domenica 4 aprile 2021

A Distanza - Un nuovo racconto


Bella la didattica a distanza! 🥳🥳🥳 Divertente, alternativa, simpatica e stimolante!!!!!!!

...

No, assolutamente, non datemi credito, sto scherzando! 

Davvero, è una roba allucinante. 😭 Si impiega il doppio del tempo per fare tutto, ci si incarta ogni tre per due perché la connessione salta, senza contare che a volte mi capita di "laggare" (senti come parlo da gggiovane!) e rimanere bloccata con un fermo immagine che lo spaventapasseri del mago di Oz ha più sex appeal...

Perry del mio cuore, come ti capisco...

Menomale che c'è, per la gran carità: spesso mi immagino cosa sarebbe successo se il Covid fosse comparso trent'anni fa... ma santa pace, che due maroni


Chi di voi non si trovi a dover combattere contro questa specie di ectoplasma fastidioso che chiamiamo DAD non può capire. Per questo (ma soprattutto perché avevo voglia di mettere su carta le quotidiane frustrazioni) ho scritto un piccolo racconto. Che in uno slancio di creatività senza pari ho intitolato "A Distanza".

E che, come ho scritto anche nella premessa, non pretende di essere un'opera d'arte. Non entrerà negli annali della letteratura. Non vi accade nulla di particolare. Non ci sono eventi soprannaturali, vicende assurde, duelli all'ultimo sangue o inseguimenti al cardiopalma.

Semplicemente è uno stralcio di realtà quotidiana. 

Pur se  totalmente inventate (qualunque riferimento a eventi similari realmente accaduti è un puro caso), le vicende narrate si basano di fatto sulla realtà che ogni insegnante italiano si trova ad affrontare ogni giorno in questi tempi di pandemia. Il racconto vuole quindi solo essere una piccola testimonianza tra le tante.

Se volete leggerlo (e spero davvero lo farete) avete due strade.

Lo trovate su Wattpad cliccando qui

Oppure potete scaricarlo direttamente in PDF cliccando qui

Spero che, pur nella sua totale semplicità, vi possa piacere.

Buona lettura a tutti (e Buona Pasqua!)

mercoledì 30 dicembre 2020

Di sfide e di libri...

Ecco, uffa.

Quest'anno non ci sono mica riuscita. Per tre edizioni non mi ero iscritta; poi, a gennaio, ho pensato "Perché no? Dai, ritentiamola!" Ma niente. Il VentiVenti, Twenty-Twenty, Annus Horribilis, chiamalo come vuoi, mi ha bruciato anche questa. 

Sto parlando della Reading Challenge di Goodreads. La conoscete? Beh, è una cosa carina, soprattutto per i lettori seriali. A inizio anno si imposta un obiettivo di lettura e al 31 dicembre si verifica se lo si è centrato o no.


Presto presto! Che la #challenge finisce!!!!!!!

Nel 2013 avevo messo come obiettivo 30 libri e ne ho letti 36; nel 2014 ne ho letti 26 su 25; nel 2015 32 su 30 e nel 2016 25 su 25. 

Quest'anno ho provato di nuovo l'obiettivo dei 30... ma qualcosa è andato storto. E credo anche di sapere esattamente cosa. Per un paio di mesi, durante il primo lockdown di marzo, sono riuscita a leggere pochissimo. Concentrazione zero, ansia a mille. 

Niente da fare, rileggevo le stesse pagine venti volte senza riuscire a cavare un ragno dal buco. Poi le cose sono migliorate e ho ripreso a leggere al solito ritmo (salvo nei periodi di lavoro intenso, in cui la sera, fra le coltri, gli occhi si chiudono dopo dieci, dodici pagine), ma non è bastato a recuperare la strada persa.

Per carità, ne ho letti ventisei. Che non è malaccio. Ma, siamo onesti; leggere è un piacere. Non mi sembrava il caso di buttar giù pagine a rotta di collo solo per poter dire di aver spuntato con successo tutte e trenta le caselline; manco si vincesse qualcosa (nemmeno la  Coppa del Nonno...).

La mia #readingchallenge 
del 2020. Incompleta,
ma assai soddisfacente

Eppure, dite quello che volete, quell'obiettivo non centrato mi sta sulle scatole... 

Ma pazienza, giusto? Mi posso consolare con il fatto che tra i ventisei libri di questo Duemilaventi del piffero, ce ne sono stati alcuni che ho davvero adorato.

Come gli ultimi due, per esempio. Zeppelin, di Fabio Gimignani (che mi ha fatto inorridire, ridere e sobbalzare tutto insieme) e L'Arte di Sbagliare alla Grande di Enrico Galiano (una vera e propria rivelazione). Ma penso anche ai romanzi di King (e si potrà mica stare un anno intero senza leggere il Re?), a Wonder di R.J. Palacio (che ho anche assegnato ai miei ragazzi a scuola; uno di quei libri che sarebbe obbligatorio leggere, sempre), ad Agatha Christie (anche lei, un classico da inserire in ogni lista di letture), ai libri di cui ho scritto la recensione qui e sul profilo Instagram, come quelli di Ivan Bruno, Francesco Nucera o Livio Gambarini (che è da poco uscito con il quarto libro della saga Eternal War; sono un po' in ritardo sulla tabella di marcia, ma appena possibile ve ne parlerò - l'ho già acquistato e mi attende impaziente tra i libri Kindle del mio lettore). E, perché no, penso anche a quei due libri "da studio", quelli che ho usato per prepararmi al concorso abilitante; al momento sembra che il concorso sia sparito in una sorta di limbo e non si sa se e quando si farà; e in più, mi rincresce ammetterlo, ricordo ben poco di quella mole abnorme di roba che ho studiato quest'estate. Ma ogni lettura è interessante, anche quella che ti devi studiare e memorizzare pagando con fatica, sudore e sangue; ogni lettura ti lascia qualcosa, ogni lettura ti fa crescere un pochino. Ed è per questo che le ho inserite nella challenge (non solo perché ci ho messo letteralmente secoli a macinarli tutti!).

Ma sì, tutto sommato posso ritenermi soddisfatta.

A gennaio, vale a dire tra un paio di giorni, ci riproverò. Magari con un obiettivo meno ambizioso, che dite? O dovrei invece pormene uno addirittura più alto? 

E voi? Avete mai provato a iscrivervi a una Challenge di Goodreads? E se sì, com'è andata?

Per ora vi saluto e vi auguro il migliore degli anni. Speriamo che la "maledizione del bisestile" se ne vada con questo infausto 2020, e che il 2021 sia un anno meraviglioso per tutti quanti noi.

Auguri! 


mercoledì 21 ottobre 2020

Urban Legends - una mia vecchia (ma mai sopita) passione

Chi segue il mio profilo Instagram lo saprà già: con Halloween alle porte, sto dedicando queste poche settimane ad argomenti particolarmente horror, in linea con il tema della festa.

