lunedì 21 agosto 2017

Dimenticami Trovami Sognami - un libro che è davvero un sogno

Buongiorno  a tutti, amici!

Come state? Finalmente il caldo di questa estate interminabile sembra dare una piccola tregua... e ne approfittiamo per chiacchierare di nuovo un po' delle mie ultime letture.

Oggi vi parlo di una vera scoperta. Si tratta di un romanzo che in realtà ho letto una ventina di giorni fa; ma solo ora, di ritorno dalle agognate (e volate, accidenti... già mi manca la mia bella spiaggia...) vacanze al mare, ho il tempo e la testa per parlarne.

Premessa. 
Ho letto il romanzo in questione in quanto fonte ispiratrice di un contest a cui ho partecipato (ma che, ahimè, non ho vinto... i miei "avversari" - no, dai, fa brutto chiamarli così... diciamo i miei "colleghi" - erano troppo bravi) su Minuti Contati. In realtà la lettura non era richiesta per la partecipazione, ma il titolo (Dimenticami Trovami Sognami) mi ispirava fiducia, così l'ho comprato.

Apro un'altra parentesi sui gestori della casa editrice del libro (Zona42). Ho avuto necessità di contattarli per un chiarimento in relazione all'acquisto del romanzo, e devo dire che sono davvero splendidi. Chiusa parentesi.

Comunque, tornando a noi...

Dimenticami Trovami Sognami è un romanzo di fantascienza dell'autore Andrea Viscusi
Anche se, forse, parlare di fantascienza è in questo caso riduttivo. Almeno, per quanto mi riguarda, quella parola evoca navicelle spaziali in orbita, armi futuristiche, alieni e androidi, aridi paesaggi di pianeti lontani o viaggi interstellari. Qui però il discorso è diverso. Il "viaggio" c'è, ma si tratta più di una sorta di viaggio interiore. 
E dell'esplorazione di inimmaginabili possibilità.

Il protagonista è Dorian Berti, aspirante astronauta italiano che viene finalmente scelto per la sua prima missione. La quale, però, non sarà affatto come se l'era immaginata... Dorian non sarà infatti un vero e proprio astronauta, bensì un onironauta. La missione, il misterioso Progetto Milam dell'agenzia ESA, lo terrà letteralmente isolato dal mondo per dodici anni; al suo ritorno, scoprirà quante cose sono cambiate (lui compreso: non è invecchiato di un giorno, ma qualcosa dentro di lui non è più come prima...), quante ne avrebbe potute cambiare... e quante forse può ancora cambiarne. 

Confusi? Immagino. 
La teoria alla base del libro è complessa ma affascinante; e no, non ve la spiego per evitare spoiler, poiché per me una delle gioie di questa lettura è stata proprio scoprirla poco a poco. 
Nel romanzo anche l'amore trova un posto centrale, e viene raccontato come piace a me: sincero e non stucchevole.

Il finale, poi, mi ha lasciato un retrogusto dolceamaro che mi ha fatto rimpiangere di aver raggiunto l'ultima pagina. Non capita molto spesso, ma in quelle rare volte, in quegli attimi preziosi in cui si sente già la mancanza di un romanzo appena dopo la parola "fine", è possibile percepire materialmente la magia di quell'arte meravigliosa chiamata "letteratura".

Passando dalla trama all'aspetto "tecnico", ho apprezzato moltissimo la scrittura di Andrea, che riesce a rendere semplice e scorrevole un romanzo basato su concetti estremamente complicati. Interessante anche la scelta del titolo del libro, che riprende quelli delle tre sezioni in cui il romanzo è suddiviso, per l'appunto Dimenticami, Trovami e Sognami
La prima metà circa del libro (Dimenticami e una parte di Trovami) è bella ma senza fuochi artificiali, che si fanno però sentire poco dopo. Quando la complessa matassa inizia a dipanarsi e il lettore comincia a capire sul serio cosa c'è sotto, ebbene, a quel punto mollare il libro per dedicarsi ad altro diventa davvero difficile. 

Belli i personaggi, molto ben delineati. Il mio preferito è Simona, la fidanzata di Dorian. Non tanto nella prima parte, in cui è un personaggio un po' marginale, quanto nella seconda; qui è facile immedesimarsi in lei, nella sua ricerca di una verità incredibile... 

In conclusione, credo abbiate capito che Dimenticami Trovami Sognami è un romanzo che mi ha colpito parecchio. Ve lo consiglio, che amiate la fantascienza oppure no. 

E poi fatemi sapere se, sul finale, è scesa una lacrimuccia anche a voi...

Alla prossima!


martedì 11 luglio 2017

Le Mille Facce della Stessa Moneta

Buona giornata a tutti amici!

L'estate è arrivata presto quest'anno, vero? Si è presentata già da un po' in tutto il suo calore... tempo di vacanze per i più fortunati, che magari avranno qualche ora di relax da passare sulla sabbia bruciata dal sole, in compagnia di un bel libro.

Personalmente sono dell'idea che in spiaggia il tipo giusto di libro da leggere siano le raccolte di racconti. 
Immagina.
Sei lì, protetto dal tuo fidato ombrellone, sdraiato su un asciugamano o comodamente steso sul lettino; in un orecchio hai la risacca del mare, nell'altro le voci dei bagnanti e magari le rime improvvisate (e improponibili) dell'omino del cocco bello. Hai la tua raccolta tra le mani; leggi un racconto, magari due. 
Poi hai caldo e vuoi farti una nuotata; nessun problema: nessun capitolo lasciato a metà, nessun subdolo cliffhanger a porti di fronte all'annoso dilemma: mi rinfresco o mi tolgo la curiosità? Niente di tutto ciò. Posi il volume (o l'e-reader) e ti tuffi in mare, sapendo che al tuo ritorno ci sarà una nuova storia, tutta per te, ad aspettarti.
Cosa potresti volere di più?

E quindi io oggi vi segnalo proprio una bella raccolta di racconti. Si intitola Le Mille Facce della Stessa Moneta, e raccoglie undici storie dell'amico Francesco Nucera, che ho avuto il piacere di conoscere al mio arrivo sul forum del portale La Tela Nera e con cui attualmente collaboro per la pubblicazione degli ebook contenenti i racconti dei contest di "La Sfida a..." di Minuti Contati e 666 Passi nel Delirio.

Cosa offre di bello questo libro?

