venerdì 22 maggio 2015

Classici da Riscoprire - Harriet Ann Jacobs

Buon pomeriggio e buon venerdì!
Oggi vi vorrei parlare di un libro che ho conosciuto durante gli anni universitari e che ricordo mi aveva molto colpito. Sto parlando di Incidents in the Life of a Slave Girl (Vita di una Ragazza Schiava), pubblicato nel 1861 e scritto da Harriet Ann Jacobs.

Il romanzo è una sorta di diario di memorie della stessa autrice. Molto di quello che viene qui narrato è infatti la trasposizione romanzata di eventi realmente accaduti alla Jacobs che, nata in schiavitù nel Nord Carolina nel 1813, ha vissuto e poi messo su carta le angherie e gli abusi che gli schiavi dovevano subire prima che la Guerra di Secessione ponesse fine a un'istituzione così inumana.


Harriet Jacobs
In effetti in questo caso non si può parlare di "classico" nel senso più stretto del termine; almeno in Italia quello che viene considerato il romanzo sulla vita degli schiavi nelle piantagioni americane è Uncle Tom's Cabin di Harriet Beecher Stowe; e con grande merito, direi. Il romanzo della Stowe ha tutte le ragioni per essere visto come uno dei capolavori della letteratura nordamericana di sempre.
Incidents è molto meno conosciuto, per lo meno qui da noi, ma è una lettura che consiglio. 

Linda, la protagonista del libro (e pseudonimo con cui la Jacobs ha inizialmente firmato il libro), nasce e cresce in schiavitù. Come molte sue pari va incontro a due orrori tipici della propria condizione: da un lato i reiterati tentativi da parte del suo padrone di usarle violenza, dall'altro la paura di perdere i due figli che, in quanto schiavi come lei, possono essere venduti a chiunque e in qualsiasi momento.

A un certo punto della narrazione, per sfuggire alle costanti avances di Flint e cercare di proteggere i figli, Linda si nasconde a casa di Aunt Martha, sua nonna materna. Vuole far credere al padrone di essere riuscita a fuggire verso il nord, quindi deve stare bene attenta a non farsi mai vedere. Per questo motivo passa sette anni (sette anni!... sette...) nel sottotetto della nonna. Minuscolo. Linda non può nemmeno stare seduta, figurarsi stare in piedi. Tutta la sua vita consiste nello sbirciare i figli e gli altri residenti della piantagione da una finestrella.
Ecco, solo a ripensarci mi viene male. Io soffro un po' di claustrofobia... non tanto da non riuscire a stare in ascensore, ma abbastanza da farmi venire le palpitazioni se solo mi immagino chiusa in uno spazio angusto che non mi permette di muovermi. Aiuto! 
E ricordiamoci che la Jacobs è rimasta veramente sette anni dentro uno spazio di tre metri scarsi per due, senza potersi sgranchire le gambe, senza dare sollievo alla schiena... non ci voglio nemmeno pensare. 

Comunque, ci tengo a dirvi che alla fine Linda / Harriet riesce davvero a fuggire nel Nord, grazie al cielo. :)

Anche gli anni successivi alla fuga non sono però stati facili; ha penato molto per riuscire a liberare i figli; in più, all'uscita del libro, molti non credevano che la storia fosse vera; in tanti, specie i detrattori dell'abolizionismo, la consideravano propaganda, inventata a tavolino per mettere in cattiva luce l'istituzione della schiavitù...

Tornando al romanzo, quello che maggiormente colpisce, secondo me, è la sua prosa semplice e pulita, una narrazione quasi colloquiale che rende la testimonianza degli eventi ancora più tragica. È un po' la sensazione di ascoltare il resoconto di un'amica, o comunque di una conoscente; non c'è il distacco che la prosa "ricercata" a volte crea tra il lettore e l'autore. Tifiamo per Linda perché ci sembra quasi che parli direttamente a noi e perché sentiamo più nostra ogni sensazione che lei ci trasmette.

In conclusione è un bel romanzo, semplice nella narrazione ma ostico per quanto riguarda l'accettazione di ciò che accade. Ho un bel ricordo del mio primo incontro con quest'autrice, e Incidents in the Life of a Slave Girl è una lettura che consiglio vivamente a tutti.

See you soon!

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