La settimana scorsa ci siamo occupati della figura di Edgar Allan Poe

Questa settimana, invece, ho voluto concentrarmi su un argomento che mi ha sempre affascinato: le leggende metropolitane. Per anni mi sono dedicata al loro studio e approfondimento; ho acquistato libri, studiato, ho anche partecipato a un meraviglioso convegno che si è tenuto a Torino nel novembre del 2004 (mamma mia, quanto tempo è passato!). Ho bellissimi ricordi di quella giornata. Sono anche riuscita a ottenere libro autografato e fotografia insieme a Lorenzo Montali, autore tra gli altri di Leggende Tecnologiche.  

Eccola, la mia copia autografata 
di "Leggende Tecnologiche"!

Ed eccomi qui, con l'autore dell'autografo,
 il prof. Lorenzo Montali


Eccomi qui, a Torino, ai tempi 
del Forum Leggende Metropolitane,
insieme ad Alessandro e a un'altra
animatrice del forum, nickname Remedios.
Che tempi... 
Ho anche incontrato di persona Alessandro Piccioni, un amico che, fino ad allora, conoscevo solo via web, fondatore di un forum (di cui per un po' ho anche svolto il ruolo di moderatrice) tra le cui pagine all'epoca trascorrevo gran parte del mio tempo libero. Prendo spunto da questo per suggerirvi il podcast di Alessandro, fresco di apertura ma che promette grandi cose, e che è in pratica la naturale evoluzione di quel vecchio forum a me tanto caro. Come ogni podcast che si rispetti, lo potete ascoltare su Spotify; si intitola Leggende Metropolitane e ve lo consiglio caldamente, anche perché Alessandro ha un modo di parlare molto sciolto e vivace, che lo rende ben diverso da certi podcast alquanto soporiferi che mi è capitato di ascoltare... ;-) Al momento in cui scrivo ha pubblicato cinque puntate, che trattano categorie diverse di leggende (horror, sesso&amore, scherzi e truffe, ecc). Ascoltatelo, poi fatemi sapere!

Ma torniamo alle leggende metropolitane. Cosa sono? E perché ne voglio parlare in queste settimane dedicate a Halloween?

Beh, cosa sono lo sappiamo un po' tutti. Sono storie inventate, raccontate però come se fossero vere. Attenzione, però. Non si tratta di bugie. Nella leggenda metropolitana (o urbana che dir si voglia), chi la racconta è in buona fede, convinto di raccontare una storia realmente accaduta. Una storia che, di solito, è accaduta a qualcuno non così distante da noi. Un nostro parente? Un nostro amico o conoscente? Ehhh, no, non proprio. L'amico di un nostro parente? Già più facile. Ma se noi andassimo a intervistare questo "amico del parente", questo ci direbbe "no, ma non è successo a me, è successo a un tizio che conosce un mio amico", e così via; andremmo avanti per chilometri, senza mai trovare il vero protagonista della leggenda in questione. 

E per quanto riguarda la seconda domanda, "perché ne voglio parlare in queste settimane dedicate a Halloween", la risposta è presto detta. Le leggende metropolitane nascono spesso da una paura (fondata o infondata che sia) nei confronti di qualcosa; e le più conosciute, di solito, hanno quindi una connotazione spaventosa, che nulla hanno da invidiare ai più paurosi libri o film horror.

Prendiamo qualche esempio.

Chi non ha mai sentito parlare di quel ragazzo che, per scommessa, ha passato la notte al cimitero ed è morto di paura perché ha scambiato un ramo impigliato nel suo cappotto per la mano di un morto? (Scommetto che qualcuno ve l'ha raccontata come vera... ho ragione? A me l'aveva raccontata mia nonna...)

Oppure di quell'altro che, dopo aver dato un passaggio a una bella ragazza in una notte senza luna, scopre che la giovane era mora anni prima? (Questa è un classico, impossibile che non l'abbiate mai sentita!)

E insomma, le leggende a tema horror sono miriadi e resistono più che dignitosamente ai segni del tempo. Ragni che nidificano nel cervello, ragazzi uccisi e appesi ad alberi in mezzo al bosco, baby sitter che ricevono chiamate minacciose dall'interno della casa, doberman che mangiano dita di criminali, fantasmi di bambine che chiedono biscotti, lamette di rasoio sugli scivoli acquatici (a questa, da bambina, credevo anche io...)... Sono solo alcuni esempi, ma potrei andare avanti per ore, letteralmente.


Ci sono anche diverse leggende legate alla festa di Halloween. Sapevate, per esempio, che alcuni psicopatici, la notte di Halloween, avvelenano le caramelle che poi danno ai bambini? Sì? 

Eh, no. 

Non è mai successo; e per fortuna, aggiungerei! 

Ma cosa notiamo in questa storia? Che non c'è  niente di così inverosimile. Proprio qui sta il fascino delle leggende metropolitane. I racconti che passano di bocca in bocca sono verosimili. Non sono mai accaduti, ma potrebbero accadere. Capita addirittura, a volte, che una leggenda si trasformi, a posteriori, in realtà. Ma questa, come diceva il buon Ende, è un'altra storia...

Spero di avervi incuriosito sull'argomento. Se volete, vi consiglio anche il film Urban Legend (vedete qui sopra la locandina). Non sarà un film da oscar, ma è comunque divertente e completamente basato sulle leggende urbane più paurose. E poi c'è Jared Leto... ;-)

Alla prossima!

lunedì 21 settembre 2020

Happy Birthday Mr King!

 Post di oggi dedicato agli auguri: 

Buon compleanno al Re! 

Happy Birthday!

Oggi Stephen King compie infatti 73 anni. La mia nonna, invece, nata anche lei il 21 settembre, oggi ne avrebbe fatti 100 tondi tondi. La ricordo sempre con molto affetto, tanto che  uno dei racconti che ho inserito nella raccolta High Hopes è proprio dedicato a lei. E comunque, parlando del compleanno del Re, in un certo senso, omaggio anche lei, che era una fan! Mia nonna leggeva tantissimo e un giorno ricordo di averle prestato il mio libro di Misery. Da quel momento si è appassionata e le ho passato tutti i miei libri di King, che lei divorava più che volentieri!


Chi mi conosce bene già lo sa. King è il mio mito assoluto. Lo adoro tanto che non mi sono lasciata scappare l'occasione, al termine del mio percorso universitario, di dedicare proprio a lui gran parte della mia tesi di laurea!


Ma quanto mi è piaciuto
scrivere questa tesi?... 

Com'è nato questo amore? Beh, dobbiamo tornare decisamente indietro nel tempo, dato che parliamo del'epoca in cui frequentavo le scuole medie. Un giorno una mia amica mi fa: "lo vuoi vedere un film bellissimo?" e io "sì, di cosa parla?"; "c'è questa cittadina in cui un clown uccide i bambini". 

