domenica 19 aprile 2015

Classici da Riscoprire - Un Americano alla Corte di Re Artù

di Mark Twain
1889
Gradimento 4 su 5

Non c'è che dire, Samuel Clemens (Mark Twain per gli amici) era un genio.

Ho incontrato questo libro per la prima volta alle elementari; non ricordo se in quarta o quinta, la maestra ci aveva letto un passaggio del romanzo, uno dei più esilaranti:

il protagonista Hank Morgan (il direttore di una fabbrica di munizioni nel Connecticut del Diciannovesimo secolo che per un motivo non ben precisato si ritrova catapultato nell'Inghilterra del 528, appunto alla corte di Re Artù) è in viaggio a cavallo; indossa l'armatura, abbigliamento comune per i cavalieri dell'epoca ma del tutto nuovo per lui. 
Inizia un vero e proprio calvario: l'armatura è pesante e scomoda, il sole picchia sul metallo, il sudore gli scorre sugli occhi, lui sente prurito ma non può grattarsi; come se non bastasse, a un certo punto una mosca si infila tra le sbarre dell'elmo, vagando dal naso alle orecchie alle labbra e facendolo diventare matto....


Ricordo che il brano, e la storia in generale, mi avevano colpita, tanto che mia nonna me ne regalò una copia alla prima occasione. Era una versione "ristretta" per le scuole, avete presente quelle in cui alla fine di ogni capitolo ci sono domande di comprensione? Sono sicura che ognuno di voi ha avuto qualcosa di simile tra le mani. 

Ora ho riletto l'intero romanzo, in versione integrale e in lingua originale. 

Anzi, dire "riletto" non va bene, perché l'ho ascoltato.

Dio sempre preservi l'inventore degli audiolibri... sono una delle migliori invenzioni degli ultimi decenni, almeno nel settore dell'intrattenimento. Mentre cucinavo, mentre stiravo, mentre passeggiavo magari per andare in centro a prendere il pane, nelle orecchie mi si riversava la voce del narratore e, per interposta persona, di Mark Twain (tra parentesi, se a qualcuno interessa, nel portale Librivox, si trovano moltissimi audiolibri, tutti rigorosamente gratis; sono tutti di opere datate, per le quali non vige più il copyright, e per la maggior parte in inglese. Ma se vi piacciono i classici e siete in grado di comprendere un testo in lingua straniera, troverete una sorta di paradiso in terra! Grazie a loro già da un paio d'anni ho reso più interessanti le quotidiane sessioni di lavori domestici!).

Tornando a noi... il romanzo, specie se fruito integralmente e nella sua lingua d'origine, è un esempio del genio satirico di Twain. Certo, le vicissitudini di Hank non arrivano a toccare i livelli qualitativi di Tom Sawyer e Huckleberry Finn, ma sono presenti nel libro dettagli, spunti e trovate che lo rendono, oltre che godibile, anche una precisa analisi della società americana della sua epoca.

Diversi sono i momenti che strappano un sorriso, oltre all'incidente della mosca di cui sopra. 
C'è per esempio l'eroica missione di aiutare la fanciulla Sandy (che diventerà la moglie di Hank) a liberare alcune damigelle tenute prigioniere da terribili orchi: si scoprirà alla fine che le damigelle non sono altro che dei maiali, eppure Sandy continuerà a dire che si tratta di giovani donne e che Hank le vede sotto forma di maiali perché un potente incantesimo è stato gettato sul castello (che è in realtà un porcile). 
E vogliamo parlare di Lancillotto, che insieme ai suoi cavalieri corre in aiuto del suo re a cavallo di... biciclette?

Ma non c'è solo humour. Ci sono anche momenti tristi, come quando una giovane madre viene condannata a morte per aver rubato al fine di trovare i soldi per sfamare il suo piccolo. La scena è straziante, con questa madre che chiede "ancora un bacio, solo uno" al suo piccino. Hank ci dice che tutti i presenti, all'atto della sentenza, erano rimasti colpiti dalla donna e avevano capito che solo la fame e l'amore per il suo piccolo l'avevano spinta al furto. Ma il giudice aveva sostenuto che una sentenza ci dovesse essere, perché un qualsiasi precedente di pietà avrebbe messo in pericolo il diritto di proprietà:

..."oh, my God, is there no property in ruined homes, and orphaned babes, and broken hearts that British law holds precious!" ("oh mio Dio, non c'è proprietà nelle case diroccate, e negli infanti resi orfani, e nei cuori spezzati che la legge britannica ritenga preziosa!")

Twain si sofferma spesso anche sul tema della schiavitù, e di certo si può trovare qui un parallelismo con quanto avveniva nel diciannovesimo secolo nel sud degli Stati Uniti. 
Chi abbia letto "La Capanna dello Zio Tom" troverà diverse analogie tra ciò che accade nel romanzo della Stowe e nell'Inghilterra medievale descritta da Twain. Gli schiavi, da una parte come dall'altra, sono essenzialmente delle cose, non delle persone. Sono merce di scambio che non può provare sentimenti. Le famiglie vengono separate in nome del commercio, l'essere umano nascosto dietro il cartellino del prezzo viene completamente ignorato. 
Hank, da bravo Yankee del diciannovesimo secolo, vuole debellare questo orrore. Ne parla al re, che però è indifferente alla questione. Salvo poi cambiare idea quando lo stesso Artù viene fatto prigioniero e venduto come schiavo (niente come vivere le cose sulla propria pelle può far cambiare le proprie convinzioni, vero?).

Ci sarebbero tantissime altre cose da dire (la contrapposizione tra tecnologia e superstizione, per esempio), ma rischierei di trasformare questo semplice post in un saggio, col risultato di tediarvi a morte e farvi passare la voglia di leggere (o rileggere) questo libro.

Vi saluto quindi con una citazione che mi ha particolarmente colpito:

"You can't depend on your eyes when your imagination is out of focus" ("Non potete fare affidamento sui vostri occhi quando la vostra immaginazione è fuori fuoco").

See you soon!






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