venerdì 25 maggio 2018

Il Maggio dei Libri - Libri che Viaggiano...

Buon venerdì a tutti!
Nessuna recensione oggi,ma un post dedicato a una bella iniziativa a cui ha aderito la scuola in cui insegno.
Questa mattina, intorno alle dieci, alcuni ragazzi di diverse classi dell'ITCG "Piero Calamandrei" di Crescentino, accompagnati da una manciata di docenti (tra cui la sottoscritta) sono usciti dal cortile dell'istituto per recarsi nel centro cittadino, tra le bancarelle del mercato, armati "solo" della loro voce, dei loro talenti e di una carriola carica di libri da distribuire a chiunque volesse "adottarne" uno.

Ecco la simpatica carriola, che il nostro Simone ha
scarrozzato per le vie di Crescentino 


La lettura non è solo un toccasana per vivere meglio ma anche un’attività piacevole che è di casa ovunque: nessun luogo è davvero estraneo ai libri e ai lettori. Dal 23 aprile, Giornata mondiale UNESCO del libro e del diritto d’autore, Il Maggio dei Libri rinnova il proprio appuntamento con l’obiettivo di sottolineare il valore della lettura quale elemento chiave della crescita personale, culturale e civile, e si concluderà il 31 maggio. 
[…] il claim del Maggio dei Libri 2018: ‘Vo(g)liamo leggere’. Il messaggio non potrebbe essere più chiaro – la lettura mette le ali e consente di raggiungere attraverso i libri tutti i mondi possibili, trasportati con leggerezza dalle parole.



Queste le parole riportate sul sito del progetto Il Maggio dei Libri, cui la scuola ha aderito e sul quale abbiamo lavorato nelle scorse settimane. I ragazzi si sono attivati in diverse attività legate alla lettura e al suo significato, in particolar modo concentrandosi sul tema dell'edizione: lettura come libertà. In un primo incontro, grazie anche all'aiuto del docente di informatica, Alberto, i ragazzi si sono radunati per rispondere  a due domande riguardanti la lettura e la libertà, al fine di creare altrettanti wordcloud che evidenziassero le risposte date con maggior frequenza. Il risultato è stato questo:





Due domande distinte che però, come potete vedere, hanno evidenziato alcuni punti in comune. La parola conoscenza appare in entrambi, e se la lettura è libertà, la libertà è a sua volta felicità, salvezza, divertimento.  Da queste wordcloud è nato un dibattito interessante sul concetto di libertà, non così scontato come può apparire a prima vista; un dibattito che tra l'altro mi ha dato modo ancora una volta di constatare come i nostri ragazzi, se stimolati dalle giuste fonti, hanno menti aperte e mature e producono a volte ragionamenti così profondi che il mio amore per il mio lavoro ne trae vera linfa vitale.

In altre tappe del progetto, i ragazzi hanno scelto (aiutati anche da me e dalla mia collega/barra/ amica Eloisa - ps chissà se indovinate chi ha fornito gli stralci di testo dal racconto Rita Hayworth e la Redenzione di Shawshank?...) alcuni brani che sarebbero poi stati da loro stessi letti ad alta voce questa mattina. In questo duro compito (sembra facile declamare testi di fronte a un pubblico, ma non lo è per niente!) sono stati aiutati da due professionisti (membri di un'associazione culturale, La Quarta Parete, che si occupa di spettacoli teatrali a livello locale), i quali hanno dato loro consigli preziosi per dare ai brani letti la giusta intonazione e profondità. Facendo un gran bel lavoro, visti i risultati odierni.


Ebbene, è o non è una scaletta
di tutto rispetto?
E quindi, dopo queste settimane di preparazione, oggi finalmente è arrivato il gran giorno. I ragazzi sono stati davvero bravi, senza contare che il sole a picco e il gran caldo improvvisamente scoppiato non rendeva l'impresa facile.

Alcuni ragazzi, anziché leggere, hanno voluto allietare il pubblico con esibizioni dei loro talenti. E quindi avevamo Raffaele, con le sue doti da giocoliere; Arthur, che ha stupito tutti con le sue evoluzioni di break dance (sono rimasta basita!); Giuliana, che ha cantato splendidamente diversi brani da pelle d'oca, con una voce incredibile (e io un giorno potrò dire: "io ero la sua insegnante di inglese!!!").