Ecco, è iniziata così. Ho guardato la miniserie IT del 1990 e me ne sono innamorata. Ho quindi subito acquistato il libro (non un'impresa facile, i miei non erano proprio convinti che fosse una lettura adatta a una tredicenne), il primo di una lunghissima serie. Li ho TUTTI, ma proprio TUTTI. E Stephen King non è certo uno che si fa desiderare in quanto a pubblicazioni... 
La mia collezione... in realtà un po' datata; la foto
risale ad almeno cinque o sei anni fa, ora i
volumi sono di più!

Un po' come per l'ultimo post, quello su Harry Potter, è difficile, qui, dire qualcosa che non sia già stato detto. E quindi vorrei proporre un altro "best of", un elenco delle mie preferenze per quanto riguarda il Re.

Per esempio: 

Libro preferito. Ecco, già ci areniamo. Perché qui il dubbio mi assale. Sono due i candidati al primo posto della mia personale classifica, e onestamente non riesco a far altro che assegnare un meritato parimerito. Il primo è anche quello che mi ha "iniziato" alla narrativa di King, IT. Capolavoro assoluto. La psicologia dei personaggi è qualcosa di stratosferico, le descrizioni vivide, le paure quasi tangibili.  Il secondo, in realtà, non è esattamente un solo libro, bensì una saga. Lei. LA saga. L'immortale. La Torre Nera. In una parola, fantastico. Qui King è riuscito a unire fantasy, horror, western, romanzo di formazione, romanzo psicologico, autobiografia... di tutto. Avete presente quando vi affezionate tanto ai personaggi di un libro da sentirne fisicamente la mancanza? Ecco, io quella sensazione l'ho provata soprattutto con Roland, Susanna, Eddie, Jake e Oy. Dopo anni che ne seguivo le gesta mi è parso così strano averli "persi"... 

Altri libri a me cari? Tantissimi, ma ve ne cito solo alcuni per amor di brevità. Il Talismano, L'Ombra dello Scorpione, Shining, Le Notti di Salem, Rose Madder, La Storia di Lisey, Dolores Claiborne, Il Miglio Verde, Carrie, Scheletri, La Metà Oscura.. ok, fermatemi!


Come il caffè... <3 
Trasposizione cinematografica preferita: anche qui sono indecisa tra due. Il Miglio Verde o Le Ali della Libertà (tratto dal racconto Rita Hayworth e la Redenzione di Shawshank). La peggiore? Non so, forse L'Acchiappasogni o... no, non è vero che non lo so. Lo so benissimo. Mi viene anche male a nominarlo ma... santa pace, la trasposizione di La Torre Nera non si può proprio guardare! Ci credete che ho interrotto a metà la visione perché mi veniva la nausea?...

La mia espressione mentre
guardavo La Torre Nera... come 
rovinare un capolavoro
con un film meno che mediocre...


Personaggio preferito
: niente, non ce la faccio proprio a scegliere una risposta univoca! Abbiamo Bill Denbrough (IT), Roland Deschain (La Torre Nera), Randall Flagg (innumerevoli le opere in cui compare, anche con nomi diversi...), Rose Madder... anche qui bloccatemi, se no vado avanti all'infinito!

Libro meno amato: credo Uscita per l'Inferno, uno dei volumi pubblicati con lo pseudonimo di Richard Bachman. Credo sia l'unico (esclusi quelli degli ultimissimi anni) che non ho riletto almeno due o tre volte.  Anche Joyland non mi ha entusiasmato: parte bene ma la vera svolta non arriva mai, almeno a mio giudizio.


Libro che avrei voluto scrivere: senza dubbio IT. No, ma voglio dire, avete presente essere in grado di produrre un capolavoro come quello? Non ce la farò mai ad arrivare a tali livelli, ma il mio sogno è, un giorno, di fare altrettanto. Sognare è gratis, no?


Bene, per oggi mi fermo qui. E voi? Amate King? Se sì, cosa vi piace della sua narrativa? E invece, se no, cosa non vi piace? Fatemelo sapere! E...

...lunghi giorni e piacevoli notti, pistoleri!

lunedì 14 settembre 2020

Iniziamo la scuola... con la scuola più bella

Ed è arrivato questo atteso e temuto 14 settembre. Ricomincia la scuola.

Forse.

Sarà un anno complicato, pieno di difficoltà e, soprattutto, incognite. 

Quindi ho pensato, perché non sognare un po'?

Perché non fingere di poter frequentare la scuola più bella di tutte? Dove per evitare il problema Covid potrebbe bastare un Protego Maxima, o anche solo un Protego Totalum... e sicuramente Mrs Sprout avrebbe qualche pianta che, unita magari alla mandragola o al tranello del diavolo, sarebbe un valido vaccino contro questo schifo di virus...

Ovvio che avete capito tutti di quale storica e meravigliosa scuola sto parlando. 

Sì. Proprio lei. Hogwarts.

Hogwarts... ma perché non posso andarci anch'io?...

Bene, cosa posso dire di Harry Potter che non sia stato già detto almeno un miliardo di volte? In tutta onestà, nulla. 

Se non che, letteralmente, adoro la saga. Adoro i personaggi, le ambientazioni, le tematiche, la cura nei particolari che J.K. Rowling ha dedicato ai suoi libri. Attualmente sto rivedendo per la millesima volta tutta la saga cinematografica insieme ai bambini, rigorosamente in lingua originale... siamo all'ultimo capitolo e già mi verrebbe voglia di ricominciare da capo!

La reazione della sottoscritta
quando ha incontrato
Harry &Co. per la prima volta..
.


Il mio amore per Harry (sono lieta di dire condiviso dai miei figli, specie la grande che è un'autentica Potterhead) è nato una ventina di anni fa. Non so dire quando di preciso, ma non mi ero ancora sposata quindi azzarderei i primi anni Duemila. A dire il vero, ci ho messo un po'. Perché a quell'epoca, ve lo giuro, Harry Potter era ovunque. Sembrava che al mondo esistesse solo il maghetto occhialuto e io, un po' per spirito di contraddizione, stufa di vederlo in ogni angolo di ogni libreria, avevo avuto un iniziale rifiuto. 

Poi però ho provato a noleggiare la videocassetta (lo so, sono anziana...) di Harry Potter e La Pietra Filosofale... e il mio mondo non è stato mai più lo stesso. Seria.

Mi sono appassionata alla saga e, oltre a tutti i dvd (beh, mi sono evoluta anche io) ho comprato man mano tutti i libri. Attendere l'uscita dei volumi de Il Principe Mezzosangue prima e de I Doni della Morte poi è stato un supplizio... Voi che ora ve li leggete / guardate tutti di fila non potete immaginare! Comunque sia, mentre prima la mia ossessione era solo Stephen King, da allora la famiglia si è allargata! E sono così felice che anche i miei figli adorino la saga; è così bello condividere con loro questa passione...