Inizio dal racconto più originale della raccolta. Protagonista indiscusso, pur se non quello "ufficiale", tal Venturino. Il quale, con la sua stramba cadenza, ci accompagna in quella che è forse la regione più bistrattata d'Italia, quella che non ci ricordiamo quasi mai di elencare, sulla cui esistenza da tempo si dibatte (goliardicamente, si intende - basta guardare la relativa pagina di Nonciclopedia). Un racconto che mischia sapientemente l'assurdo con la nostalgia, il surreale con la ricerca e l'accettazione delle proprie radici.

E pensare che, secondo me, Il meraviglioso mondo del Molise non è nemmeno la storia più bella della raccolta.
Se devo dare un mio parere personale, lo scettro se lo contendono un'altra manciata di racconti.
Uno di essi, sicuramente, è La fortuna è una ruota che gira, ma spesso si inceppa. Parte come una storia frizzante e per certi versi assurda (conversare con una pianta o con la propria pantofola sinistra, per non parlare poi di determinate e delicate parti del corpo, non è male), per poi virare all'improvviso verso un finale del tutto inaspettato. Una lettura resa ulteriormente godibile dai numerosi riferimenti a personaggi della cultura popolare.
Mi è piaciuto molto anche Scappa, Diego, nonostante il pessimismo e la violenza che lo pervadono.
Altro racconto meritevole è L'Amore è un salto nel buio; questo è un altro esempio della capacità dell'autore di ribaltare le carte in tavola, di mischiare generi e sentimenti diversi in modo fluido e ben costruito. Il racconto infatti è romantico e intimo, ma allo stesso tempo spietato.
Anche lo steampunk di Nuvole a Vapore, commovente inno al "tutto è possibile", si è rivelata una lettura gradevole.
Infine, una menzione a parte merita a mio avviso Jessica Mon Amour e il Fantino, una sorta di favola, un'allegoria nel cui protagonista difficilmente non noterete i tratti peculiari di un personaggio alquanto noto nell'Italia della Seconda Repubblica.

Io ho elencato alcune delle storie qui contenute, ma tutte, in un modo o nell'altro, si sono rivelate piacevoli.

Quindi, se state per partire per il mare (ma anche se no ;) ), perché non mettere anche questo in valigia?

Buone vacanze e a presto!

martedì 6 giugno 2017

Fore Morra - Senza Redenzione

Buongiorno amici!

È passata una quantità vergognosa di tempo dall'ultimo post, quindi parto subito in quarta con l'argomenti di oggi ;)

Ci sono opere (romanzi, film, serie tv...) che riescono a prendere personaggi cattivi e farceli amare.
Pensiamo per esempio a Dexter. Diamine, è un serial killer! Uccide le persone perché non riesce a farne a meno, perché è un assassino dentro. D'accordo, segue il codice di Harry, uccide solo gente cattiva, che se lo merita. Ma è e resta pur sempre un feroce omicida che non riesce a frenare la sete di sangue.
Eppure, noi gli vogliamo bene. Stiamo dalla sua parte e speriamo che riesca sempre a farla franca, a sopravvivere, a proteggere chi ama.

Alisa e Buba, i protagonisti del romanzo di cui vi parlo oggi, sono un po' così. Non sono quelli che si potrebbero definire gente per bene. Anzi.
Sono due sicari della camorra. Killer professionisti, implacabili.
E niente, nonostante questo, proprio come nel caso di Dexter, il lettore non può fare a meno di fare il tifo per loro.

Autore di questa non facile impresa è Diego Di Dio, che dopo aver sparso per il mondo numerosi racconti (alcuni dei quali gli sono anche valsi diversi premi) è finalmente approdato a quel lido tanto agognato che è la pubblicazione del primo romanzo. Io ho avuto la fortuna di conoscere Diego già prima, all'epoca delle storie brevi; quando è uscita la versione ebook di Fore Morra, dunque, l'ho subito acquistata. Ci ho messo purtroppo un po' a leggerla, a causa di diversi impegni lavorativi... ma quando ho finalmente potuto dedicarmi alla lettura, ne sono stata davvero soddisfatta.

Un veloce abbozzo di trama: la protagonista principale è Alisa, una donna forgiata da un'infanzia che definire difficile è riduttivo: una madre che non ha mai conosciuto,  un padre più crudele di Negan... l'adolescenza non va meglio, anzi se possibile la sua situazione peggiora. Da sempre circondata dall'ambiente della malavita, finisce giocoforza per farne parte. Insieme a lei Buba: una figura particolare, sfuggente, senza una definizione univoca. Per Alisa è un amico, un maestro, un amante; ma è anche una figura paterna, che la protegge come avrebbe dovuto fare il suo genitore biologico: a costo della sua stessa vita.

Il romanzo si svolge su due piani temporali.  Il racconto dell'infanzia e dell'adolescenza di Alisa si alterna a quello del presente, in un gioco che, scavando nel passato,  svela poco a poco gli eventi che hanno portato alla situazione dell'oggi. Piace la caratterizzazione. L'autore scava a fondo nell'animo di ALisa,  segnata da mille drammi e disavventure, da sensi di colpa (spesso immeritati) e paure. Buba è più defilato, il lettore conosce poco o nulla di lui, ma quel poco che sa è sufficiente a renderlo unico; unico nella sua mania per la perfezione, nel suo amore per la lettura e la musica (ma mica tutta...), nei suoi silenzi, nella suo continuo proteggere la giovane Alisa.

Intorno ai due protagonisti si muove un universo variegato di personaggi, quasi tutti legati al mondo della criminalità organizzata. Come si può intuire,  le vicende narrate non sono all'acqua di rose. Non è una lettura semplice dal punto di vista dei contenuti. Certe scene sono decisamente crude, a maggior ragione perché sono, purtroppo, quanto mai verosimili.

Ma la scrittura è scorrevole, cruda sì, ma in taluni passaggi delicata e introspettiva.  Non mancano i colpi di scena. Uno, devo dirlo, me lo aspettavo. Ma la conferma di quel sospetto non è stata meno piacevole di un pugno nello stomaco dato da una scoperta inaspettata.

In conclusione, un libro che senza dubbio vi consiglio.

Alla prossima!



giovedì 20 aprile 2017

Segnalazione + intervista: Giovanni Nikiforos

Buongiorno a tutti, amici!
Oggi sono qui per segnalare a tutti gli appassionati di fantasy italiano (soprattutto i più giovani) un romanzo dell’autore Giovanni Nikiforos. Si intitola Elial, Il Figlio dei Due Popoli, ed è stato pubblicato lo scorso anno da Atene Edizioni.

