mercoledì 12 aprile 2017

I Guardiani dell'Isola Perduta

Ma buongiorno amici! Come state?
Eccomi di nuovo qui a consigliarvi una bella lettura.

Sono particolarmente contenta, perché questo è uno di quei casi in cui l'orgoglio per l'italico scrittore la fa da padrone. Si sente spesso dire (sacrilegio!) che gli autori italiani non si possono comparare con i "big" stranieri; certo, a livello di vendite o di immagine, leggere sulle copertine nomi altisonanti come Clive Cussler, Tom Clancy o Dan Brown, solo per citarne alcuni, aiuta, non fosse che per la posizione da loro occupata nel ribollente calderone dell'opinione pubblica.
Ma Stefano Santarsiere, l'autore di cui vi parlo oggi, è la prova che quelle riportate sopra sono solo false convinzioni; che la risonanza mediatica di un nome (generalmente anglosassone) non è un sicuro certificato di qualità; che gli scrittori nostrani possono essere orgogliosamente annoverati tra quei "big" di cui parlavo.
Il romanzo si intitola I Guardiani dell'Isola Perduta, pubblicato quest'anno da Newton Compton.

Protagonista del romanzo un uomo di nome (fittizio(*)) Charles Fort. Fort è un blogger; il suo blog, La Voce dei Dannati, si occupa di misteri, classici miti e leggende da ogni latitudine. 
Per inciso, trattasi di un blog che, se esistesse, mi piacerebbe visitare. Espone infatti i vari misteri da un punto di vista neutrale, giornalistico, non come certi siti (tendenzialmente complottisti) che a ogni costo vogliono convincere, per esempio, dell'inconfutabile realtà delle scie chimiche o del chupacabra; del tipo, io vi scrivo quello che ho scoperto su questo argomento, sta a voi lettori trarre le conclusioni che ritenete opportune.
(*)Altra curiosità; un signor Charles Fort è esistito davvero. Era uno scrittore e ricercatore americano del paranormale (citato di sfuggita anche all'interno del romanzo IT, di King), conosciuto a quanto sembra per lo stile ironico e sarcastico con cui riportava eventi inspiegabili. Suppongo che l'autore si sia effettivamente ispirato a quest'uomo per trovare il nome d'arte del suo protagonista.

Comunque, tornando alla storia.
Fort, di stanza a Bologna, si avvale per i suoi articoli della collaborazione di diversi inviati che gli spediscono gli articoli per il sito da ogni angolo del globo.
Un giorno, Fort viene contattato dai Carabinieri per identificare il corpo di uno di questi collaboratori, Luca Bonanni, morto in un incidente stradale.
Forse.
Perché ben presto affiorano dubbi sulla sua morte. È stato davvero un incidente? O le ricerche su cui l'uomo stava lavorando negli ultimi mesi hanno qualcosa a che fare con la sua prematura dipartita?
Da questo interrogativo parte una lunga indagine, il tentativo di ricostruite un mosaico complesso che ha una particolarità: non appena si scopre qualcosa, spunta fuori un mistero sempre più sconcertante...

Il libro mescola sapientemente realtà è finzione. Leggendolo, non ho potuto fare a meno di paragonarlo a Dan Brown. Spero non me ne voglia l'autore, magari lui fa parte di quella schiera mica tanto limitata a cui l'uomo del codice non piace... ma era solo per sottolineare come anche Santarsiere sia capace di unire talmente bene fatti scientifici con elementi fantastici da rendere questi ultimi assolutamente verosimili.
Lui stesso nella postfazione sottolinea con parole a mio avviso perfette quanto questa commistione di realtà e fiction sia allo stesso tempo intrigante e difficile da realizzare:

Come sempre, realtà e finzione si uniscono nei romanzi come facce della stessa medaglia. La sfida dello scrittore consiste nel lanciare la moneta, farla roteare davanti agli occhi del lettore fino a rendere indistinguibili i due versanti e fonderli in un’unica, fantasmagorica visione.

A tal proposito vi consiglio (magari dopo aver letto il libro, per non rovinarvi eventuali sorprese) di visitare questa pagina. Tratta dal sito ufficiale di Santarsiere, è stata creata a imitazione di come potrebbe essere un autentico articolo sul blog La Voce dei Dannati, e ripropone (mescolando ancora finzione e realtà) le intriganti teorie proposte nel corso della narrazione.

Altra cosa che ho apprezzato moltissimo è lo stile narrativo, per il quale mi viene in mente un'unica parola: incalzante.
Non c'è un attimo di tregua. Succede sempre qualcosa. Dalla prima all'ultima pagina; anzi, fino all'ultimissima riga.
Lo schema è sempre quello: risolvi un problema, e pensi "oh, ora andrà tutto bene" e invece no, i problemi ora sono due. .. è una tecnica narrativa di sicuro effetto, perché incolla il lettore alle pagine come se fosse un tubetto virtuale di Super Attak... ma non è affatto semplice. Occorre immaginazione, certo, creatività; ma anche padronanza assoluta della storia, perché il rischio di diventare ripetitivi o di perdere il filo della vicenda (e infognarsi quindi in un baratro da cui uscire è complicato) è davvero dietro l'angolo.
Santarsiere però si giostra bene con il materiale a sua disposizione, con una scrittura fluida e rapida che gestisce bene i tanti colpi di scena.

I Guardiani dell'Isola Perduta è il secondo libro di Santarsiere con protagonista Charles Fort. Il primo si intitola La Mappa della Città Morta, pubblicato lo scorso anno sempre da Newton Compton.  Non ho letto il primo libro (ma provvederò); certo qui ci sono alcuni riferimenti alla sua prima avventura, ma non sono numerosi; il romanzo è del tutto godibile anche come lettura a sé. Ovviamente certe sfumature si colgono meglio avendo una visione completa del personaggio, è per questo che di certo recupererò La Mappa della Città Morta; questo signor Fort mi piace e ci tengo a conoscerlo meglio ;)

La vicenda a questo giro è quasi interamente incentrata sull'oceano e i suoi tanti misteri ancora da risolvere. Perché Santarsiere avrà voluto occuparsi proprio di questo mondo sconosciuto? Ce lo spiega lui stesso, sempre nella postfazione:

...l’impulso a raccontare questa storia sta nella certezza di quanto poco conosciamo degli ambienti oceanici e dei loro misteriosi abitanti. L’oceanografia è una scienza che promette molto alla nostra sete di scoperte, allettandoci con l’esplorazione dell’ultima frontiera esistente nel nostro pianeta: gli oceani sono un territorio dove l’immaginazione corre ancora libera, pur volendosi trasformare in conoscenza, in quella perenne oscillazione tra sogno e rivelazione che alimenta da sempre il nostro 
cammino.

Bene, credo di avervi detto tutto il necessario per incuriosirvi - ma non abbastanza da spoilerare, sapete che io e gli spoiler non andiamo granché d'accordo. Ci sono molti dettagli a cui non ho nemmeno accennato e che lascio alla vostra scoperta.

Buona lettura e a presto!

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