Ecco la mia collezione!


Bene, ora vorrei fare un gioco. Perché, come dicevo, qui ogni recensione sarebbe superflua. Se ne trovano a bizzeffe, complete di analisi quanto mai dettagliate.





E quindi vi elencherò le cose che mi piacciono di più della saga, invitandovi a commentare con le vostre opinioni. Oh, importante annotazione per chi fosse a digiuno dell'universo potteriano: attenzione a POSSIBILI SPOILER!

Iniziamo da...

Personaggio preferito: Hermione Granger. Anche se all'inizio è un po' una saputella (chi non ricorda la famosa "è leviosa, non leviosà"?), è l'emblema della perseveranza. Nata babbana, grazie alla sua intelligenza e curiosità e a un impegno notevole nello studio riesce a diventare persino migliore di tanti cosiddetti "purosangue". Se cercassimo la parola Hermione nel vocabolario, probabilmente la sua definizione sarebbe "volere è potere". 

Altri personaggi che amo (non in ordine di preferenza) sono Ron Weasley, Severus Piton (Sempre... ma dico, quale personaggio è più complesso e affascinante di lui...), Harry ovviamente, Dobby, la prof. Mcgranitt. Menzione d'onore per Neville Paciock, uno dei personaggi con la crescita personale più riuscita, il cui intervento alla fine di I Doni della Morte ha letteralmente salvato la pellaccia a tutti. E noi lo adoriamo, per questo ma non solo.

Incantesimo preferito: Riddikulus. Ok, è vero. L'Incanto Patronus è più figo (tra l'altro, ho fatto uno di quei test online - attendibilissimi, ovvio! - ed è risultato che il mio Patronus sarebbe la lontra, come Hermione. Momenti di puro orgoglio e in cui mi chiedo "ma quanti anni ho?"...). Ma vogliamo mettere sconfiggere la propria più grande paura con le risate? Cioè. Parliamone. Ma è una cosa figherrima. Vorrei poterlo usare anche io...
No vabbé dai...

Altri incantesimi che vorrei fossero realmente utilizzabili? Sicuramente Accio (così quando non trovo le chiavi o il telefono prima di uscire, problemi zero!), Protego Totalum, Alohomora (questo sarebbe però un problema... bisogna sperare che nessun topo d'appartamento lo impari mai!), Arania Exumai (e quando vedo un ragno non devo più chiedere soccorso!), Aguamenti (e via il problema delle bottigliette d'acqua)... ok, se vado avanti ancora un po' mi sa che li scrivo praticamente tutti!

Libro/Film preferito: L'Ordine della Fenice. Nonostante la presenza di quella @#!! della Umbridge, è il capitolo che prediligo. Molte cose vengono rivelate, i personaggi crescono moltissimo, il ritorno di Voldemort viene assodato... insomma, è un passaggio fondamentale per gli ultimi capitoli. 

Scena preferita: Always. E ho detto tutto...


Obiettivamente. Nella sua feroce pazzia,
per quanto susciti il desiderio 
irrefrenabile di cruciarla male...
come si fa a non adorarla?

Cattivo preferito: Bellatrix Lestrange. Preferito nel senso che è il più riuscito. Perché si fa veramente odiare. Cattiva e pazza al contempo. Diciamocelo, è una di quelle che fa più danni. Uccide Sirius. Uccide Dobby (trauma totale), tortura Hermione a villa Malfoy... insomma, una tragedia! Sì, per carità, parlando della versione cinematografica, ho una venerazione per Helena Bonham Carter, quindi potrei anche essere un po' di parte.

Un altro cattivo che mi piace è Draco Malfoy, un personaggio molto più complesso di quanto non appaia nei primi capitoli della serie. 


Materia preferita: c'è un parimerito fra Trasfigurazione e Incantesimi, sinceramente non saprei scegliere... in ogni caso sono tutte interessanti; forse Storia della Magia potrebbe essere alquanto noiosa e con il mio fisico atletico farei fatica a prendere voti decenti in Volo... ma con un po' di impegno magari...


Personaggio più odiato: Beh, chi se non lei? La regina delle gattare acide, sempre di rosa vestita, cattiva solo per il gusto di esserlo, perché vedi proprio che ci gode a far soffrire la gente, più odiosa persino del super cattivo (che per lo meno Voldemort un minimo di motivazioni le ha, per orribili che siano; lei è carogna perché sì)... C'è anche bisogno che la nomini?...

Ok, la mia lista è finita (o almeno, me lo impongo: potrei andare avanti a oltranza...)

Siete d'accordo con le mie scelte? Fatemelo sapere e... ricordate che è leviosa, non leviosà!






lunedì 7 settembre 2020

Brividi da Hitchcock

Una "Rece" che vi terrà inchiodati alla sedia, oggi!

Eh già. Ho da poco finito di leggere un libro, diciamo, vintage, che mi è stato prestato da un'amica. Si intitola I Maghi del Brivido e si tratta di un'antologia composta da 13 racconti di genere thriller e giallo. Sulla copertina si può vedere il celeberrimo profilo di Sir Alfred Joseph Hitchcock e anche l'introduzione è firmata da lui. 

In realtà, l'antologia è curata da Robert Jay Arthur Jr., uno scrittore statunitense che, oltre ad aver scritto diversi racconti, sia per adulti che per ragazzi, si è anche occupato della creazione di diverse antologie (ma non questa, a quanto pare) in collaborazione con Mr Hitchcock. 

La presenza del celebre regista permea comunque tutta l'opera, perché da diversi di questi racconti sono stati tratti suoi film o episodi  della serie Alfred Hitchcock Presenta.

Un esempio su tutti, Gli Uccelli, il terzo racconto della raccolta, scritto da  Daphne du Maurier. Avevo visto il film anni e anni fa, e sinceramente non me lo ricordo molto bene; ho solo impressa a fuoco la scena della cabina telefonica (oggetto misterioso che i più giovani di voi hanno visto solo, probabilmente, come ingresso al Ministero della Magia...), con la ragazza che vi si rifugia e stormi di gabbiani che vi si avventano contro, arrivando a spaccarne i vetri  e impedendole di uscire. 

Ecco, questa scena


Comunque, anche se la mia memoria è alquanto annebbiata, posso affermare che la trama del film era decisamente' diversa rispetto al racconto originale (per esempio, la scena di cui sopra, e la stessa ragazza bionda, nel racconto non ci sono); ricordo che nella pellicola il tutto veniva "allargato" a un'intera comunità, mentre qui la misteriosa "rivolta" degli uccelli viene vista attraverso gli occhi di un'unica famiglia; anzi, per la precisione, attraverso quelli di un padre che cerca di proteggere le persone che ama. Una storia intima e un po' claustrofobica, che mi è piaciuta molto (scusa Mr Hitchcock, ma temo di preferire l'opera di Dame du Maurier... ok, non lapidatemi!).