Alla lettura tutti gli altri. Cecilia, Michelle, Kenza, Veronica, Martina, Lorenzo, Simone, Ioana, e ancora le ragazze della classe prima, super emozionate... Giulia, Margherita, Martina (sì, ne avevamo ben tre, di Martina) e Marika. Siete andate alla grande, ragazze!

Una delle nostre brave lettrici
A fare da cornice a tutte queste esibizioni, anche l'iniziativa di BookCrossing (e qui entra in gioco la carriola). Bookcrossing vuol dire mettere le ali ai libri; liberarli, farli viaggiare di mano in mano e di cuore in cuore. Oggi chiunque avesse voluto poteva portare via uno o più dei libri contenuti nella carriola. L'invito a tutti i BookCrossers è di portarsi il libro scelto a casa, leggerlo, e poi liberarlo di nuovo, perché possa trovare un nuovo lettore, un nuovo amico, e correre poi di nuovo libero per il mondo. All'inizio c'è stata un po' di diffidenza, da parte della gente. Comprensibile, certo. Ma poi la voce si è sparsa, e alla fine tanti libri hanno trovato mani amorevoli e menti curiose.

Queste sono iniziative belle, perché coinvolgono tutti, da chi le mette in atto a chi ne usufruisce. Un modo originale per far sbocciare nella gente la voglia di leggere. Perché è inutile obbligare, forzare. Più una cosa è forzata, più quella persona vorrà starne alla larga. Se invece la lettura diventa esperienza, come è stato questa mattina, allora è più facile far sì che le persone si stacchino dal cellulare e si aggrappino invece all'oggetto libro.


Eccoci qua, la Elo e io, stremate a fine mattinata (e se ve lo
state chiedendo, no, non ci eravamo messe d'accordo sul colore
della maglia!)

Ho voluto condividere subito con voi questa bella avventura, mentre era ancora fresca nella mia mente. Sono felice di aver contribuito e ringrazio Elo e Alberto di avermi coinvolta nel progetto. Chissà se potrò ripeterlo anche in futuro..

Alla prossima!



giovedì 24 maggio 2018

Nessuno è intoccabile

Ciao a tutti!
Oggi vi segnalo l'ultimo libro che ho incontrato sul mio cammino. Si tratta ancora una volta del romanzo di un autore italiano che però, questa volta, ancora non conoscevo.
Thomas Melis, classe 1980, è nato a Tortolì, in Sardegna; e proprio lì ha deciso di ambientare il suo secondo romanzo (il primo si intitola A un Passo dalla Vita). Solo che quella ritratta in Nessuno è Intoccabile non è la Sardegna della Costa Smeralda, delle spiagge bianche e delle feste fino all'alba. Quella che viene raccontata qui è la parte oscura dell'isola, quella della malavita e della politica marcia.



La trama, in breve, è questa:

In un angolo nascosto della Sardegna, dove il mare e la montagna si fronteggiano, due famiglie malavitose combattono una guerra senza tempo in nome di un codice antico. Vissente Degortes e il Castigliano vogliono imporre un dominio di sangue sulla provincia di Porto Sant’Andrea, spazzando via la fazione avversaria dei Corràsi. Lungo la loro strada incontrano Giovanni Fenu, un politico ambizioso fedele a un imperativo: cogliere le occasioni che la vita regala. 
La discesa negli inferi della violenza più spietata. Il dovere della vendetta. I rapporti con le organizzazioni criminali nazionali, la politica in cerca di voti e la speculazione imprenditoriale senza scrupoli. In una terra che non vuole padroni e dove vale una sola regola: nessuno è intoccabile.



Due famiglie, quindi, da anni in lotta tra loro. Che però non ne sono le uniche protagoniste. Una parte importante, infatti, è giocata dalla politica:quella dei corrotti, degli intrighi e dei  suoi legami con la malavita locale.


