sabato 26 novembre 2016

L'Età delle Certezze Fragili + Intervista

 Ciao amici!

Eccomi di nuovo qui, a parlarvi della mia ultima lettura.
Si tratta di un romanzo un po’ malinconico, a dirla tutta, che non rientra nei canoni di solito da me prediletti, ma che comunque mi ha fatto molto piacere incontrare per la via.

Il libro si intitola L'Età delle Certezze Fragili.
L’autrice, Giorgia Primavera, affronta tra le sue pagine un tema delicato, uno di quelli di cui spesso non si parla perché ancora considerato tabù, quasi una cosa di cui vergognarsi; quello stravolgimento dei sensi e della vita di ogni donna che conosciamo con il nome, diciamocelo, decisamente poco poetico di menopausa.

La protagonista è una donna che ha appena toccato questo, chiamiamolo, «traguardo» dell’esistenza; nel corso della narrazione viviamo dunque insieme a lei tutti i cambiamenti che questa nuova situazione porta con sé: il desiderio di riportare indietro le lancette della vecchiaia, esplicitato nella decisione di sottoporsi a qualche intervento di chirurgia plastica; la fine della passione per il suo attuale compagno di vita; la curiosità per una relazione a distanza con uno sconosciuto scozzese.

Man mano che la lettura prosegue, però, vengono alla luce molti segreti del passato della protagonista, e le sue vicende sono accompagnate da eventi inattesi e da alcuni veri e propri colpi di scena. Nel romanzo c’è infatti anche il posto per altre storie; storie di gigolò per necessità; storie di personaggi con incontri un po’ troppo ravvicinati con trafficanti di droga senza scrupoli; storie di traffici di organi e di eroi improvvisati.

Il tutto scritto con una bella prosa, a tratti molto delicata, in altri piuttosto cruda, ma sempre fluida e piacevole. Soprattutto, scritto con una «voce umana»: con questo intendo che il testo non tratta il discorso in maniera distante, astratta; tutt’altro. Noi lettori ci sentiamo vicini a Viola e alla sua quotidianità, la vediamo quasi come un’amica che abbia deciso di confidarsi con noi. Insomma, un libro che mi sento di consigliare, anche se, vi avviso, vi lascerà addosso un certo velo di malinconia…

Però oggi non mi fermo qui. Oltre a parlarvi di «L’età delle certezze fragili» vi posso offrire una piccola chicca, una simpatica intervista che Olimpia Petruzzella ha rivolto all’autrice, Giorgia Primavera. 

Buona lettura e alla prossima!


1) Parlare di menopausa e di crisi di mezza età femminile è sicuramente una scelta coraggiosa, specie in una società maschilista come quella in cui viviamo. Come mai questa scelta?
In effetti non è stata solo una mia scelta, ma una decisione concordata con la casa editrice.
Avevo proposto loro un testo e ritenevano che i “punti forti” fossero i cenni al vissuto della menopausa. Essendo, poi, Edizione Clandestine, un editore dedito a tematiche politiche e sociali anche scomode, abbiamo concordato una riscrittura del testo, prendendo quel tema come fulcro.

2) Viola è un personaggio incredibilmente umano. C’è qualcosa dell’autrice nel
personaggio o è completamente inventato?
Non credo proprio mi somigli. Ho, purtroppo, un carattere più irruento e reattivo, mentre Viola è più pacata e riflessiva.

3) La storia di Ernesto mi ha colpita molto. Perché la scelta di inserire il tema del traffico di organi in una storia già così delicata?
Mi piaceva il contrasto che si veniva a creare ed era un’orrenda pratica delinquenziale che mi aveva colpito molto.

4) Come mai la scelta di ambientare la storia in provincia, a Massa?
Avrei comunque ambientato la storia in provincia, perché conosco bene quella realtà, e la mia bella città prossima al mare, elemento imprescindibile, mi è parsa adatta.

5) Tutta la storia è ben costruita e fortemente intrecciata, eppure in qualche modo
sembra scritta quasi a ‘episodi’. Come mai questa scelta stilistica?
Ti ringrazio per la cortesia con la quale mi muovi una critica velata. Sì, hai ragione! Traspare, forse, il fatto che l’ho scritta con discontinuità, per motivi lavorativi e familiari. Purtroppo accade sempre qualcosa che interrompe e, quando riprendi, scrivi una nuova
puntata...

6) L’età delle certezze fragili per te qual è, e cosa rappresenta?
Un tempo si chiamava crisi di mezz’età. È quel periodo in cui fai conti con il fatto che stai andando incontro alla parabola discendente della vita, una fase dolorosa che va accettata, ma che la cultura giovanilista imperante, non consente di metabolizzare come un tempo. Bisogna invecchiare atletici e perfetti nell’immaginario collettivo quasi volessimo esorcizzare il declino. Ma non è così che funziona davvero.