Un altro racconto che ho amato e che mi ha riservato anche una piccola sorpresa è stato L'Uomo del Sud. Poco dopo averlo iniziato, ho capito di aver visto l'episodio di Hitchcock Presenta che ha ispirato. E che la visione di quell'episodio, all'epoca, mi aveva messo addosso la tachicardia! Non vi dico nulla, se non che c'entra un accendino... Ah, dimenticavo la sorpresa. L'autore di questo racconto è Roal Dahl. Magari il nome non vi dice niente, ma di certo se vi parlo di Il Grande Gigante Gentile o La Fabbrica di Cioccolato capirete di chi sto parlando. Non solo storie per ragazzi, quindi, per il signor Dahl, ma anche una notevole capacità di creare suspense.

E poi c'è il racconto Cordialmente, Jack Lo Squartatore, scritto nientemeno che dall'autore da cui Mr Hitchcock ha preso ispirazione per il suo film forse più famoso, Psycho: Robert Bloch. Da questo racconto è stato anche tratto un episodio della serie Boris Karloff Thriller, che sono subito andata a vedermi su Youtube!
Psycho. Ecco, più che la scena della doccia,
questa mi ha sempre fatto accapponare
la pelle. Voi che ne dite?

Tra gli autori racchiusi in questa antologia ci sono anche un paio di "mostri sacri": Agatha Christie, con Il Mistero della Scatola Cinese, e Edgar Wallace, con Caccia al Tesoro.

Un paio di racconti sono invece dichiaratamente umoristici; lo stesso Robert Arthur sostiene infatti di averli inseriti proprio "per dimostrare che umorismo e mistero possono essere ottimi ingredienti del suspense". 

Vi lascio con un'ultima annotazione. Il secondo racconto si intitola La Preda più Pericolosa, di Richard Connell. Anche mentre leggevo questo, come per L'Uomo del Sud, provavo una sensazione di deja-vu... e poi mi sono ricordata! Oltre a diversi film e drammi radiofonici, La Preda più Pericolosa ha ispirato anche un episodio dei Simpson! Quando si dice la cultura...

Bene, spero di avervi incuriosito a leggere queste storie, certo un po' datate ma molto godibili.

Le conoscevate già? Fatemi sapere. A presto!


domenica 23 agosto 2020

L'Isola delle Celebrità

 Rieccoci con un nuovo libro da segnalare! 

Torno ancora una volta a una mia "vecchia conoscenza"; sto parlando di Ivan Bruno, uno degli amici dei tempi del forum La Tela Nera. Avevo già parlato di lui relativamente alla sua raccolta di racconti Mondi Perduti (che conteneva il bellissimo racconto omonimo, ambientato a Ground Zero), a La Guerra del Metallo Freddo e alla raccolta Inquietamente, a cui ho partecipato con il mio racconto "Alla Luce". 

Lo scorso maggio è uscito il suo ultimo romanzo, L'Isola delle Celebrità

Si tratta di un'opera davvero particolare. Non nascondo di aver provato a volte un po' di confusione, ma credo che ciò fosse nelle intenzioni dell'autore. Diciamo che è una storia a tratti anche divertente ma che necessita di una lettura attenta. I personaggi sono molti, passato e presente si fondono, così come i luoghi dell'ambientazione. Insomma, una bella matassa a volte anche surreale che necessita di una certa concentrazione. Però lo sforzo verrà ricompensato!

Il romanzo inizia nel modo più bizzarro, con un tizio in vespa, uno strano individuo vestito in abiti scuri di altri tempi e una vecchia signora... si susseguono spezzoni di storie che all'inizio sembrano buttati lì per caso ma che, naturalmente, andranno poi a ricongiungersi. Set primario della storia, come il titolo fa presagire, un'isola in un luogo non meglio precisato piena di "naufraghi famosi": una versione fittizia di format come L'Isola dei Famosi, Il Grande Fratello e così via. Qui si dipanano le storie dei partecipanti, in gran parte ex celebrità in cerca di una fama che ormai sembrano essersi lasciati alle spalle... ma non tutto è come sembra.

A rendere la lettura ancora più particolare, la scelta stilistica di usare la narrazione in seconda persona. Non avevo mai letto un intero romanzo scritto in questo modo, solo qualche breve racconto; all'inizio mi suonava strano, ma devo ammettere che, con lo scorrere delle pagine, mi è sembrata una tecnica sempre più naturale e immersiva. Non credo scriverò mai nulla con quello stile (ma mai dire mai!), però è stata una bella esperienza.

Non mi dilungo più di tanto perché ho una piccola sorpresa. A parte questa piccola introduzione, infatti, non sarò io a parlarvi di L'Isola delle Celebrità, bensì lo stesso Ivan. Vi lascio infatti con una breve intervista a cui ha gentilmente acconsentito a partecipare.

Buona lettura!

1 Ciao Ivan, e grazie mille per aver accettato di partecipare a questa intervista molto informale. Partiamo dalla domanda più classica che ci sia: da dove hai preso l'ispirazione per questa storia così particolare?

La musica. Una passione che ho coltivato sin da giovane nello studio teorico e nella pratica di alcuni strumenti. Un'arte che ho cercato di plasmare grazie a una lontana attività radiofonica sanremasca in cui ho coltivato molta esperienza nella comunicazione.

È stato un mio grande desiderio cercare di trasportare le emozioni musicali sulle pagine di un libro per vedere se ci si poteva spingere oltre con il potere della penna.

Jack è il personaggio pilastro di questa missione sonora, con il suo linguaggio moderno nonostante arrivi dagli anni novanta. È anche la scusa per farmi tornare indietro nel tempo e far conoscere le nostre vecchie esperienze ai giovani d'oggi, figli di miei coetanei ex adolescenti di un decennio rivoluzionario tra la musica pop, techno e dance.

2 Caspita, vedi che non si finisce mai di imparare? Non sapevo avessi anche fatto il DJ. Ti va di dirci due parole su quella esperienza?

La radio anni '90: stereo giganti, musicassette
come questa qui (tra l'altro,
chi la riconosce?) e orecchie sempre all'erta
per scattare a premere il pulsante REC appena 
passava quella canzone. 
Che ricordi..
.
Deejay e speaker radiofonico. Erano i tempi del Deejay Time e Albertino e ammetto di essermi divertito parecchio all'epoca. Del resto certe cose le si fanno proprio per divertirsi. La radio, la musica, la scrittura, senza dimenticare la mia passione per la cucina, elemento cruciale introdotto a spinta ne L'isola delle Celebrità con il personaggio di Salvatore, per me il simbolo della rivendicazione eroica di un mestiere difficile e nascosto, umile ma gratificante.

Ogni volta che creo una nuova avventura ne approfitto per arricchirla della mia esperienza personale, passando poi alla mia altra passione per il mistero, la fantascienza e il thriller, senza tralasciare un po' di horror e di splatter quando serve. Ogni volta preparo il mio piatto con ingredienti scelti appositamente per deliziare e stimolare la fantasia del lettore.