La lettura è resa un po' ostica dall'uso ricorrente di espressioni tipiche della lingua sarda, ma è sufficiente addentrarsi oltre i primi capitoli per acquisire una certa dimestichezza e godersi gli sviluppi della trama. Senza contare che ho scoperto il significato di diverse parole, come greffa o bidda (o altre un po' più colorite...).

Linguaggio a parte, ci sono nel libro diverse belle descrizioni, dei luoghi ma soprattutto delle tradizioni dell'isola; un dettaglio che aiuta il lettore, anche quello che della Sardegna ha sempre e solo visto i luoghi di villeggiatura o il mare turchese, di comprendere i meccanismi della vicenda e le reazioni dei personaggi.

Spero di avervi incuriosito, sono sempre contenta di poter dare spazio in queste pagine agli autori nostrani, come in questo caso. 

Alla prossima!


lunedì 7 maggio 2018

Ernesto - genesi di un eroe

Buongiorno a tutti, cari lettori.

Oggi segnalo un libro bello, ma proprio bello. Si intitola Ernesto, Genesi di un Eroe.

Premessa numero uno. Nel libro in questione si fanno riferimenti alla questione politica attuale. In questa mia recensione NON dirò nulla a riguardo; non lascerò trapelare le mie opinioni, non farò accenni specifici; tratterò il libro solo ed esclusivamente dal punto di vista narrativo e del piacere della lettura, senza soffermarmici troppo e fingendo che tutti gli eventi siano totalmente slegati dalla realtà politica italiana. Ho visto troppi eventi conviviali trasformarsi in ring virtuali per voler rischiare lo stesso qui. Senza contare che si tratta comunque, palesemente, di un'esagerazione riguardo un ipotetico futuro. Un concetto, però, è chiaro e non va tralasciato. Ma ne parleremo dopo.

Premessa numero due. L'autore è un grande amico, Francesco Nucera. Vi avevo già parlato di lui relativamente alla sua raccolta di racconti Le Mille Facce della Stessa Moneta. Come dicevo, Francesco è un amico, organizzatore del contest La Sfida a... sul sito Minuti Contati (a cui ogni tanto partecipo anche io) e personaggio sempre molto disponibile e paziente (oh quanto spesso gli rompo le scatole!). Per questo sono davvero felice che il suo primo romanzo, per cui gli faccio il mio più sentito "in bocca al lupo", sia in effetti così bello e ben scritto. Ma andiamo con ordine.



Come dicevo sopra, il romanzo viaggia su binari distopici. In un ipotetico futuro, un determinato, pericoloso tipo di fanatismo ha preso il sopravvento. Alcune persone, ritenute non gradite, vengono allontanate dalla fazione al potere, creando una spaccatura, dando forma a una società totalitaria fondata sulla paura e portando, infine, alla guerra. L'Ernesto del titolo è l'eroe che, a questa orrenda guerra, pone fine. Ernesto è un personaggio enigmatico, ai limiti del leggendario; non si sa molto di lui, finché un giovane giornalista di nome Johnny non ottiene il privilegio di poterlo intervistare.

E qui inizia il bello. Qualcosa, infatti, non convince del tutto Johnny. Alcuni dettagli iniziano a insinuare dubbi nell'animo del giornalista, che decide quindi di vederci chiaro. Questa è la chiave, almeno per quanto mi riguarda, del successo del libro. Il testo alterna il racconto di Ernesto sul proprio passato con le indagini di Johnny, il quale, dopo ogni "seduta" con l'eroe, parte alla ricerca di riconferme su quanto gli è stato raccontato. 

A me piace molto, per esempio, quando guardo un film o leggo un romanzo o un racconto che tratta di una storia vera, andare poi a cercare notizie sull'evento, scoprire i volti dei veri protagonisti, cogliere le differenze con la fiction; per esempio, anche se sapevo benissimo che molto di quanto avevo letto era del tutto inventato, sia a Roma che a Parigi ho cercato di ripercorrere e visitare i luoghi citati nei romanzi di Dan Brown. Non so, sembra quasi di sentire il clic di tasselli che vanno al loro posto, come se solo da quel momento la storia che mi ha fatto emozionare acquistasse davvero un senso. E questa è all'incirca la sensazione che si prova, di capitolo in capitolo, durante la lettura. Ci troviamo di fronte a una continua scoperta. Alla ricostruzione di un percorso che potrebbe essere solo fantasia e che invece, nel momento in cui ci si trova di fronte a quella casa, a quei simboli, a quelle persone, che prima erano solo parole e immagini mentali ma che ora sono invece tangibili, vere, prende magicamente vita. Questa, secondo me, è la principale magia del romanzo.

