libro non lo leggerai più". E invece no, credo proprio che lo leggerò lo stesso, proprio per scoprire meglio come l'autore sia riuscito, perché sicuramente ce l'ha fatta, nell'epica impresa di "far vedere con le parole".

See you soon!





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