3 Una vita davvero ricca e piena di tante passioni diverse, la tua, che si riflette nei tuoi lavori. Tornando a L'Isola delle Celebrità, un elemento che mi ha colpito è stato l'utilizzo della narrazione in seconda persona. Una tecnica di indubbio effetto (il tuo romanzo, come dicevo prima, ne ha sicuramente giovato dal punto di vista dell'immersività), ma poco ortodossa e immagino difficile da utilizzare; perché questa scelta, a mio avviso coraggiosa?

Spinto dalla curiosità e da alcune letture di altri amici scrittori, qualche anno fa ho scritto un racconto breve per dispositivi digitali, Reizard Strike - Reporter dello Spazio, usando la seconda persona. Mi sono reso subito conto del suo potenziale, in quanto la seconda persona mi ha permesso di avvicinarmi di più ai lettori con il mio personaggio, dando loro il controllo dei cinque sensi e la sensazione di fare teatro.

Dadi usati per il famoso gioco di 
ruolo D&D. Non ci ho mai giocato 
(anatema!), ma vedendo come si divertono
alcuni miei alunni... deve essere figherrimo!
Specialmente quando si fa il Master...
In un certo senso la seconda persona mi ha ricordato la mia passione per i giochi di ruolo, impersonare un personaggio e agire in un mondo raccontato da qualcuno che ti dà sempre del tu e interagire con tutto mentre, ad ogni azione, il master ti dice cosa succede.

Come sempre ho provato a spingermi oltre. Visto il bel risultato ottenuto con Reizard Strike, ho deciso di scrivere un intero romanzo in seconda persona e provare a fare giocare più ruoli allo stesso lettore. Non è stato facile. Il risultato mi piace e mi sono divertito molto. Un isola di personaggi famosi in cui cercano di scavalcare il prossimo? Quale scusa migliore per scatenare l'inferno e punire tutti, mettendo in luce i peggiori difetti della nostra società moderna? Lo ammetto, rido ancora sotto i baffi.

4 Io non ho mai visto nessun reality (a parte la primissima stagione del Grande Fratello... ma era la novità, sinceramente mi sono stancata subito), quindi non ne conosco affatto le dinamiche. Tu cosa ne pensi? Credi che siano un interessante esperimento sociologico o ti allinei alla reazione di Cecchi Paone a una serata dei Telegatti di tanti anni fa, arrivando a definirli solamente TV spazzatura? (Diciamo che leggendo il tuo libro un'idea me la sono già fatta, ma sappiamo bene che non sempre le opinioni dello scrittore/autore e dello scrittore/uomo coincidono).

Non ti sei persa nulla. L'idea dell'esperimento sociologico avrà retto per qualche serata del grande fratello, poi è diventata cattivo esempio per le generazioni di adesso. L'isola delle Celebrità tende subito a mostrare il lato cattivo di quelle persone idoleggiate dai giovani, ci ricorda che noi siamo esseri unici e che valiamo tanto quanto una celebrità o un semplice operatore del mestiere mediatico. Possiamo ammirare qualcuno per il suo coraggio e per la sua bravura, ma portare in giro una maglietta con la sua foto non ci aiuta di certo ad andare avanti nel processo della maturità personale. Per intenderci, posso divertirmi una volta l'anno alla fiera di Lucca in cosplay, ma non andrò mai in giro tutto l'anno con la bandana di Naruto, il cappotto di Peter Petrelli e la katana di Hiro (sì, ho ancora questi tre oggetti nascosti in qualche angolo buio di casa mia).

5 Bene; la mia idea ha trovato conferma! Uno dei punti di forza del tuo libro, comunque, sono i personaggi; L'Isola delle Celebrità ne è piena, ognuno con il suo bagaglio di vizi (molti) e virtù (tendenzialmente un po' meno). Hai già parlato del cuoco Salvatore (uno dei miei preferiti in assoluto, tra l'altro); che ci dici degli altri? Io spesso costruisco le personalità dei miei personaggi intorno a persone che conosco, parenti, amici, conoscenti o anche "gente famosa". Trovo sia un ottimo modo per aumentarne la verosimiglianza. E tu? Ti sei ispirato a persone che conosci oppure "ogni riferimento a persone realmente esistenti è puramente casuale"?

Prendo sempre spunto dal mondo reale e tutto quello che ci circonda. Gli esseri umani, soprattutto loro. Jack è la copia sputata di un caro amico e gestore dell'omonimo locale sul porto del Principato di Monaco. Biondini ci ricorda l'ex dalla Benetton e della Formula Uno Briatore. Black Label nasce dall'eterna ammirazione per Lee van Cleef. Molti personaggi sono dei cliché nati sempre dall'idea di mostrare tutto quello che una persona buona non dovrebbe mai fare nella vita.

Il carattere dei personaggi a volte lo prendo da persone con cui sono stato molto in contatto e, spesso, mi faccio consigliare da amici psicologi e psicoanalisti per sapere se sto prendendo la buona direzione o se i miei personaggi siano falsati dal mio solito eccesso di spettacolarità. Con il tempo, certo, ho imparato a studiare il comportamento dell'uomo e, di conseguenza, a gestire meglio la narrazione e l'interazione con i lettori.

Prima di scrivere per trasmettere un messaggio è bene ricordarsi che c'è sempre da imparare: ascoltare, osservare, dibattere con criterio.

6 Ehi, non vale, voglio anche io lo psicologo che mi consigli sui personaggi! Scherzo... forse. Comunque, in effetti anche io avevo subito pensato a Briatore... Ammetto invece di non aver mai saputo, fino a prima di leggere la tua risposta, chi fosse il signor Lee van Cleef. Quando sono andata a vedere la lista quasi chilometrica dei suoi film, ehm, mi sono sentita alquanto ignorante! Ma come dicevo poc'anzi, non si finisce mai di imparare! 

Mr Lee van Cleef; un attore
che ha recitato in filmetti poco 
conosciuti come Mezzogiorno di Fuoco
Per Qualche Dollaro in Più
Il Buono, il Brutto e il Cattivo. 
Non diciamo a nessuno che non lo conoscevo...

Eh insomma, tra una chiacchiera e l'altra siamo arrivati alla fine di questa intervista. Un'ultima domanda "d'obbligo": progetti per il futuro? So che sei appena uscito con L'Isola delle Celebrità, ma sai che la curiosità è femmina e l'impazienza pure! 

 Mi piacerebbe portare avanti il personaggio di Reizard Strike e continuare a usare la fantascienza come scusa per bastonare la coscienza di tutti.

Prima però aspetto l'esito del concorso Amazon #beststoryteller2020 al quale partecipo con L'isola delle Celebrità. Sono in molti a partecipare e vista l'argomentazione portata dagli altri concorrenti e la diversità della mia storia, ci credo poco. Di solito in questi grandi concorsi nazionali si sa già chi è che vince, un po' come accade qui a Sanremo con il festival internazionale della musica italiana, o nel mio romanzo dove contano solo l'audience e, ovviamente, i soldi.