7) Il rapporto tra genitori e figli è sempre delicato. Rachele cosa vuole veramente da sua
madre?
Credo che la domanda sia “che cosa vuole ora Rachele dalla madre”, perché i figli attraversano fasi diverse, momenti di egoismo ma anche di grande altruismo. Rachele è in un periodo in cui è concentrata solo su se stessa. Non escluderei che cambi atteggiamento in seguito e ritorni sinceramente affettuosa.

8) Giorgia Primavera ha nuovi progetti letterari? E soprattutto la storia di Viola è
davvero finita?
Sì, la storia di Viola è finita. Ora voglio dedicarmi a un romanzo che tratti temi animalisti, problematizzandoli. Ovvero scriverne senza il piglio della vegana fondamentalista, ma dando comunque voce alle sofferenze inutili che causiamo alle altre specie.

martedì 1 novembre 2016

Sono Fermo, MI Muovo

Un buongiorno a tutti, cari amici del blog.

Oggi vi vorrei parlare di uno dei libri più particolari che io abbia avuto modo di leggere negli ultimi tempi. Non è un romanzo; non è una guida turistica, né un’autobiografia e nemmeno un saggio. Per dirla in breve, è tutte queste cose messe insieme.

Si intitola Sono Fermo, Mi Muovo, nato dalla penna di Gianluca Giusti. Gianluca è un informatore scientifico. Già; non fa lo scrittore di mestiere. Ma Sono Fermo, Mi Muovo non è il suo primo libro. E scoprirlo, per me, è stata una folgorazione; appassionata come sono di leggende metropolitane e bufale varie, per anni socia del Cicap, con diversi libri di Massimo Polidoro, J.H. Brunvand e Lorenzo Montali nella libreria, imbattermi per puro caso in qualcuno come Gianluca, che ha pubblicato lavori a difesa della ragione e contro pseudoscienze e fanatismi del complotto, è stato come trovare una vecchia, gradita conoscenza. 
Per questo, ma non solo, sono felice di parlarvi qui del suo ultimo lavoro.

Che, come vi dicevo prima, è un po’ un ibrido di tante cose. 

Potremmo chiamarlo romanzo, perché c’è una storia. Quella dello stesso Gianluca, che ci racconta di una strana settimana in cui, in compagnia di un misterioso Lord inglese (chi sarà?), viaggia per le strade della sua città, Montecatini Terme.
Quindi possiamo anche chiamarlo guida turistica: approfittando dei «giri» per la città, Gianluca ci guida attraverso la geografia e la storia di questo centro abitato che, sinceramente, mi è davvero venuta voglia di visitare.
Dicevamo che è anche una sorta di autobiografia: Gianluca infatti non ci fornisce solo nozioni enciclopediche su Montecatini; si sofferma anche sul proprio passato, sugli infiniti modi in cui la sua vita si è legata alle strade e agli edifici della sua città.
E infine è anche un saggio, un testo che in diversi punti approfondisce argomenti disparati (i presunti complotti delle case farmaceutiche, gli allarmismi riguardanti le vaccinazioni, i problemi del Bel Paese, e molti altri).

Quindi, vedete, c’è un bel calderone di elementi. Un «minestrone» come questo, diciamocelo, potrebbe risultare indigesto. In questo caso, invece, per fortuna non è così.
Lo stile narrativo dell’autore è fresco, simpatico, in grado spesso di strappare un sorriso. E riesce a catturare l’attenzione del lettore. Quando ci racconta la storia di Montecatini ci sembra di essere veramente lì con lui. Noi siamo Wilson, il misterioso Lord inglese che, senza mai pronunciare una sola parola, lo segue in questo viaggio immaginario nella memoria, nel passato, presente e futuro di una città che l’autore, è palese, ama profondamente. 

Mi sono piaciuti in particolare alcuni momenti. Per esempio quando richiama alla memoria la Montecatini dei tempi andati. A un certo punto della narrazione si scopre immerso in una visione del passato; diversi personaggi storici gli passano accanto nelle vie piene di «signore col cappello e l’ombrellino». A un certo punto sente il tram «scarrellare» dietro di sé, e per un attimo anche a noi pare di sentirlo.

Beh, penso di aver reso l’idea. Questo libro mi è piaciuto, e pure parecchio. Tanto che sicuramente andrò alla ricerca degli altri lavori di questo autore che per me è stata davvero una piacevole scoperta.

Alla prossima!

(Link Amazon)