Passiamo ai personaggi. Ce ne sono tanti. Alcuni buoni, alcuni cattivi...
No, non è vero.
Qui non troverete il classico contrasto bene/male. Certo, ci sono certi tizi che hanno la cattiveria nel sangue e che si fanno odiare mortalmente fin dal primo istante. Ma gli altri, specialmente i protagonisti, sono in primo luogo umani. Hanno luci e ombre, pregi e difetti, esattamente come chiunque su questa terra. Questo li rende molto verosimili e agevola l'immedesimazione.
Alcuni mi hanno convinto di più, altri di meno, ma tutti hanno qualcosa da raccontare. Vi starete chiedendo cosa penso di Ernesto. Alla fine, è davvero l'eroe che tutti amano oppure no? Ovviamente non ve lo dico (il post è rigorosamente spoiler-free), ma quello che vi posso dire è che si tratta di un personaggio fantastico, ben costruito, reale. Alla fine, non esagero, sembra di averlo realmente conosciuto, come e forse persino meglio di come abbia fatto Johnny. 

La costruzione del romanzo è molto buona; senza dirvi cosa succede, vi posso solo anticipare che ogni avvenimento avrà alla fine una sua ragion d'essere, ogni domanda avrà la sua risposta, ogni personaggio avrà dato tutto quello che aveva da dare. Non mi sono accorta di buchi di trama o passaggi lasciati in sospeso.

Vi parlavo all'inizio di un concetto chiaro, di un leitmotiv che percorre l'intera narrazione e che va assolutamente evidenziato. L'intolleranza. Quella è l'idea che sta alla base di tutte le vicende narrate in questo libro. Un concetto che, ahimè, è sempre troppo attuale. Qui si parla più che altro di intolleranza razziale, ma ce ne sono di molti tipi, tutti pessimi. C'è sempre, alla base, il rifiuto del diverso; spesso per motivi futili. Una persona dovrebbe essere giudicata per le proprie azioni, no? Invece in molti casi ci si basa su altri aspetti, del tutto irrilevanti. Il problema è che ogni tipo di intolleranza, specialmente se sfocia nel fanatismo, non può portare altro che guai. Non solo per chi ne è vittima, ma per la società intera.

Piccolo avvertimento. In certi passaggi il libro è piuttosto crudo. Tre, a mio avviso, sono le scene particolarmente disturbanti. Ma ognuna di esse è lì dove deve stare. Tagliarle, specialmente due di esse, toglierebbe molto al romanzo; quindi, preparatevi, perché il viaggio potrebbe avere un paio di scossoni, senza i quali però non si arriverebbe con soddisfazione al premio finale (e vi garantisco che vale davvero la pena arrivarci).

Spero di avervi incuriositi e rinnovo i miei complimenti e un immenso  "in bocca al lupo" a Francesco. Sono davvero contenta per te!

Alla prossima!


martedì 1 maggio 2018

Letteratura Nordamericana - Phillis Wheatley

Ma buongiorno a tutti!

Oggi vi parlo di una persona eccezionale. Una giovane donna che ha al suo attivo ben due primati.
Non si tratta però di un'atleta olimpica, bensì di una ragazza nata nel lontano 1753. Di chi sto parlando, e quali sono questi due primati?

Andiamo a scoprirlo...