Beh, dai, non è detto. Io comunque ti faccio il mio migliore "in bocca al lupo" e ti ringrazio ancora per il tempo che hai dedicato a me e ai miei lettori. Spero di tornare presto a parlare di un tuo nuovo lavoro tra queste pagine.

A presto!






domenica 9 agosto 2020

Sogni Pericolosi - e se i miei sogni non fossero i miei...?

Buongiorno a tutti!

Chi già mi conosce almeno un po' lo sta sospettando... e ve lo confermo. Lo ammetto, sì. Mi avete beccata. Ho acquistato il libro che sto per recensire solo perché mi attraeva la copertina. 

Questa copertina:


Pennywise a parte, detesto i clown. Non che me li sogni di notte o che mi facciano scappare con le mani tra i capelli e gli occhi fuori dalle orbite, quello no. Ma mi mettono angoscia e mi deprimono. Lo so, dovrebbero far ridere, ma a me mettono solo tristezza e ansia. E quindi il simpatico amico qui sopra, col suo ghigno e il suo naso carminio mi ha fatto subito pensare "ehi, questo romanzo deve far paura sul serio!". E quindi l'ho preso.

Responso: fa davvero paura? Beh, non quanto pensassi. Non posso neanche dire che sia il miglior libro che io abbia mai letto, ma mi sento di consigliarlo comunque.

Ma andiamo con ordine.

"Sogni Pericolosi" è (l'ho scoperto dopo la lettura) il primo di una trilogia di libri young adult dell'autrice americana J.R. Johansson, pubblicato nel 2015. Ecco, e qui parto con una critica alla solita mania italiana di tradurre i titoli alla "come cappero ci pare a noi". Il romanzo originale si intitola Insomnia. Il secondo volume Paranoia. Il terzo Mania. C'è tutto un gioco di assonanze in quei "ia" finali che ovviamente si va a perdere... Ma pazienza, questo con il libro non c'entra.

La trama è intrigante. Il protagonista, Parker Chipps, è un Osservatore
Ehm... no, non 
questo Osservatore...
Cosa vuol dire? Che quando si addormenta, non vede i propri sogni, bensì quelli dell'ultima persona con cui ha incrociato lo sguardo. Una cosa già inquietante di per sé, che diventa però un vero e proprio problema dato dal fatto che tale capacità gli impedisce di dormire per davvero e, quindi, di riposare il cervello. La sua situazione si aggrava sempre più, fin quando non conosce... e qui mi fermo. Come ben sapete, ci tengo a dare meno informazioni possibili sullo svolgersi della vicenda.

Come vi dicevo, la trama è molto interessante. La sua gestione, a dirla tutta, lo è un po' meno. Ho trovato alcuni passaggi un po' ripetitivi e "infodumposi", come se all'autrice fosse stato imposto un numero minimo di pagine e tentasse quindi di allungare il brodo. Ci sono poi momenti che fanno un po' storcere il naso: decisioni che non si capisce perché siano state prese, buchi di trama, ingenuità da parte di alcuni personaggi (la madre specialmente... alle volte mi veniva da urlarle "ma che stai dicendo!?"). Anche il finale, da un certo punto in poi, non è così "a sorpresa". 
La mia reazione in alcune delle
scene con la mamma di Parker...

E allora direte... ma se ha tutti questi difetti, perché ce lo consigli?

Beh, perché alla fin della fiera la lettura è stata piacevole, nonostante tutto. 
Per prima cosa, l'idea di fondo è bella. 
Inoltre vi sono alcuni passaggi abbastanza spaventosi.
Infine il protagonista è un personaggio interessante. Ok, è un po' ripetitivo nelle sue elucubrazioni: il romanzo è narrato in prima persona, quindi noi sappiamo tuuuuuuutto quello che passa per la mente di Parker, il quale, onde evitare che ce ne dimentichiamo, ci ripete spesso gli stessi concetti... Però, pur se in un modo un po' ridondante, si trova a dover affrontare dubbi morali e problemi alquanto seri e profondi. I "suoi" sogni lo portano a scoprire lati a volte oscuri delle persone che lo circondano (e anche di se stesso) e lo mettono di fronte a realtà difficili da gestire. 

Quindi, magari non lo consiglierei durante un corso di scrittura creativa (o magari sì, potrebbe servire a far notare gli errori da non commettere), ma visto che la storia mi è piaciuta ve lo propongo come lettura estiva, leggera, spaventosa a tratti e senza troppe pretese. 

Fatemi poi sapere se siete d'accordo con me.
Buona lettura!

martedì 21 luglio 2020

Ritorno al mondo di Eithel!

Ciao a tutti!

Le novità proseguono... e questa volta si tratta di un vero e proprio regalo per tutti voi!

Tempo fa, in piena pandemia, mi sono trovata a pensare al mio "primogenito narrativo" Stelle d'Inchiostro. Ho ripensato alla gioia che mi aveva dato scrivere dei suoi protagonisti e a quanto mi sarebbe piaciuto tornare a parlare di loro. Vorrei tanto trovare un seguito alla loro storia, ma al momento Rebecca e Vanessa non mi hanno ancora dato notizie sulle loro vicissitudini alla fine del primo romanzo; quindi mi toccherò aspettare. 
Nel frattempo, però, perché non dare un piccolo, fugace sguardo a Eithel? Perché non andare a vedere com'era la vita di Vanessa prima che Rebecca la chiamasse a sé, dando il via alle loro avventure?


La storia di Eithel, un piccolo racconto che potete scaricare GRATIS a questo link, ha inizio nei Boschi di Earonir, Ambiente di origine di Vanessa. Qui, la nostra protagonista alata sta vivendo un giorno qualsiasi insieme ai suoi amici, inconsapevole che la sua esistenza sta però per cambiare...

Ho voluto inserire, nel racconto, diversi riferimenti ad altri romanzi famosi, sia nei personaggi che nelle ambientazioni. Anzi, che ne dite di fare un gioco? Volete provare a riconoscerli tutti?

Vi lascio un piccolo indizio: il primo è... anzi, no, ho cambiato idea! Sta a voi individuarli tutti. Buona lettura e... buona caccia a tutti!

sabato 30 maggio 2020

High Hopes - una raccolta di racconti per beneficienza

Buongiorno a tutti!

Sono di nuovo qui, dopo una pausa di qualche settimana, con una novità. Ho appena pubblicato (con Amazon KDP) una raccolta di racconti, dal titolo High Hopes. Di cosa si tratta?