...Un male assoluto sta sorgendo su lande un tempo pacifiche: arcane potenze devastano la Natura, seminando la desolazione fra i Popoli Liberi. In un universo dominato dalla Magia, che si manifesta attraverso i Doni della Madre, a una strana Compagnia viene affidata una missione dal Principe Drago, garante di pace e armonia, contrapposto all'oscuro gemello.
La missione si trasformerà ben presto in un'epica vicenda che deciderà le sorti del mondo, sul filo di una profezia che ha due facce e che può significare vita oppure morte. Tutto ruota intorno alla figura del giovane Elial, il Figlio dei Due Popoli, erede inconsapevole di Stirpi che affondano le proprie radici negli elementi primordiali. Il potere di cui è depositario potrà portare alla sopraffazione totale di ogni cosa buona o al ristabilirsi dell'equilibrio e del benessere.

La trama, molto in breve, è questa. Tutto ruota intorno a quell’Elial del titolo, un ragazzino speciale, unico anche nell’aspetto fisico (come potete notare dall’immagine sulla copertina). Ovviamente queste poche righe sono solo un assaggio, una semplice presentazione a un’avventura corposa, con personaggi variegati e un intreccio articolato.

Ma più che il libro, oggi vorrei farvi conoscere meglio il suo autore, Giovanni Nikiforos, che ha  gentilmente accettato l’invito a rispondere a una breve intervista.

Buona lettura!
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Ciao Giovanni e grazie di essere qui, ospite sul blog! Cercando la tua biografia in rete, ho scoperto che hai lavorato attivamente come naturalista in varie parti del mondo. Vorresti raccontarci un po’ di questa tua passione?

Amo la natura e sono affascinato dal mondo animale fin dalla più tenera età. Nel corso della mia esistenza ho vissuto un arcipelago di sensazioni in mezzo agli animali selvaggi: a volte stupore, a volte commozione, a volte terrore, a volte una sorta di fusione, sempre amore e interesse. I documentari ho sempre cercato di vederli dal vero, non in televisione.
Non pretendo, ovviamente, che tutti provino analoga passione, ma mi piacerebbe, almeno, che la natura godesse di maggiori attenzioni e rispetto di quanto purtroppo accada.

Guardando le tue pubblicazioni (cito per esempio Impara le filastrocche e colora con Nik - Gli animali del mare), sembra che tu sia particolarmente felice di lavorare per i bambini. Da mamma di due cuccioli, la cosa mi interessa parecchio…com’è muoversi in questo “regno”, sicuramente ricco di soddisfazioni  ma non così semplice o scontato come si potrebbe pensare?

Allora prima di tutto un bacio ai tuoi cuccioli. (Io: grazie! <3 ). Ho sempre amato i bambini. Ciò che ha fatto più di ogni altra cosa rivolgere il mio sguardo verso questo mondo così fragile e prezioso, è stata una serie di esperienze nei paesi in via di sviluppo. Immagino non sia questo il contesto adatto a riportarle in maniera dettagliata, e nemmeno voglio suscitare quel pietismo facile, talora distratto, tipico di molti, però posso dire che un conto è sentirsele raccontare, certe cose, altro conto è viverle in diretta. Questa è stata la chiave che mi ha fatto entrare nel loro regno. Quanto ho realizzato nel settore editoriale rivolto al mondo infantile non mi pare che abbia poi tutta questa importanza.

Certamente, vivere certe esperienze credo cambi radicalmente il modo di vedere il mondo... Veniamo ora a Elial. Dalla fauna del Mediterraneo ti sei lanciato a capofitto nel fantasy più puro (pur se sempre con un occhio di riguardo verso la natura e la sua salvaguardia). È un genere che ti ha sempre appassionato o si tratta della tua prima esperienza diretta?

Sono una persona curiosa e ho tante passioni. La lettura è ovviamente fra queste. Ho sempre letto moltissimo, in maniera quasi compulsiva, di tutto. Da ragazzo amavo anche i fantasy e ne ho divorati diversi, alcuni splendidi, altri francamente non degni di ricordo. Ora ho abbandonato la lettura di quelli, diciamo così, canonici. Quanto allo scrivere, ho diversi lavori di natura fantastica nel cassetto, e qualcosa ho pubblicato, ma Elial è stato il mio primo approccio al fantasy vero e proprio.

Beh, per essere il primo "esperimento" sei subito partito in quarta: il libro è corposo, gli eventi numerosi. Hai inventato un mondo intero, ricco di luoghi e personaggi unici e originali. Come hai gestito il processo creativo? Ti sei lasciato ispirare da qualche scrittore in particolare?

Il mio processo creativo è semplicissimo: mi metto davanti al foglio e inizio a scrivere. Le idee vengono man mano. Ho scoperto il finale di Elial tre giorni prima di scriverlo. 
(Io: Wow!)
Non ho scalette, non studio prima i personaggi. Mi butto e proseguo.
Quanto all'ispirazione direi proprio di no. Non mi sono richiamato a nessun autore in particolare, anche se è vero che noi siamo il risultato delle nostre esperienze, quindi, quando scriviamo, sulla pagina si riversa il nostro bagaglio emozionale, di vita e culturale. Ho tentato di mettere in questo romanzo un pizzico di originalità,  rispetto a certi canoni del fantasy tradizionale. Se vi sia riuscito, non è compito mio dirlo, ahimè,  ma degli eventuali lettori, che mi auguro spassionatamente siano più dei venticinque di manzoniana memoria.

Diamine, direi proprio! ;) 
Per concludere, in copertina si legge la frase «un fantasy per le future generazioni, affinché possano amare la madre terra e vivere in sintonia con tutti i popoli». Di nuovo nel mondo dei ragazzi, dunque. Sembri affezionato agli adulti di domani, nonché impegnato a trasmettere loro messaggi importanti, come quello che fa da sfondo a questo romanzo...

Non vorrei sembrasse che mi sono riproposto di trasmettere chissà quale messaggio epocale attraverso Elial. Si tratta di un semplice libro di intrattenimento, spero gradevole e avvincente, ma nulla più. Oltre a ciò, è un romanzo per adulti o ragazzi più grandicelli, non per bambini. Comunque tentare di trasmettere agli adulti di domani qualche  valore positivo penso che male non faccia, quando si può.

Assolutamente d'accordo. Grazie ancora per il tempo che hai dedicato a quest'intervista.

E ai miei lettori... alla prossima!

mercoledì 12 aprile 2017

I Guardiani dell'Isola Perduta

Ma buongiorno amici! Come state?
Eccomi di nuovo qui a consigliarvi una bella lettura.

