Space Food - si mangia anche in orbita!

Ciao a tutti amici!
Come state?

Niente da fare, ultimamente, davvero, questa cosa a me quasi sconosciuta chiamata fantascienza, che io per anni e anni ho tenuto a distanza, continua a venirmi dietro. Probabilmente si è attivata, a mia insaputa, una speciale calamita che attira il genere, non lo so. Fatto sta che, lo avrete notato, essa ha trovato ampio spazio in questo blog.

E anche il libro di cui vi parlo oggi fa parte di questo filone.
Ma come vedrete, in questo caso particolare si tratta di un tipo di fantascienza decisamente peculiare, se mi passate il termine un po' "stramba".


Infatti qui c'è abbastanza da ridere. Space Food, il romanzo di Andrea Coco che mi è ultimamente capitato tra le mani, la fantascienza la prende un po' in giro. Anche se, forse, più che la fantascienza esso prende in giro quella mania, tutta tipica degli ultimi anni, di esser tutti esperti gastronomi.

Sono spuntati diversi reality sulla cucina, che se all'inizio erano anche divertenti ora iniziano a ripetersi, sempre uguali a se stessi (e, diciamolo, palesemente pilotati... almeno, secondo me è così... ma questo è un altro discorso).
La cucina, negli ultimi tempi, è diventato un must. Pensate solo a quanti programmi esistono, nei vari palinsesti, dedicati ai fornelli e a tutto quello che gli sta intorno. Ci sono interi canali dedicati solo a quello.
E molti dei programmi che lì vengono trasmessi sono di qualità. Io stessa ne seguo alcuni, un po' per divertimento, un po' per carpire qualche segreto mistico che renda i miei piatti più gustosi, o scoprire qualche ricetta originale o salutare. E poi ci sono loro, le trasmissioni dei critici gastronomici che girano diversi ristoranti, a volte lodandoli, più spesso (perché fa audience) stroncandoli miseramente.  

E cavalcando quest'onda, anche il nostro Andrea Coco elegge a protagonista del suo libro proprio un critico gastronomico, tal Aner Sims. E il colpo di genio è proprio mischiare il cibo e lo spazio siderale, due concetti che teoricamente sarebbero molto distanti ma che qui convivono in un equilibrio in certi punti decisamente spassoso. 
La prima parte del libro è costruita a tutti gli effetti come una vera e propria recensione. Aner si reca alla "Taverna Galattica di Mario", ristorante posto su un satellite artificiale geostazionario ubicato al di sopra di un asteroide vulcanico (!) per una cena di San Valentino. E gliene capitano di ogni..! Alla fine, sebbene in effetti il critico riesca a dare le sue impressioni sulle portate (a dire il vero in certi casi poco lusinghiere), la cena passa in secondo piano quando gli eventi iniziano a prendere una brutta piega.
Il resto del libro è invece costruito come una normale narrazione ed è suddiviso in due parti, che narrano altrettante avventure.

Ci sono nel complesso degli spunti davvero divertenti, nonché riferimenti a fatti reali o a elementi della cultura popolare che aggiungono quel minimo di verosimiglianza alla storia. Penso ad esempio a rimandi a canzoni molto note (anche goliardiche) oppure all'accenno alla pietra di Blarney nell'omonimo castello, famoso sito turistico irlandese di cui tra l'altro ho parlato qualche tempo fa con i miei ragazzi a scuola. 
Questo riferimento viene fatto in quella che secondo me è la parte migliore di tutto il libro. Per entrare in un particolare ristorante, infatti, occorre dare prova di eloquenza. Se ci si riesce, si entra, altrimenti... beh, non ve lo dico. In ogni caso, questi passaggi danno vita a storie nella storia, lasciando posto anche alle già citate canzoni "da osteria" e persino alla poesia. In più qui si trova un altro riferimento ai famosi reality di cui parlavo prima: i giudici all'ingresso sono tre, e i responsi sono, per esempio, di "due sì e un no"... ricorda qualcosa? Poi magari il riferimento non è stato volontario, ma dubito.

To sum up: credo che Space Food sia un libro che può piacere a un pubblico eterogeneo. Io che sono un'ignorante quasi totale in questo genere (nonostante ci stia bazzicando spesso ultimamente) ho trovato comunque la storia godibile; chi invece sia più avvezzo di me potrebbe trovarci altri riferimenti che io non ho colto e gradirla ancora di più. 
C'è anche spazio per un piccolo tuffo nella nostalgia per gli anni Ottanta, tipo i gettoni della Sip (chi se li ricorda? Se sei orgoglioso di averli usati, metti mi piace e condividi!) o telefilm come Love Boat... 
Il pregio del libro è forse che, non essendo in realtà costretto in nessun genere preciso, potendo essere sia serio che faceto, può prendere spunto da qualsiasi cosa, può toccare virtualmente qualsiasi argomento, risultando quindi variegato e divertente.

Alla prossima!


Commenti

  1. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina

Posta un commento