lunedì 4 luglio 2016

*USA Books... and more* -STORIA- 2. Verso l'indipendenza (Prima Parte)

*STORIA*


2. Verso l'indipendenza (Prima Parte)
Buongiorno a tutti!

Proseguiamo il nostro viaggio nella storia degli Stati Uniti d'America.
Bene, abbiamo visto che i moderni USA hanno avuto origine con gli insediamenti inglesi, dai Padri Pellegrini in avanti.

New Amsterdam, la NY originale
Faccio una piccola digressione per raccontarvi come è nata la mia città preferita, quella in cui ho lasciato un pezzetto di cuore (conto, prima di rendere l'anima al Creatore, di tornare a riprendermelo...). Non ci sono solo spagnoli, portoghesi e inglesi in "marcia" verso le coste del nuovo mondo. Anche gli olandesi vi si avventurano, e un bel giorno giungono su una bella penisola sulle rive del fiume Hudson e vi fondano un insediamento che battezzano New Amsterdam. Passano gli anni, e a un certo punto gli inglesi (la storia sarebbe molto più complessa, ma noi ci limitiamo ai fatti principali) conquistano l'insediamento olandese, che passa sotto il dominio britannico e che cambia il suo nome in New York (in onore del Duca di York, fratello di re Carlo II e futuro re Giacomo II). Ed è così che nasce The Big Apple, la città che non dorme mai...

Tornando a noi: i primi, timidi e tentennanti insediamenti sulla costa orientale si sono trasformati, ampliandosi e sviluppandosi; nel 1732, con la nascita della Georgia, sono 13 le colonie inglesi su suolo americano (da nord a sud: Provincia del New Hampshire, Provincia della Massachusetts Bay, Colonia di Rhode Island e delle Piantagioni di Providence, Colonia del Connecticut, Provincia di New York, Provincia del New Jersey, Provincia di Pennsylvania, Colonia del Delaware, Provincia del Maryland, Colonia della Virginia, Provincia della Carolina del Nord, Provincia della Carolina del Sud, Provincia della Georgia). Una bella estensione e un buon numero di persone. E anche un buon numero di problemi, principalmente con la madre patria.
Le 13 colonie 1763-76 (da Wikipedia)
Immaginiamo la scena. Siamo coloni, conduciamo le nostre dure vite a migliaia di chilometri da Londra e dal re. Eppure questi ultimi pretendono da noi molte tasse (per esempio sui francobolli - Stamp Act - o sullo zucchero - Sugar Act -), che peraltro riteniamo illegali dal momento che non ci viene permesso di avere rappresentanti nel governo inglese (da qui nasce il famoso motto "No taxation without representation" - Nessuna tassa senza rappresentanza).
I coloni si sentono quindi solo una fonte di entrate per la madre patria, una gallina dalle uova d'oro da cui attingere per rifornire le casse imperiali, svuotate dalla lunga e impegnativa Guerra dei Sette Anni.

E nel 1773 arriva la famigerata goccia che fa traboccare il vaso. 
La Compagnia Britannica delle Indie Orientali, in gravi difficoltà finanziarie, ottiene il completo monopolio sul commercio del tè, tagliando fuori completamente gli intermediari americani che quindi perdono una grande fonte di guadagno. Avviene quindi un atto dimostrativo passato alla storia. Alcuni coloni, travestiti da nativi americani, la notte del 16 dicembre 1773 si intrufolano a bordo di alcune navi mercantili inglesi e rovesciano l'intero carico di tè al loro interno nelle acque del porto di Boston. Si tratta del famoso Boston Tea Party.
Atto dimostrativo, dicevamo, ma dalle immense conseguenze.
L'Inghilterra, inutile dirlo, va fuori dai gangheri. Pretende sostanziosi risarcimenti, chiude il porto di Boston e toglie ulteriori libertà alle colonie.

È palese, è ora di fare qualcosa. Nel 1774, a Philadelphia, si riunisce il Primo Congresso Continentale. Al Congresso partecipano i delegati di 12 delle 13 colonie, che rivendicano l'autonomia amministrativa dei coloni e votano tra le altre cose il boicottaggio sistematico delle merci inglesi. Sia da una parte che dall'altra dell'Atlantico si vedono tentativi di compromesso per evitare la rottura, ma alla fine nessuno di essi ha successo. 

E così, nel 1775, ha inizio la Guerra di Indipendenza

Come finirà? Beh, lo sappiamo, no? In ogni caso, se volete sapere a grandi linee com'è andata, stay tuned!

Alla prossima!




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