Sono particolarmente contenta, perché questo è uno di quei casi in cui l'orgoglio per l'italico scrittore la fa da padrone. Si sente spesso dire (sacrilegio!) che gli autori italiani non si possono comparare con i "big" stranieri; certo, a livello di vendite o di immagine, leggere sulle copertine nomi altisonanti come Clive Cussler, Tom Clancy o Dan Brown, solo per citarne alcuni, aiuta, non fosse che per la posizione da loro occupata nel ribollente calderone dell'opinione pubblica.
Ma Stefano Santarsiere, l'autore di cui vi parlo oggi, è la prova che quelle riportate sopra sono solo false convinzioni; che la risonanza mediatica di un nome (generalmente anglosassone) non è un sicuro certificato di qualità; che gli scrittori nostrani possono essere orgogliosamente annoverati tra quei "big" di cui parlavo.
Il romanzo si intitola I Guardiani dell'Isola Perduta, pubblicato quest'anno da Newton Compton.

Protagonista del romanzo un uomo di nome (fittizio(*)) Charles Fort. Fort è un blogger; il suo blog, La Voce dei Dannati, si occupa di misteri, classici miti e leggende da ogni latitudine. 
Per inciso, trattasi di un blog che, se esistesse, mi piacerebbe visitare. Espone infatti i vari misteri da un punto di vista neutrale, giornalistico, non come certi siti (tendenzialmente complottisti) che a ogni costo vogliono convincere, per esempio, dell'inconfutabile realtà delle scie chimiche o del chupacabra; del tipo, io vi scrivo quello che ho scoperto su questo argomento, sta a voi lettori trarre le conclusioni che ritenete opportune.
(*)Altra curiosità; un signor Charles Fort è esistito davvero. Era uno scrittore e ricercatore americano del paranormale (citato di sfuggita anche all'interno del romanzo IT, di King), conosciuto a quanto sembra per lo stile ironico e sarcastico con cui riportava eventi inspiegabili. Suppongo che l'autore si sia effettivamente ispirato a quest'uomo per trovare il nome d'arte del suo protagonista.

Comunque, tornando alla storia.
Fort, di stanza a Bologna, si avvale per i suoi articoli della collaborazione di diversi inviati che gli spediscono gli articoli per il sito da ogni angolo del globo.
Un giorno, Fort viene contattato dai Carabinieri per identificare il corpo di uno di questi collaboratori, Luca Bonanni, morto in un incidente stradale.
Forse.
Perché ben presto affiorano dubbi sulla sua morte. È stato davvero un incidente? O le ricerche su cui l'uomo stava lavorando negli ultimi mesi hanno qualcosa a che fare con la sua prematura dipartita?
Da questo interrogativo parte una lunga indagine, il tentativo di ricostruite un mosaico complesso che ha una particolarità: non appena si scopre qualcosa, spunta fuori un mistero sempre più sconcertante...

Il libro mescola sapientemente realtà è finzione. Leggendolo, non ho potuto fare a meno di paragonarlo a Dan Brown. Spero non me ne voglia l'autore, magari lui fa parte di quella schiera mica tanto limitata a cui l'uomo del codice non piace... ma era solo per sottolineare come anche Santarsiere sia capace di unire talmente bene fatti scientifici con elementi fantastici da rendere questi ultimi assolutamente verosimili.
Lui stesso nella postfazione sottolinea con parole a mio avviso perfette quanto questa commistione di realtà e fiction sia allo stesso tempo intrigante e difficile da realizzare:

Come sempre, realtà e finzione si uniscono nei romanzi come facce della stessa medaglia. La sfida dello scrittore consiste nel lanciare la moneta, farla roteare davanti agli occhi del lettore fino a rendere indistinguibili i due versanti e fonderli in un’unica, fantasmagorica visione.

A tal proposito vi consiglio (magari dopo aver letto il libro, per non rovinarvi eventuali sorprese) di visitare questa pagina. Tratta dal sito ufficiale di Santarsiere, è stata creata a imitazione di come potrebbe essere un autentico articolo sul blog La Voce dei Dannati, e ripropone (mescolando ancora finzione e realtà) le intriganti teorie proposte nel corso della narrazione.

Altra cosa che ho apprezzato moltissimo è lo stile narrativo, per il quale mi viene in mente un'unica parola: incalzante.
Non c'è un attimo di tregua. Succede sempre qualcosa. Dalla prima all'ultima pagina; anzi, fino all'ultimissima riga.
Lo schema è sempre quello: risolvi un problema, e pensi "oh, ora andrà tutto bene" e invece no, i problemi ora sono due. .. è una tecnica narrativa di sicuro effetto, perché incolla il lettore alle pagine come se fosse un tubetto virtuale di Super Attak... ma non è affatto semplice. Occorre immaginazione, certo, creatività; ma anche padronanza assoluta della storia, perché il rischio di diventare ripetitivi o di perdere il filo della vicenda (e infognarsi quindi in un baratro da cui uscire è complicato) è davvero dietro l'angolo.
Santarsiere però si giostra bene con il materiale a sua disposizione, con una scrittura fluida e rapida che gestisce bene i tanti colpi di scena.

I Guardiani dell'Isola Perduta è il secondo libro di Santarsiere con protagonista Charles Fort. Il primo si intitola La Mappa della Città Morta, pubblicato lo scorso anno sempre da Newton Compton.  Non ho letto il primo libro (ma provvederò); certo qui ci sono alcuni riferimenti alla sua prima avventura, ma non sono numerosi; il romanzo è del tutto godibile anche come lettura a sé. Ovviamente certe sfumature si colgono meglio avendo una visione completa del personaggio, è per questo che di certo recupererò La Mappa della Città Morta; questo signor Fort mi piace e ci tengo a conoscerlo meglio ;)

La vicenda a questo giro è quasi interamente incentrata sull'oceano e i suoi tanti misteri ancora da risolvere. Perché Santarsiere avrà voluto occuparsi proprio di questo mondo sconosciuto? Ce lo spiega lui stesso, sempre nella postfazione:

...l’impulso a raccontare questa storia sta nella certezza di quanto poco conosciamo degli ambienti oceanici e dei loro misteriosi abitanti. L’oceanografia è una scienza che promette molto alla nostra sete di scoperte, allettandoci con l’esplorazione dell’ultima frontiera esistente nel nostro pianeta: gli oceani sono un territorio dove l’immaginazione corre ancora libera, pur volendosi trasformare in conoscenza, in quella perenne oscillazione tra sogno e rivelazione che alimenta da sempre il nostro 
cammino.

Bene, credo di avervi detto tutto il necessario per incuriosirvi - ma non abbastanza da spoilerare, sapete che io e gli spoiler non andiamo granché d'accordo. Ci sono molti dettagli a cui non ho nemmeno accennato e che lascio alla vostra scoperta.

Buona lettura e a presto!

martedì 4 aprile 2017

Maison Rouge - un tuffo nella Parigi di fine '800

Ciao a tutti!