La nostra giovane amica si chiama Phillis Wheatley.
Bambina prodigio fin dalla più tenera età... nonché schiava.
Nasce infatti in Africa (probabilmente in Senegal, ma alcune fonti propendono più verso il Gambia) e all'età di otto anni viene acquistata (santo Cielo, acquistata... nemmeno fosse un paio di scarpe...) da un ricco sarto, John Wheatley, che la "regala" alla moglie Susannah.
Nonostante lo squallore delle parole che ho dovuto usare poco fa (allucinante l'idea di una bambina che venga acquistata e regalata), Phillis è in effetti molto fortunata. Molti proprietari di schiavi sono crudeli e trattano i loro acquisti come se davvero fossero oggetti (anzi, alcuni hanno probabilmente più cura degli utensili domestici che dei loro schiavi).
Ma John e Susannah sono di tutt'altra pasta. Si rendono subito conto che Phillis è dotata di un acume straordinario che è bene coltivare. Quindi, in un'epoca in cui solo a poche ragazze bianche è data una vera istruzione, a Phillis, schiava di colore, vengono insegnati l'inglese, il greco e il latino (così bene che riesce a tradurre alla perfezione un testo di Ovidio), la storia, la geografia e la religione. Grazie a quest'ultima e allo studio della Bibbia, entra inoltre in contatto con alcuni esponenti di una corrente che considera la schiavitù del tutto incompatibile con gli insegnamenti cristiani.

L'opera che per prima la rende famosa è un poema scritto alla morte del predicatore inglese George Whitefield, pubblicata quando lei  ha solamente diciassette anni. Non vi ho ancora colpiti? Bene, pensate che una delle sue poesie più famose, On Being Brought from Africa to America, è nata dalla sua fantasia di quindicenne. Forse al giorno d'oggi, calcolando com'è cambiata l'istruzione delle ragazze, può non sembrare questo granché. Ma vi assicuro che, trattandosi di una schiava del diciottesimo secolo, il discorso cambia. Pensate che, addirittura, Phillis deve vedersela con il tribunale proprio a causa delle sue poesie. Dato che in pochi credono che una donna giovane, per di più negra (brutta parola, lo so...), sia in grado di produrre opere così sublimi, ella deve difendere di fronte alla corte l'autenticità delle proprie poesie. Ci riesce, ma non riesco nemmeno a immaginare l'umiliazione...

Nonostante questa vittoria, i suoi lavori non vengono degnati di troppa attenzione; verranno riscoperti negli anni Trenta dell'Ottocento dai movimenti abolizionisti, per essere infine riportati alle luci della ribalta dallo scrittore e critico statunitense Henry Louis Gates Jr. Ed è un peccato che abbiano passato tanto tempo nell'ombra. Perché guardate, ad esempio, la poesia di cui vi parlavo prima, On Being Brought from Africa to America:

     'Twas mercy brought me from my Pagan land
    Taught my benighted soul to understand
    That there's a God, that there's a Saviour too:
La statua di Phillis Wheatley al Women's Memorial
di Boston

Once I redemption neither sought nor knew.
Some view our sable race with scornful eye,
"Their colour is a diabolic die."
Remember, Christians, Negros, black as Cain,
May be refin'd, and join th' angelic train.

     Fu la pietà che mi portò dalla mia terra pagana,
     Insegnò alla mia anima ottenebrata a comprendere
     Che c'è un Dio, che c'è anche un Salvatore:
    Una volta non conoscevo né cercavo la redenzione.
    Alcuni guardano alla nostra scura razza con occhio sprezzante,
   "Il loro colore è diabolico."
   Ricordate, Cristiani, i Negri, neri come Caino,
   Possono essere purificati e unirsi al coro degli angeli.
(traduzione mia)

Ci sarebbe da parlare per ore, analizzando questa poesia e discutendone i significati e i riferimenti. Ma mi accontento di farvi notare quando sia bella nella sua semplicità.

Oh, giusto, vi parlavo dei due primati di Phillis. Sono stati enunciati dal già citato Henry Louis Gates Jr. con queste parole: "Wheatley ha lanciato due tradizioni in una volta - la tradizione letteraria afro-americana e la tradizione letteraria delle donne afro-americane. È un fatto straordinario che non solo una bensì entrambe queste tradizioni siano state fondate simultaneamente da una donna di colore - certamente un evento unico nella storia della letteratura - ed è inoltre ironico che di questo evento di origini letterarie comuni e contigue molti studiosi non si siano accorti".

Alla prossima, con un'altra signora della letteratura!