Beh, diciamo che il periodo in cui ci siamo trovati a vivere passerà alla storia. Siamo stati catapultati in uno strano mondo distopico, fatto di paura, ansie e solitudine; di hashtag pieni di speranza, di arcobaleni appesi alle finestre, di canti dal balcone (poi diventati un po' noiosi, d'accordo; ma l'intenzione era senz'altro buona!), di pane fatto in casa e di aperitivi via Whatsapp.  Siamo stati costretti a chiudere scuole, giardini, palestre, bar, ristoranti. Soprattutto, siamo stati bombardati per mesi da immagini di ospedali al collasso, di medici e infermieri alle prese con l'impresa titanica di portare a tutti le cure necessarie.   

Tutto questo cappello introduttivo per dire che, con questo libro,  sto cercando di fare anche io la mia parte, anche se so che è solo una goccia nel mare. Tutti i proventi saranno infatti devoluti all'ASL di Vercelli, come contributo a seguito dell'emergenza COVID-19. 

Non è molto, ma nel mio piccolo spero possa essere un contributo comunque utile.

Bene, dopo aver analizzato le motivazioni alla base della pubblicazione, veniamo ora all'ebook vero e proprio.

Se deciderete di acquistarlo (al costo di €5,99), vi troverete venti racconti, scelti fra tutti quelli che ho scritto negli ultimi dieci anni, o giù di lì. Per la maggior parte si tratta di storie create ai fini della partecipazione a diversi contest letterari, sia presenti sul portale La Tela Nera che su Minuti Contati (di entrambi ho già parlato a profusione in queste pagine!).
I racconti sono stati inseriti in ordine sparso, mediante estrazione casuale… con due eccezioni.  Il primo, High Hopes, dà il nome a questa raccolta; tradotto dall’inglese significa “Grandi Speranze”. Mi piaceva l’idea che la parola speranza fosse una delle prime su cui cade l’occhio guardando la copertina (anche se alcuni dei racconti che state per leggere non sono esattamente favole della buonanotte…).  L’ultimo, Perché se superi certi limiti può capitare di sbandare è, in realtà, il primissimo racconto che io abbia mai scritto; non è qui nella sua versione originale che, come potete immaginare, aveva tutte le caratteristiche (negative) tipiche dello scritto di un’esordiente totale. Ma è il punto d'origine da cui è scaturito tutto ciò che è avvenuto dopo, e che mi ha condotto fin qui. Sarebbe stato troppo banale inserirlo per primo, ma anche dargli un posto casuale non mi pareva equo. Quindi, perché non fargli correre l’ultima sezione? Come si dice, i primi saranno gli ultimi…

Dimenticavo: l'ebook è anche disponibile per tutti coloro che abbiano l'abbonamento a Kindle Unlimited.

Spero di avervi incuriosito, e che vogliate darmi una mano a raccogliere quanto più possibile per aiutare tutti coloro che si stanno prendendo cura di noi.

See you soon!

venerdì 20 marzo 2020

La Scrittura amica

Il post di oggi non è che abbia molto a che fare con i libri, le recensioni, la letteratura, tutte quelle cose di cui mi piace sempre parlare tra queste pagine.
Il post di oggi riguarda la paura.
Quella vera.
Perché sì, ho fatto disegnare ai miei figli su un pezzo di stoffa un bell'arcobaleno con su scritto "Andrà tutto bene" e l'ho appeso al balcone; sì, cerco ogni giorno di guardare all'avvenire con ottimismo e fiducia; sì, ho organizzato un bel Club del Libro in famiglia e il primo incontro è stato un vero successo; e, sì, ho i miei figli in casa con me tutto il giorno, e questo non è meraviglioso?
Certo che lo è.
Se solo...
Il nostro arcobaleno
Se solo da qualche giorno non avessi iniziato ad avere paura per davvero.Nei primi tempi di questa strana situazione me la cavavo alla grande. Stavo bene, ero preoccupata, sì, ma in modo accettabile. Non vedevo tutto nero. Ora invece sì. Perché ogni volta che apri Facebook, o la home page di Google, o guardi un qualsiasi telegiornale, senti solo il solito triste bollettino. E la mia ansia, con cui faccio i conti da, quanto? beh, da sempre, direi, si sta nutrendo di tutto questo. 
Perché ditemi quello che volete, ma quando io leggo di gente contagiata sempre più giovane, di zone in cui i decessi sono sempre più numerosi, di medici che ci dicono che l'emergenza sarà ancora lunga... io non ci riesco a essere così ottimista. E a non essere così triste al pensiero di ciò che stanno soffrendo tante persone. Per quanto mi possa sforzare, niente, no, non ce la faccio.
Io sono un'ansiosa nata. Ho paura sempre. Magari da fuori non si direbbe, o magari sì, non lo so; questo dovreste dirmelo voi, o comunque quelli che mi conoscono bene. Ma ho spesso giornate nere, in cui il panico arriva piano piano, come un fantasma nell'ombra, e mi convince che stanno per accadere le peggio cose. E, questo chi non soffre d'ansia non credo possa capirlo, ma più mi dico "sono solo balle!" e "non hai motivo per credere che sarà così" e "è solo una tua sensazione, fatti furba!", beh, più mi dico questo e più mi spavento. Con le crisi di panico è così, non c'è niente da fare. E tutto questo nei periodi normali.
Quindi, immaginatevi ora.
E allora perché sono qui, a riversare nel blog, un posto che di norma dovrebbe essere un angolino tranquillo, allegro e pacifico, tutta questa tristezza?
Perché quello che sto facendo, questo ticchettio che sto producendo con il mio pc, mentre i bambini giocano (il piccolo) e studiano (la grande), mi sta aiutando. La scrittura è sempre stata catartica, per me. Proprio così ho iniziato questo percorso creativo. Un giorno, anni fa, presa dalla rabbia per una disavventura, ho sentito proprio la voglia impellente e irrinunciabile di mettere per iscritto quell'ira e quella frustrazione che tanto mi avevano fatta stare male. E sapete una cosa? Ha funzionato. Da allora ho scoperto la scrittura e non me ne sono più separata. Non per niente ho inserito questo concetto anche nel mio romanzo. Perché è vero. Punto e basta.
Scrivere queste poche righe mi ha un pochino aiutato. La scrittura è amica, sapete?
Perché non provate anche voi? Anzi, ho una proposta. Volete scrivermi? Dirmi cosa state facendo in questo periodo, cosa provate? Cosa vi manca, cosa invece vi piace (perché mica tutti saranno ansiosi come me, qualcuno tra voi che si sta godendo questa quarantena ci sarà pure!).
Non sarà un granché, ma magari potremo scambiarci opinioni e commenti e impressioni e aiutarci in qualche modo a venirne fuori. Fatelo qui, nei commenti, o sulla pagina, dove volete. Io, per ora, ringrazio voi per avermi letto fin qui. E ringrazio la scrittura, quella grande, insostituibile amica. Sì. Sto un po' meglio. Non so quanto durerà, ma so dove potrò andare per tirarmi un po' su.
A presto!