Oggi vi segnalo un titolo che mi è recentemente capitato per le mani. Si tratta di un romanzo dello scrittore Pasquale Capraro e dal titolo Maison Rouge.

Il libro non è del genere che prediligo; fulcro della narrazione è una intensa storia d'amore, e sapete che io sono più orientata verso altre tipologie narrative. Però devo dire che questo romanzo mi ha comunque colpito positivamente
Certo, ci sono svariati momenti in cui amore e passione la fanno da padrone, e quelle sono le parti che personalmente hanno lasciato meno il segno (ma ripeto, e vorrei fosse chiaro: non perché siano scritte male, ma semplicemente perché non sono nelle mie corde. Trattasi di problema mio personale, che ci volete fare? Sono più una da combattimenti con zombie o intricati e scabrosi misteri da risolvere...).
Ma la storia ha anche altro da dire, è interessante, ben scritta e sicuramente può risultare quanto mai gradita a tutte quelle giovini signore un filo più romantiche della sottoscritta. ;) 


La narrazione ruota intorno ai due protagonisti: Amélie e Gilbert. Lei è una ragazza semplice; viene dalla campagna (per la precisione dalla Provenza) e si ritrova a Parigi a causa di un vero e proprio raggiro: Madame Claire, distinta signora della grande città, la invita a raggiungerla a Parigi in qualità di domestica. In realtà, la donna possiede un bordello, la Maison Rouge, in cui la povera, ingenua fanciulla si ritrova suo malgrado a dover vivere. Gilbert si innamora di lei al primo sguardo, e farà di tutto, novello cavaliere, per liberare la giovane dalla sua prigionia. Non vi dico nulla di più, solo che il finale non è così scontato come si potrebbe pensare.


Storia a parte, quello che davvero mi è piaciuto, e motivo per cui mi sento davvero di consigliarvi la lettura di Maison Rouge, è il suo background. 

La vicenda, come dicevo, è ambientata nella Parigi post-impressionista. Siamo nel 1892, l'anno successivo all'inaugurazione del famoso locale di Pigalle, il Moulin Rouge
Una Ville Lumière ritrovo di bohémien, brulicante di pittori, scultori, scrittori, artisti di ogni genere. Vengono direttamente nominati personaggi illustri quali Émile Zola, Charles Baudelaire o Auguste Renoir. Ma ovviamente non basta tirare in ballo rinomati maestri delle belle arti per costruire un'ambientazione solida e intrigante. Capraro riesce però in questo difficile compito. La sua scrittura denota attenzione alla verosimiglianza storica e cura dei dettagli, finalizzata a rendere in modo accurato la Parigi di fine Diciannovesimo secolo. Per esempio quella Montmartre

"[...] dei poeti erranti in cerca di sogni, di mercanti dall'ugola facile, di chanzonier nei caffè chantant; place des artistes di pittori squattrinati in cerca di successo: schizzi, pennelli e bevute. Barbe folte, baffetti arricciati e all'insù. Carretti, carrozze, pizzi e merletti, saluti e baci: bonsoir, adieu, mon amour."

Bene, se volete fare un salto nella Parigi degli artisti e della "fatina verde", questa lettura è altamente consigliata.

A presto!


venerdì 31 marzo 2017

Segnalazione - Nuovo ebook gratuito - La Sfida a Damnation

Buongiorno amici!

Oggi sono qui in «modalità toccata e fuga» ;) Il tempo è sempre tiranno, ma non potevo non segnalarvi questa nuova uscita che, tra l'altro, mi tocca da vicino.

È infatti stato pubblicato ieri l’ebook La Sfida a Damnation (scaricabile GRATUITAMENTE da Amazon a questo link), che contiene, oltre ai racconti vincitori del contest indetto dal portale Minuti Contati, anche quelli vincitori della Decima Edizione dei 666 Passi nel Delirio.

E  ci sono anche io! Troverete infatti in questa raccolta anche il mio racconto Tutta Colpa della Crisi.

Oltre alla sottoscritta, gli autori dei racconti inclusi sono  Francesco Nucera, Pasquale Aversano, Alessandro Randone, Maria Rosaria Del Ciello, Angelo Frascella, Nicola Gambadoro, Andrea Grillone, 

Mi raccomando, scaricate a palla e poi fatemi sapere le vostre impressioni!

Buona lettura e buona giornata a tutti!

martedì 28 marzo 2017

Oscuramente / La Mente Non Oscura. Perché è sempre meglio fare luce...

Buongiorno amici!
Come state?

Rieccomi qui a consigliarvi una bella lettura. Anzi, due. Se ricordate, qualche tempo fa vi avevo parlato di Sono Fermo, Mi Muovo, un libro particolare di un autore che ho scoperto da poco ma che già apprezzo molto, Gianluca Giusti. In quel post avevo espresso il mio giubilo nel venire a conoscenza che Gianluca è un debunker, una di quelle persone che, armato di tanto studio, conoscenze approfondite e un po' di sano buon senso (che non guasta mai, ma che ultimamente sembra essersi un po' diluito tra le fila dei social network) tenta di scardinare falsi miti e credenze che, se a volte ci fanno solo fare la figura degli sciocchi creduloni, altre volte possono portare a comportamenti potenzialmente dannosi (non voglio aprire qui una parentesi che non si chiuderebbe mai e che, già lo so, porterebbe solo tanta polemica che, tra queste pagine, non voglio... ma un esempio eclatante è quello del presunto legame vaccini-autismo di cui tanto si parla di questi tempi...).

Tornando a noi. Quando ho scoperto la bibliografia di Gianluca Giusti ho subito pensato che avrei voluto leggere i suoi libri. E quindi eccomi qui, complice una bella intervista che l'amica Olimpia Petruzzella gli ha recentemente rivolto (e che troverete in fondo al post).
Inutile dire che ho semplicemente divorato entrambi i saggi di cui vi parlo oggi.

