domenica 1 marzo 2015

Racconti Fantastici

di Iginio Ugo Tarchetti
1869
Gradimento 3 su 5

Lo ammetto. Di questo personaggio, scrittore scapigliato di San Salvatore Monferrato (a meno di un'ora di auto da casa mia) avevo ricordi nebulosi, legati a una o due interrogazioni del quinto anno delle superiori.

Ne approfitto per fare una piccola critica alla scuola italiana; almeno, in riferimento ai miei tempi, magari ora le cose sono cambiate. All'epoca c'era un disequilibrio totale nello studio della letteratura italiana: secoli e secoli a studiare Dante e la Commedia (solo l'Inferno, perché Purgatorio e Paradiso li facevi così, di volata, come se fossero un'appendice trascurabile), e altrettanto Manzoni e i suoi Promessi Sposi (anche lì, sapevi quasi a memoria i primi capitoli, poi da metà in avanti andavi con il turbo perché dovevi finire... siamo onesti, tutti sanno come inizia il romanzo, fin nei minimi particolari... ma quanti si ricordano esattamente come finisce?).
E dopo tutto questo vagare per gli Inferi o ammazzarsi di noia su quel ramo del lago di Como (perché in fondo è pure un bel romanzo, ma te lo facevano prendere in odio...) tutto quello che rimaneva veniva guardato di sfuggita, ti rifilavano una sfilza di poeti e scrittori che però venivano studiati un tanto al chilo, più con accenni vaghi alle opere che con serie spiegazioni; e magari a conoscerli meglio si sarebbe scoperto che erano pure bravi e che producevano cose interessanti.

Appunto come il nostro amico monferrino, il buon Iginio Ugo Tarchetti...


Ammetto anche un'altra cosa (siamo in vena di confessioni). Ho sempre preferito la letteratura nordamericana e inglese a quella italiana (lo so, qualcuno griderà allo scandalo, ma non tutti i gusti sono al limone!). Quando ho trovato questo volume tra gli e-book gratuiti di Amazon non ero molto convinta, proprio per questioni di preferenze personali. Nell'era moderna gli scrittori italiani (anche se spesso non viene notato, ahimè) sono molto bravi a scrivere storie di mistero, fantastico, soprannaturale... ma nell'Ottocento? Ma mi sono detta e che diamine, proviamo. E menomale che l'ho fatto, perché è stata una lettura tutt'altro che sgradevole.

Certo, occorre abituarsi a uno stile di scrittura non propriamente moderno: "d eufoniche" come se piovesse, prima persona dell'indicativo presente coniugata come la terza, cose così. Ma una volta fatto l'orecchio (o l'occhio) si scopre che è valsa la pena faticare un po'.

I racconti sono cinque. Non mi sono piaciuti tutti allo stesso modo; il primo, I Fatali, all'inizio mi aveva molto incuriosito ma poi, non so, non mi ha convinta del tutto; anche il secondo, Le Leggende del Castello Nero, mi è parso un po' confuso, come se l'autore avesse deliberatamente nascosto elementi utili al dipanarsi della storia. Non dico che siano racconti brutti, solo non mi hanno entusiasmato troppo.

Ho molto apprezzato invece gli ultimi tre.

La Lettera U è un manifesto alla follia. Il protagonista è un pazzo, non c'è alcun dubbio (lo dice anche il sottotitolo -  Manoscritto d'un pazzo), l'intero scritto è puro delirio. Eppure... eppure quando lui ci descrive la lettera U, ci invita a guardarla con i suoi occhi, ci accompagna per mano lungo le sue curve, beh, noi gli andiamo appresso. Pur sapendo che è tutta una follia, ci facciamo comunque guidare da lui e arriviamo a chiederci se, in fondo, in questa cupa vocale qualcosa di malsano non ci sia per davvero.

Un Osso di Morto è più che altro divertente; trama non originale, ma impostata bene. Carino.

Infine Lo Spirito in un Lampone. Anche qui, la trama di per sé non è nulla di originale (almeno per i nostri tempi, all'epoca magari lo era di più). Ma quello che piace nel racconto è come Tarchetti sia riuscito a sdoppiare efficacemente la personalità del protagonista. Due personaggi decisamente agli antipodi che si ritrovano a condividere un solo corpo e una sola coscienza; un bell'esperimento uscito davvero bene.

Nel complesso i racconti risentono molto dell'influenza di Poe, che Tarchetti aveva di certo letto, anche se mi spiace ammettere che la qualità non arriva a toccare le vette del collega americano. Ma mi hanno fatto ricredere sulla letteratura italiana classica, che generalmente ho giudicato piuttosto pesante e troppo seriosa.

Ecco, se vogliamo potremmo dire di tagliare di netto i Pensieri che ci sono in coda al volume (specie quelli sulle donne, che difficilmente verrebbero adottati come manifesto da un club femminista...); ma concentrandosi solo sulla narrativa, il nostro amico ci regala qualcosa di davvero interessante.

See you soon!

Nessun commento:

Posta un commento