Ora, non vorrei fare spoiler, e rovinarvi il gusto di scoprire la risposta alla domanda del sottotitolo... beh, la tiro ancora un po' alla lunga...
attenzione...
se non volete sapere nulla saltate al paragrafo relativo al secondo libro...
sto per dirvelo...
occhio...
arriva... ebbene... beh, diciamo che in realtà, dato che già sopra vi ho detto che Giusti è un debunker, la risposta dovrebbe essere palese. Ebbene... No, signori. Non è affatto vero. Questa del 10% è una delle tante, colossali e intramontabili bufale in circolazione.
Il bello dei debunker, però (e il motivo per cui è tanto piacevole leggere un libro come questo), è che al contrario di quelli che invece le bufale le fanno volentieri circolare, forniscono spiegazioni dettagliate e scientifiche, prove inconfutabili e quanto mai evidenti di ciò che dicono. 
Ed è proprio questo che fa Giusti in questo libro. Lui spiega. Non pretende che gli crediamo e basta. Ci dice perché dobbiamo credergli. E lo fa con un piglio spesso spiritoso, con immagini che strappano un sorriso e con un linguaggio colloquiale, tanto da farci pensare che non stiamo leggendo un libro, ma che siamo al baretto del paese e che Gianluca sia lì a chiacchierare con noi con un bel bicchiere di birra in mano (un esempio è questa citazione: "L'essere umano utilizza al 100% le sue funzioni cerebrali [...] Questo vale per tutti, anche per quelle persone di cui avremmo sicuramente detto il contrario". Ma ci sono punti decisamente esilaranti, che lascio alla vostra scoperta).
Non mancano inoltre riferimenti ad altri argomenti spesso oggetto di false credenze, come gli oroscopi, o a personaggi tanto famosi quanto inaffidabili come Gustavo Rol o Uri Geller.

La Mente Non Oscura, il secondo libro che vi propongo, ha un registro un po' più formale. Non mancano le battute, ma sono un po' più limitate rispetto al primo. Quello che colpisce qui è l'estrema cura per i dettagli, per la precisione.
In questo saggio, Gianluca Giusti esplora diversi miti ruotanti intorno al concetto di "mente". L'ipnosi, la psicologia della persuasione, gli inganni della mente e così via.  Per esempio: vi è mai capitato di sentire alla tele (o leggere su internet) di bande di ladri che ipnotizzano il malcapitato di turno (di solito commesso di negozio o cassiere di banca), il quale senza nemmeno rendersene conto consegna una bella fetta di soldoni nelle mani dei malintenzionati? Oppure, avete mai giocato al Lotto i numeri ritardatari per la loro maggiore probabilità di uscire? Bene, in questo libro troverete riferimenti specifici a questi e altri miti della mente e della sua interazione con il mondo. 

Troverete anche una breve spiegazione di meccanica quantistica, ovviamente molto semplificata. Perché? direte voi. Che c'entra la MQ con la mente? Beh, c'entra in un modo molto particolare; un modo che, sì, lo ammetto, avrei voluto poter scoprire reale... certo, anche io ogni tanto mi lascio affascinare da quelle notizie "troppo belle per essere vere". Salvo poi informarmi, tenendo magari le dita incrociate nella speranza di trovare prove a favore ma, tendenzialmente, sbattendo la faccia contro la dura realtà. Ma è comunque meglio veder crollare qualche castello in aria piuttosto che farsi abbindolare da gente con pochi scrupoli: perché se è vero che tanti elargiscono bufale come se non ci fosse un domani in perfetta buona fede, altri sono meri truffatori da cui è meglio stare alla larga. Questo è un altro motivo più che valido per apprezzare lavori come quelli nati dalla penna di Gianluca Giusti. 

Ora vi lascio alla bella intervista di Olimpia. Buona lettura e alla prossima!

***

Ciao Gianluca, ho appena finito di leggere i tuoi due saggi "Oscuramente" e "La mente non oscura". E vorrei farti qualche domanda, quindi partiamo dall'inizio.
1) Perché hai deciso di scrivere dei saggi sul cervello umano?

Anzitutto grazie per questa intervista e un caro saluto a tutti i lettori.
Il perché nasce dal fatto che il cervello e la mente sono all'origine di tutta una serie di miti e leggende che non riguardano invece altri organi meno romantici. In fondo è comprensibile, noi siamo il nostro cervello e la nostra mente quindi è facile associare ad essi chissà quale anfratto di natura misteriosa. Mentre oggi si sente perfino parlare di "mente quantica", per esempio, associando in modo avventato i termini di una disciplina estremamente complessa della fisica, a potenzialità più o meno espresse della mente umana, al contrario non si legge mai di robe tipo: sistema linfatico quantico. Quello che ho cercato di fare è stato solo di provare chiarire in modo facile e comprensibile cosa è vero della nostra mente, da un punto di vista scientifico, da quelli che pur affascinanti, restano solo leggende legate a misteri o poteri che non ci sono.

2) A che punto credi che sia, oggi, la ricerca? Ossia, se dovessi quantificare, quanta parte del cervello e dell'intelligenza umana pensi sia stata spiegata e sviscerata dalla scienza? E quanta, invece, ritieni sia rimasta tuttora oscura?

La ricerca come sappiamo è un processo inarrestabile ma si sviluppa principalmente sulla parte fisiologica e fisiopatologica: Schizofrenia, Alzheimer, depressione maggiore, ecc. È qui che serve capire i meccanismi e le origini patologiche della malattia per sviluppare le cure migliori. Per il resto si torna di nuovo nel mito come appunto a zone ancora oscure o non spiegate della mente. In realtà il nostro cervello è stato mappato completamente e sappiamo da tempo che non ci sono zone oscure e inesplorate. Sappiamo tante cose. Poi come tutti gli organi ha anch'esso delle cose ancora da spiegare, allo stesso modo del sistema immunitario, neuro endocrino o genetico. Ma nulla che abbia a che fare con poteri strani o fuori dalle normali leggi fisiche. Per dirla in breve, non è grazie alla forza del pensiero che si piegano le forchette, ok? Per l'intelligenza vale lo stesso principio e lo si spiega con il progresso. Non si pensa mai a tutto quello che è stato fatto in pochi anni, lo diamo quasi per scontato mentre invece è legato proprio al progresso della conoscenza. L'intelligenza non ha misteri, il vero mistero è un altro, come un "semplice" stimolo elettrochimico quale essere quello legato alla trasmissione tra neuroni permetta la nascita di sentimenti complessi come l'amore, l'odio, la creatività o i talenti. Questo è qualcosa meritevole di una discussione, tutto il resto è fuffa e ogni volta che trovate la parola quantico associata alla mente o al cervello, la fuffa è doppia.

3) Parli spesso dei cosiddetti VGE. Credi davvero che leggendo i tuoi saggi la gente possa arrivare a riconoscerli?

I VGE ricordiamolo sono quelli che definiscono venditori di ghiaccio agli eschimesi, vale a dire quelle persone che vogliono far passare per vero quello che vero non è. Per riconoscerli serve conoscere ed essere informati, non ci sono altre armi. Io credo di poter dare una mano dando delle indicazioni precise e mirate almeno per la parte legata alle pseudoscienze. Ma serve anche ricordare quanto sia importante la comunicazione in generale a cui si associano le tecniche persuasive che quando ben applicate, funzionano. Mentre in OscuraMente presento i VGE, ne: La mente non oscura si parla anche dell’affascinante mondo della persuasione, del perché funziona e come difendersi da certi tipi di manipolazione verbale.

4) Continuerai questa interessante analisi in un prossimo saggio?

Sì, sta per uscire la ristampa in versione e-book di un altro mio libro che continua questo processo divulgativo legato ai misteri. Non è specifico sulla mente ma comprende tutto il resto delle cose apparentemente poco spiegabili e dei nuovi complotti oggi di moda come le "scie chimiche".

5) Hai in progetto altri saggi scientifici ma di diverso argomento?

Si quello che hai letto sopra è un altro saggio sulla parte legata alla religione che renderò disponibile in forma gratuita iscrivendosi alla newsletter del mio sito www.gianlucagiusti.com.

6) Da quando i libri sono usciti a ora, hai scoperto qualcos'altro di interessante sulla mente umana?

Sono tornato a lavorare come informatore scientifico nel settore Psichiatria con la mia azienda e quello che ho scoperto riguarda proprio la parte legata alle patologie della mente e di quanto possono incidere sulla vita delle persone e dei familiari. Voglio sottolineare ancora una volta il ruolo della ricerca scientifica per mettere a disposizione dei clinici e dei pazienti farmaci che, se ancora non in grado di risolvere del tutto la malattia, possono controllare in modo eccezionale una patologia devastante come la schizofrenia. Sta per uscire, ad esempio, una nuova formulazione trimestrale che permette di controllare i sintomi dello schizofrenico con solo quattro somministrazioni all'anno. Una rivoluzione che permetterà ai pazienti una nuova vita trasformando lo stigma e le difficoltà della malattia, in un nuovo progetto di vita.

sabato 11 marzo 2017

*USA Books... and More* - Letteratura - Benjamin Franklin

*LETTERATURA*

Benjamin Franklin

Buongiorno a tutti, amici lettori.
Eccoci a una nuova puntata della rubrica USA Books... and More. Come l'ultima volta, anche oggi ci soffermiamo su un esponente del panorama letterario degli Stati Uniti. Dal punto di vista storico, eravamo arrivati alla Guerra d'Indipendenza; e proprio a questo evento si lega a doppio filo l'uomo di cui vorrei parlarvi oggi. Uno dei padri fondatori, che collaborò alla stesura della Dichiarazione di Indipendenza; uno scienziato e inventore; un diplomatico; e sì, tra le altre cose, anche uno scrittore.
Ben Franklin alle prese
con un bel temporale...

Stiamo parlando di Benjamin Franklin.

Il vecchio Ben è più che altro noto all'opinione pubblica nella sua veste di scienziato: chi non conosce l'immagine di lui con un aquilone, intento a "catturare" i fulmini e a inventare, di conseguenza, il parafulmine? Ha inventato inoltre oggetti che tutt'ora utilizziamo quotidianamente, come le lenti bifocali o un tipo di stufa (chiamata appunto stufa Franklin); senza dimenticare che è stato il primo a proporre l'ora legale al fine di risparmiare energia.

Un esempio delle tabelle
di Franklin, preso direttamente
dal mio libro dell'università

Ma Franklin si è dedicato anche alle arti umanistiche. Tra le altre cose, vorrei segnalarvi due opere. La prima è la sua Autobiografia. Oltre a raccontare (giustamente, è un'autobiografia!) la sua vita, Franklin qui consegna ai suoi lettori diversi insegnamenti di vita. Loda la frugalità, la temperanza, il duro lavoro, lo studio e la curiosità intellettuale. 

Tenendo conto che Ben Franklin, nato in povertà, nel tempo è diventato (vero self-made man, simbolo di quell'America in cui tutto è possibile)  ricco, illustre e famoso, forse vale davvero la pena soffermarsi sui suoi consigli. Che a un certo punto diventano un vero e proprio manuale, con tanto di tabelle riassuntive di come organizzare le proprie giornate (vedi foto a lato).

Vengono inoltre elencate quelle che Franklin considera le 13 virtù:
TEMPERANZA, SILENZIO, ORDINE, RISOLUZIONE, FRUGALITÀ, DILIGENZA, SINCERITÀ, GIUSTIZIA, MODERAZIONE, PULIZIA, TRANQUILLITÀ, CASTITÀ e UMILTÀ. Ok, so già che sulla penultima qualcuno avrà da ridire... beh, ricordiamoci che siamo nel Diciottesimo secolo ;) 

Questo stile, questa enfasi sul "corretto vivere" prosegue anche nell'altra opera cui volevo accennarvi: il Poor Richard's Almanack.

Si tratta di un breve libro, una collezione di detti, alcuni tratti dalla saggezza popolare, altri creati personalmente da Franklin. La loro bellezza è che molti di essi sono senza tempo: erano validi allora, ma a ben guardare sono perfettamente attuali anche oggi (e alcuni, infatti, vengono tutt'ora ripetuti, come vedrete leggendo il primo esempio) Sono legati tra loro da una serie di tematiche principali: si va dalle qualità peculiari di un vero amico all'importanza di essere parchi e di non perdere tempo in facezie; dall'elogio del duro lavoro alle sfide della vita matrimoniale. Il tutto condito qua e là da battute intelligenti e sense of humor.
Qualche esempio:

Have you somewhat to do to-morrow; do it to-day - Non rimandare a domani quello che potresti fare oggi

Dost thou love Life? then do not squander Time; for that's the Stuff Life is made of. - Ami la vita? Allora non sprecare il tempo, perché è la sostanza di cui la vita è fatta.

Be at War with your Vices, at Peace with your Neighbours, and let every New-Year find you a better Man. - Siate in guerra con i vostri vizi, in pace con i vostri vicini, e fate che ogni nuovo anno vi trovi migliori.

Sono solo tre, ma ce ne sono davvero un'infinità. La parte però più importante dell'intera opera sta forse nella prefazione, intitolata The Way to Wealth (la strada per la ricchezza). Principalmente, un manifesto contro la pigrizia e l'orgoglio, e una lode al lavoro, alla stabilità e alla parsimonia, con un avvertimento particolare contro le piccole spese (Beware of little expenses; a small leak will sink a great ship - Attenti alle piccole spese; una piccola crepa fa affondare una grande nave).

Insomma, se volete diventare il prossimo Paperon de' Paperoni, non vi resta che leggere quello che il caro vecchio Ben ha da dire. E quando, tra quindici giorni, porterete avanti le lancette di un'ora, magari vi ricorderete di lui ;) 

Alla prossima!


venerdì 3 febbraio 2017

Novità - La Sfida a Roma Caput Zombie

Ciao a tutti amici!
Accidenti, non ci sentiamo da un po'...

Oggi sono qui sotto nuove spoglie (più o meno).
Ricordate, in alcuni vecchi post vi avevo parlato del contest 666 Passi nel Delirio; un contest a cui ho partecipato anche io, e grazie al quale due dei miei racconti sono stati pubblicati in altrettanti ebook (Cuore Trafitto e 1000 e non più 1000). 

Ebbene, ora sono passata dall'altro lato della barricata. Livio Gambarini, che finora ha svolto egregiamente il ruolo di moderatore della sezione del forum La Tela Nera relativa al contest, mi ha lasciato le redini del gioco; al momento ho quindi l'onere (ma soprattutto l'onore) di occuparmi di questo storico contest.

E oggi vi comunico l'uscita della prima raccolta gestita (anche) da me.

Dico "anche" perché questa raccolta è un po' particolare. Sono stati uniti i racconti vincitori della IX Edizione del 666 ai finalisti del contest "La Sfida a Roma Caput Zombie", indetta dal portale Minuti Contati. Per questa collaborazione devo ringraziare Francesco Nucera; da lui è partita l'idea di unire i due contest in un'unica pubblicazione, più corposa ma, come sempre, rigorosamente gratuita

Potete scaricare il libro dai maggiori negozi online, tra cui Amazon, BookRepublic e OmniaBUK.

Fatemi sapere cosa ne pensate. Buona lettura!

giovedì 5 gennaio 2017

*USA Books... and More* -Letteratura - Anne Bradstreet

*LETTERATURA*

Anne Bradstreet


Buon pomeriggio, amici!

Dopo una lunga pausa riesco finalmente a rimettere mano a questa mia rubrica. Ci eravamo lasciati l'ultima volta con l'epilogo della Guerra di Indipendenza Americana e l'elezione di George Washington a primo Presidente.

Oggi vorrei tornare un po' indietro, alla nave Arbella e a John Winthrop; sì, vi ricordate bene, quello del sermone e della "city upon a hill". Tra i passeggeri dell'Arbella c'era, infatti, anche una donna molto particolare. Il suo nome è Anne Bradstreet, ed è particolare perché è stata la prima poetessa americana (o, quanto meno, la prima ad essere pubblicata).

"Se non ci fosse l'inverno, la primavera non sarebbe così
piacevole; se non sperimentassimo mai le avversità,
la prosperità non sarebbe così gradita"
Anne nacque in Inghilterra nel 1612. Suo padre, Thomas Dudley (Bradstreet è il cognome che Anne prese poi da sposata), fece in modo che la figlia avesse un livello di educazione di gran lunga superiore rispetto allo standard delle donne dell'epoca.
A sedici anni Anne sposò Simon Bradstreet, neo laureato a Cambridge; Simon lavorava insieme al padre di lei (erano entrambi alle dipendenze del conte di Lincoln) e condivideva le idee puritane della moglie e della sua famiglia.
L'anno seguente, Simon venne incaricato di gestire la formazione della Massachussets Bay Colony, e nel 1630 tutti si imbarcarono sull'Arbella (curiosità: Arbella era il nome della sorella del conte di Lincoln) alla volta del Nuovo Mondo. 

Si sa poco della vita di Anne nell'America puritana; una cosa sola è certa: fu molto dura.
Oltre alla fatica di vivere immersi nella wilderness, in un paese sconosciuto e ancora selvaggio, nel suo caso si aggiungeva una salute cagionevole a causa di una febbre reumatica avuta da piccola.
Ebbe otto figli e per otto volte rischiò di morire di parto. Nonostante tutto, lottò con le unghie e con i denti e non si arrese mai. Nemmeno quando la sua fede iniziò a vacillare.
Le dure condizioni di vita, la solitudine, l'abisso che divideva quelle terre con gli agi e il lusso cui era abituata in Inghilterra, furono macigni scagliati contro la sua fede, da sempre fervida: iniziò a pensare che Dio non li avesse seguiti in quelle nuove lande, a dubitare della veridicità delle Scritture, perché sentiva di non aver mai visto nessun vero miracolo e di non poter essere sicura che quelli di cui aveva sentito parlare non fossero menzogne.
Ma alla fine si convinse di nuovo dell'esistenza di Dio. A convincerla furono non solo i suoi studi, ma anche ciò che poteva vedere con i suoi stessi occhi: le "opere meravigliose" che lei poteva vedere intorno a sé, "l'ordine di tutte le cose, notte e giorno, estate e inverno, primavera e autunno".
Il Divino espresso dalla Natura che la circondava. 

Le sue poesie sono dunque molto intime e delicate. Personalmente non amo la poesia, nel migliore dei casi la trovo noiosa e distante (questione di gusti; pochi sono i poeti che mi piacciono, e quasi tutti li troverete, nel tempo, in questa rubrica).
Ma le poesie di Anne Bradstreet hanno qualcosa che me le ha sempre fatte amare.

Voglio condividere con voi la mia preferita. Una poesia semplice, che non vuole esplorare complicati concetti filosofici o metafisici. Semplicemente, una dichiarazione d'amore verso l'uomo che ha sposato. Semplice e personale, ma a mio avviso bellissima:

To My Dear and Loving Husband

If ever two were one, then surely we.
If ever man were loved by wife, then thee;
If ever wife was happy in a man,
Compare with me ye women if you can.
I prize thy love more than whole mines of gold,
Or all the riches that the East doth hold.
My love is such that rivers cannot quench,
Nor ought but love from thee give recompense.
Thy love is such I can no way repay;
The heavens reward thee manifold, I pray.
Then while we live, in love let’s so persever,
That when we live no more we may live ever.

(Al mio caro e affettuoso marito

Se mai due furono uno, noi di certo.
Se mai marito sia da moglie amato, tu lo sei;
se mai moglie fu lieta del marito,
confrontatevi, donne, con me, se potete.
Ho in pregio l'amor tuo più che miniere d'oro
o di quante ricchezze l'Oriente possiede.
L'amor mio è tale che i fiumi non possono spegnerlo,
né altro se non l'amor tuo potrebbe ricompensarlo.
L'amor tuo è tale che mai potrei ripagarlo:
prego il cielo che te ne rimeriti in molti modi.
Allora, mentre viviamo, nell'amore perseveriamo,
sì che quando più non vivremo, si viva per sempre. )

Cosa ne dite?

Nella speranza che questo post vi sia piaciuto, vi do appuntamento alla prossima puntata!
See you soon!